Francesco Giuseppe, l'imperatore "Padre" dei Popoli della Mitteleuropa   

​(ASI) Vienna - Nella complessa scacchiera geopolitica nell'Europa del XIX secolo, la figura di Francesco Giuseppe I d'Austria spicca nel suo lungo regno (dal 1848 al 1916) come il vero e proprio collante di un mosaico di popoli, lingue e religioni del composito impero asburgico.

 In un'epoca caratterizzata dai nazionalismi, l'Impero Asburgico rappresentò nell'Europa continentale l'ultimo erede diretto del Sacro Romano Impero medievale, un organismo sovrannazionale di convivenza di più popoli sotto un'unica corona, non solo espressione dell'assolutismo illuminato di Ancien Regime, ma un elemento di stabilità politica, senza il quale il Vecchio Continente nell'area balcanica non ha trovato più una vera e propria pace se si esclude il periodo di egemonia sovietica. 

​Al momento della sua ascesa al soglio imperiale nel 1848, Francesco Giuseppe ereditò un territorio composito che era tenuto unito solo dalla autorità imperiale con vari popoli Germanici, Ungheresi, Cechi, Slovacchi, Polacchi, Ucraini, Sloveni, Croati, Serbi, Italiani e Rumeni e successivamente anche Bosniaci; più fedeli di più culti religiosi: Cattolici, Protestanti, Ortodossi, Ebrei e Islamici (dopo l'occupazione militare della Bosnia dal 1878 poi annessa nel 1908).

​L'importanza dell'Imperatore risiedeva nella sua capacità di trasformare la propria figura in un simbolo super partes. Egli non era il re di una nazione, ma una figura politica sovrannazionale, ossia l'Imperatore di un territorio vasto ed eterogeneo su cui vivevano più popoli, ossia l'arbitro supremo di una famiglia di popoli.

​L'atto politico più significativo per la tenuta dell'unità fu il Compromesso del 1867 (Ausgleich), con il nuovo assetto politico dell'Impero nella "Duplice Monarchia" (Austria e Ungheria), che limitò il centralismo viennese per salvare l'integrità dello Stato. Fu un compromesso necessario e utile in quel momento storico, sebbene criticato per aver privilegiato solo le due principali etnie, quella austriaca e quella ungherese, marginalizzando gli altri Popoli che volevano sempre più l'indipendenza e la libertà da un impero che appariva sempre più un elemento anti-libertario e oppressivo.  Tuttavia, l'Impero, in virtù di questa riforma garantì un quadro giuridico e infrastrutturale che permise una fioritura economica e culturale senza precedenti, passata alla storia come la Belle Époque danubiana.

​Con Francesco Giuseppe, i pilastri della politica asburgica per mantenere uniti popoli così diversi, erano vari:

​1) Il Legittimismo Dinastico: ​Il valore primario era la fedeltà alla Dinastia (Casa d'Asburgo). In un impero multilingue, l'unico punto di riferimento universale era la figura dell'Imperatore, il "Padre Comune". Francesco Giuseppe non era visto come un dominatore straniero, ma come il "primo funzionario dello Stato" e il garante della pace tra le etnie. Il motto Viribus Unitis (Con le forze unite) riassumeva l'idea che la forza derivasse dalla coesione attorno al Kaiser. Francesco Giuseppe praticava un forte culto della sua personalità che rendevano la sua figura sempre presente, anche quando da anziano non usciva più dal suo palazzo viennese. I nati dopo l'anno 1900 non lo avevano praticamente mai visto, ma la sua immagine campeggiava in ogni ufficio pubblico e il suo mito era sulla bocca di tutti, così l'immagine del "vecchio signore di Schönbrunn", dedito al dovere e alla semplicità, divenne l'icona rassicurante che decorava ogni ufficio postale e scuola da Praga a Trieste.

2) La Burocrazia Imperiale, ovvero un corpo di funzionari efficienti e (teoricamente) ciechi alle distinzioni etniche, che portarono il diritto e l'ordine anche nelle periferie più remote. Si trattava della cosiddetta "Rechtssicherheit" (La Certezza del Diritto), uno dei valori identitari più forti era l'appartenenza a un sistema amministrativo e giuridico impeccabile, in quanto essere "austriaci" significava vivere sotto un codice civile avanzato, scuole pubbliche standardizzate e un'amministrazione che, pur lenta, era percepita come equa e non corrotta. Così il senso del dovere del funzionario (beamter) era considerato un valore morale condiviso.

​3) Un Esercito Comune in cui le reclute imparavano le "lingue di servizio" e giuravano fedeltà non alla patria, ma alla persona dell'Imperatore.

