(ASI) Chi si aspetta un film sulla moda rimarrà deluso. Non è un film come quello di Coco Chanell, ma è un documentario che accanto all’ascesa nell’olimpo della moda dello stilista francese, racconta il lungo amore con il suo compagno Pierre.
Ive Saint Laurent era un uomo molto timido e insicuro, come si può vedere dalle immagini, che si nascondeva già da ragazzo dietro grandi occhialoni, ma si ritrova grazie al suo talento nel 1958 ( a soli ventidue anni) erede dell’impero di Christina Dior. Il ragazzo farà vedere il suo talento, ma la sua vita cambierà grazie all’incontro con Pierre Bergé. Egli lo seguirà sempre e sarà lui stesso a consigliargli di andarsene dal gruppo Dior e creare una sua linea. La collezione Opera, Mondrian, africana sono alcune dei grandi capolavori che il genio di Ive ha realizzato grazie al sostegno del compagno. Ma questo legame è stato duramente messo alla prova quando Ive ha conosciuto la droga e la dissolutezza. Pierre racconta di essersi allontanato, ma di essersi trasferito in un albergo in fondo al viale. Ma il loro amore, nonostante tutto ha retto, Ive ha superato la droga, poi certo ha conosciuto gli psicofarmaci, ma ha potuto sempre contare sulla sua fedele spalla che dava ordine e rigore ai suoi lavori. Il lungometraggio è sicuramente apprezzabile, in quanto riesce a chiarire la personalità di Ive e l’amore che lo legava a Pierre, fa vedere la comune passione perle cose belle e ci dà una visione d’insieme del lavoro del grande stilista, però manca quel qualcosa che permette di coinvolgere lo spettatore.
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