“Mia” di Ivano De Matteo mette in guardia dalle relazioni tossiche.

(ASI) Ivano De Matteo non tratta mai tema facili e non cerca mai un lieto fine, per compiacere lo spettatore. Vuole essere vero, crudo, insomma, scuotere. Mia con un climax ascendente di emozioni e tensione drammatica, parte come una commedia incentrata su una famiglia di un ceto popolare dell’Eur, composta dal padre Sergio (Edoardo Leo), Valeria (Milena Mancini) la madre e la figlia adolescente Mia (esordio per Greta Gasbarri). Mia, come ogni ragazza della sua età, è alle prese con gli alti e bassi della sua vita da adolescente fatta di serate con le amiche, partite di pallavolo, insufficienze a scuola, animata dal desiderio di apparire bella con il rossetto rosso e indossando abiti succinti, che fanno commentare il disappunto bonario di Sergio. Tutto questo finché non arriva Marco (Riccardo Mandolini).

 

Poco più grande, ventenne, figlio di un venditore di auto agiato, il ragazzo mostra subito un atteggiamento morboso, che pian piano faranno isolare la fragile Mia dal suo mondo, spingendola in una spirale sempre più preoccupante, che risucchierà la sua stessa famiglia.

La storia cambia drasticamente di ritmo e i personaggi si trasformano, in particolare Mia, che ragazza allegra e spensierata, diventa triste e incapace di distinguere e il bene dal male e Sergio, da uomo semplice ma generoso, si chiuderà in un mondo di rabbia, candendo verso un punto senza ritorno.

Tanti i temi che il film inserisce nel film dalla violenza sessuale, allo stalking, fino ad arrivare al revenge porn e alla depressione.

De Matteo mette in evidenza quanto il mondo virtuale possa distruggere quello reale. Un mondo profondamente ingiusto che troppo spesso si trova alle prese anche con una giustizia lontana dalla sofferenza delle persone, ma sempre più piegata ai ricchi e ai prepotenti. Dietro Mia c’è una ragazza con una famiglia, che potrebbe rappresentare la degenerazione di un sistema precario, che può essere distrutto da un qualsiasi carnefice, travestito in questo caso da un ragazzo.

Con una certa audacia, la sceneggiatura di De Matteo e la compagna Valentina Ferlan entra nel mondo degli adolescenti di oggi, prendendo spunto da più situazioni reali e cercando di ricostruire le possibili conseguenze. Notevole l’interpretazione di Edoardo Leo, che si supera, mettendo in risalto una straordinaria tensione drammatica.

De Matteo ammette di essersi consultato con psicologi e avvocati per rendere più credibile la sua storia, che racconta un cinema mai banale e che spinge al dialogo. A riprova di ciò, lunghissimo è stato il dibattito avvenuto al cinema Anteo di Milano, dove il regista e la sceneggiatrice hanno dialogato insieme ai due giovani protagonisti con un pubblico scosso, ma decisamente coinvolto. Il regista ha ammesso anche l’esistenza di un finale alternativo, meno aperto e più lontano da quei “pugni allo stomaco” che caratterizzano il suo cinema, fatto di budget non particolarmente elevati, ma di contenuti e grande impegno sociale. Un film da vedere, perché fa riflettere su temi difficili e attualissimi, che non riguardano solo il mondo degli adolescenti.

Daniele Corvi - Agenzia Stampa Italia

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