La Capponcina: 26/11/1910 il d'Annunzio cercò con una lettera di evitarne la vendita

(ASI) Firenze - Lo stile di vita inimitabile di Gabriele d'Annunzio è stato degnalo di un principe rinascimentale, ma ci sono ovviamente tante luci e qualche ombra sulla esistenza del Vate, al di là del mito dannunziano.

 A tal proposito, in questo speciale ci occuperemo di un aspetto della vita privata di Gabriele d'Annunzio che ha influenzato anche la sua vita pubblica, ossia la sua alta mole di debiti con i creditori che nel 1910 lo costrinse ad abbandonare la dimora toscana a Settignano sulle colline fiorentine "La Capponcina" e a lasciare l'Italia nel 1911 per la Francia. 

Sulla "Capponcina" in "C.Vignali, V. Tieri, Le case mitiche di Gabriele D’Annunzio, Discovery Abruzzo Magazine, 8 Aprile 2024 ho spiegato che: 

"Nell’estate del 1897, Gabriele d’Annunzio, per vivere vicino all’amata Eleonora Duse che aveva un villino “La Porziuncola” a Settignano frazione di Firenze, affittò “Villa la Capponcina” che trovò a Gabriele il veterinario abruzzese Benigno Palmerio.

La casa, immersa nel verde, era di proprietà dei Marchesi Viviani della Robbia. Qui, il poeta visse per un decennio nel lusso, come un signore del Rinascimento, frequentando la vita mondana della Firenze di inizio XX secolo, fra cavalli, cani e oggetti sfarzosi.

 Qui, nel nido d’amore di Gabriele ed Eleonora, il Vate compose varie opere letterarie come: “La Nave”, “Francesca da Rimini”, “Il Fuoco”, “Le Laudi”.

La “Capponcina” fu il luogo romantico dove d’Annunzio fece innamorare la marchesa Alessandra Starabba di Rudinì e la Contessa Giuseppina Mancini.

I preziosi arredi della Capponcina furono venduti all’asta nel 1911 a causa dei debiti del poeta pescarese che fu costretto nel 1910 ad abbandonare l’Italia. Solo i suoi libri furono risparmiati dalla vendita forzosa".

In merito pubblicheremo la lettera del 26 novembre 1910 che il Vate scrive dalla Capponcina all'immobiliarista per chiedere una dilazione del debito. Lo straordinario documento di 7 fogli di colori ceruleo c'è stato fornito dal milanese Alessandro Rovati, collezionista e organizzatore di mostre ed eventi dannunziani: 

Lettera  di  GABRIELE  D’ANNUNZIO   “ CAPPONCINA”  del  26  Novembre  1910  che  scrive   a ……..  chiedendo  una dilazione  dei  propri  debiti.

 

MIO  CARO …… ( Immobiliarista )    LA  SOCIETA’  CHE  ELLA  POSSIEDE  NON  HA  AVUTO  ALCUN  RIGUARDO  VERSO  L’ASSENTE.

ORA  SI  DISPONE  A  FARE  QUEL  CHE  NON  HA  FATTO  FINO  AD  OGGI, CONTRO  DI  ME,  IL  PIU’  TRISTE  DEI  PERSECUTORI.

IO  AVEVO  PREGATO  MARCO  PRAGA  (drammaturgo  e  direttore  SIAE  dal  1896  al  1911 e  grande  amico  di Eleonora  Duse ndr)    DI  PARLARLE  E  DI  PROPORLE   UN  ACCOMODAMENTO.

POICHÉ UN  CONTRATTO  FU  STIPULATO  FRA  NOI ,    E  LA  MIA  SOLA  COLPA  É IL  RITARDO ( LO  SPIRITO  DI  UN  ARTISTA  È  ALQUANTO  DIVERSO  DA  QUELLO  DI  UN  FORNITORE  COMUNE).

LE  PROPONEVO  CHE  LA  SOCIETÀ MI  ACCORDASSE   UNA  DILAZIONE  E  ACCETTASSE  IL  PRIMO  (FILM )  A  SOGGETTO.  

LA “ CASA  PATHE’”  MI  PROPONE  DI  ORDINARE   IN  FILM   LA  MIA  “FIGLIA  DI  JORIO”   CON  UN “ALIGI “ MIRABILMENTE  PLASTICO  -  CHE  È MIO  FIGLIO (Gabriellino) -  E  CON  LA  RICOSTITUZIONE  DELLE  SCENE   NEL  PAESE  D’ABRUZZO  E  PRECISAMENTE  NELLA “GROTTA  DEL  CAVALLONE”.

NON  HO  ACCETTATO , PER  RIGUARDO  AI  MIEI  IMPEGNI   VERSO  LA  “SOCIETA’  MALIANA” .

ORA  LE  DOMANDO : “  VUOLE  INTANTO  ELLA  PRENDERE  “LA  FIGLIA  DI   JORIO”  OPPURE  MI  LASCIA  LIBERO ???”

E  DOMANDO  A  LEI, NON  COME  A  UN  CREDITORE  IMPLACABILE  MA  COME  UN  AMABILE  COMPAGNO,  DI  SOSPENDERE  L’ATTO  ODIOSO DELLA  VENDITA DELLA  “ CAPPONCINA” ,  NON  ESEGUITO  DA  ALCUN  ALTRO  FINO  AD  OGGI ,  E  DI  ACCORDARMI   UNA  DILAZIONE   FINO  AL  5  GENNAIO  PROSSIMO   PER  IL  PAGAMENTO  DI  5.000  LIRE   E  FINO  AL  5  MARZO  PER  IL  PAGAMENTO  DI  TUTTO  IL  RESTO.

LAVORO  SENZA  TREGUA  PER  LIBERARMI  DA  TUTTI  I PESI (DEBITI) .

HO  POTUTO  FINO  AD  OGGI  SALVARE  DALLA  DEVASTAZIONE  LA  MIA  CASA , LA  CASA  DEI  MIEI  LIBRI .

RACCOGLIERO’  TRA  BREVE   IL  FRUTTO  DEL  MIO  LAVORO.

LA  VENDITA  MINACCIATA  RENDEREBBE  VANO  IL  MIO  SFORZO  E  RISUSCITEREBBE   LO  SCANDALO  FRA   CERTA  GENTE ITALIANA CANAGLIA ,  PER  NUOCERMI  ANCHE  A  DISTANZA .

VOGLIO  SPERARE  DALLA  GENTILEZZA  DEL  SUO  ANIMO , UNA   SPONTANEA  RIPUGNANZA  A  QUESTA  FEROCIA.

NEL  CASO  CHE  L’ACCOMODAMENTO  SIA  IMPOSSIBILE , LA  SOCIETA’  RIAVRA’  IL  DOVUTO   NELLE   DUE  RATE  CHE  DETERMINO.

LE  STRINGO  LA  MANO  CON  ANTICIPATO SENTIMENTO  DI   RICONOSCENZA  

IL  SUO

GABRIELE  D’ANNUNZIO

26  NOVEMBRE  1910  

 

 Cristiano  Vignali - Agenzia Stampa Italia 

 

 

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