​​4) "Cosmopolitismo" e pari dignità tra le diverse nazionalità: A differenza degli stati-nazione, l'Impero Asburgico riconosceva, almeno teoricamente, la pari dignità delle diverse nazionalità.  Si parla pertanto di "Identità Stratificata",  dove un cittadino poteva sentirsi contemporaneamente Italiano (etnia), Trentino (regione) e austriaco (cittadinanza politica).

​5) Tolleranza religiosa: Soprattutto dopo la Costituzione del 1867, l'Impero divenne un rifugio per le minoranze, in particolare per gli Ebrei, che vedevano nell'Imperatore il loro massimo protettore contro i pogrom che avvenivano altrove. 

​6) La cultura della "Mitteleuropa" (Il Caffè e il Walzer):  ​Esistevano uno stile di vita e una identità culturale comuni che superavano i confini etnici. La cultura dei caffè, l'architettura (Ringstraße), la musica di Strauss e la letteratura colta creavano una "patria spirituale". Nella Mitteleuropa la lingua germanica era la lingua franca, non era imposta per cancellare le altre lingue, ma strumento tecnico e commerciale per permettere a un italiano e a un ungherese di comunicare e commerciare.

​7) Il Cattolicesimo come "Religione di Stato" temperata: Sebbene l'Impero ospitasse anche protestanti, ortodossi e musulmani, il Cattolicesimo asburgico forniva la cornice simbolica e rituale dell'unione. Le festività religiose, le processioni e il barocco delle chiese erano simboli visibili dell'autorità imperiale, vissuti però con una moderazione tipicamente austriaca (lontana dal fanatismo spagnolo ad esempio).

​8) La Missione Storica dell'Impero: come baluardo della pace fra i Popoli e della civiltà contro le barbarie che in ottica cattolica stanno ad indicare del Cristianesimo contro gli Infedeli, ed in particolare i Turchi Ottomani (mitici i vittoriosi assedi di Vienna vinti dalle armate imperiali asburgiche nel 1529 e nel 1683), ma anche contro la Russia degli Zar dipinta come uno Stato barbaro e dispotico in contrapposizione ad esempio alla certezza dell'efficienza amministrativa e giudiziaria austriaca.

​La caduta dell'Impero nel 1918 non portò la pace sperata dai nazionalisti, ma decenni di instabilità e conflitti. Molti storici oggi guardano all'era di Francesco Giuseppe come a una prefigurazione dell'Unione Europea: un mercato comune con una moneta stabile e una libertà di movimento che la Mitteleuropa avrebbe impiegato quasi un secolo a ritrovare. Ovviamente come ogni costruzione sovrannazionale europea ha il limite di avere dei tratti dispotici e antinazionali e proprio da questo derivano le perplessità dei Sovranisti.

​L'Impero asburgico affondava in un mito legato all'Impero Romano d'Occidente e alla monarchia cristiana universale del Sacro Romano Impero, non era tenuto insieme solo dalle armi, ma da un sentimento di appartenenza a una civiltà superiore che superava i confini del sangue.

L'unione dei popoli sotto la corona asburgica non si basava sul concetto moderno di "nazione" (sangue e lingua), ma su un sistema di valori sovranazionali, giuridici e culturali che creavano un'identità collettiva peculiare: quella mitteleuropea.

 Tuttavia, questo mito andò gradualmente spegnendosi e l'aspetto militare e oppressivo divenne sempre più forte. Come ho scritto, nel mio speciale pubblicato su Asi "La fine dell'Impero degli Asburgo e l'Europa che non trova più pace": "la caduta dell'Impero degli Asburgo rappresenta politicamente la fine degli stati sovranazionali multietnici sacri e il trionfo degli Stati Nazionali laici.  É la fine dell'Europa dell'Ancien Regime, incentrata sul sovrano che regna per diritto divino, sostituito dalle ideologie di massa, e della guerra cavalleresca fatta con regole morali ben precise che sarà soppiantata purtroppo dalla guerra totale tecnologica, senza esclusione di colpi,  che coinvolge ogni ambito della società, di cui la Grande Guerra sarà la prima drammatica espressione".

​In conclusione, Francesco Giuseppe fu il custode della "continuità" e la sua importanza risiede soprattutto nell'aver offerto una casa comune a popoli che, una volta separati, finirono per scontrarsi tragicamente. Sotto la sua corona, la Mitteleuropa visse la sua stagione di massima coesione culturale e civile.

 

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia 

 

Foto generata dalla I.A. Gemini e rappresenta l'Imperatore Francesco Giuseppe "Padre" dei popoli mittleuropei. 

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