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Luciano Vincenzoni, un poeta e mago della sceneggiatura sulla via del tramonto.

(ASI) Tutti conosciamo La grande guerra, Il buono, il brutto e il cattivo, Sedotta e abbandonata, Malena questi come tanti altri film nascono dalla penna creativa di Luciano Vincenzoni. Classe 1926, Vincenzoni è l’ultimo dei grandi sceneggiatori del grande cinema, insieme a Tonino Guerra, ad essere ancora vivo. Agenziastampaitalia, dopo averlo incontrato ad Assisi in un convegno dedicato ai Gassman, ha deciso di andarlo a trovare nella sua casa a Roma ai Parioli. Già entrando si respira l’aria di un grande artista, libri e sceneggiature ovunque, premi e testimonianze di un grande passato. Vincenzoni è molto pessimista sul futuro del cinema, sia per la mancanza di cultura, poiché attacca la televisione che propone modelli di vita superficiali e vuoti, sia perché non c’è più quella miseria che ti aguzzava l’ingegno. Oggi si dà tutto per scontato e le storie che si possono attingere, non hanno più quella magia che c’era un tempo. La realtà è la fonte di ogni buona storia, da cui lo stesso ha preso per quasi il 90% dei suoi capolavori, ma non si può scrivere senza immaginazione. Vincenzoni si scaglia duramente con le scuole di scrittura, le quali sono per lui “un’emerita truffa”, perché non si può insegnare a scrivere se non c’è immaginazione, perché o la si ha o non la si ha. Ha iniziato giovanissimo a scrivere, guardano inizialmente i film del cinema della sua Treviso e poiché pensava di essere in grado di scrivere anche lui soggetti del genere, ci si buttò. C’è comunque un libro che ha segnato la sua vita, Viaggio al termine della notte di Celine. Questo libro così pregno di vita e rivoluzione ha lasciato qualcosa in lui e quella copia che trovò un giorno, riparandosi sotto i bombardamenti, la conserva ancora. Cosa che lo sorprese è che anche scrittori come Bukowsky e Kerouac, amici di Vincenzoni, avessero la stessa passione per il capolavoro, poco conosciuto di Celine. “Letto quello non c’è più nulla da leggere”, affermava addirittura Kerouac. Quel libro fu il simbolo dei  giovani del ’68 e forse i giovani viziati di oggi dovrebbero leggerlo per capire di più di loro stessi e del mondo, come dovrebbero leggere anche i grandi classici inglesi, italiani e francesi che sono un patrimonio della nostra cultura, a differenza dei vari vincitori dei premi letterai, che Vincenzoni definisce solo come show-buisness. Come si può dedurre lo sceneggiatore ha ancora grande forza d’animo e contesta la società di oggi e preferisce farsi dimenticare piuttosto che farvi parte nei suoi meccanismi contorti. D’altronde non si può biasimare la sua scelta, lui che ha vissuto 15 anni ad Hollywood, che ha avuto come amici Frank Sinatra, Walter Matthau, Audrey Hepburn e come padrino e migliore amico Billy Wilder. Tra i due c’era una sintonia incredibile e l’unico rammarico che ha è che Vincenzoni non sia riuscito a far produrre l’ultimo soggetto che Wilder gli regalò poco prima di morire. Sarebbe stato un capolavoro, ma si sa a volte grandi capolavori rimangono nel cassetto. La vita di Vincenzoni sembra un grande romanzo e dà l’impressione di essere un bugiardo, ma poi riesce sempre a dimostrarti che quello che dice è pura verità, da qui la definizione di Germi del “falso bugiardo”. Storie e aneddoti su Luciano ce ne sono moltissimi e sono racchiuse nel libro da lui scritto Pane e cinema e nel documentario di Claudio Costa, Il falso bugiardo, come quando evitò di recarsi  a casa di Sharon Tate, la notte in cui fu ucciso e di come a distanza di anni ospitò la sorella di Manson; di come riuscì vendere in un giorno sette soggetti, che fecero la storia del cinema mondiale a Dino De Laurentiis e di come divenne amico di questo e della moglie, Silvana Mangano; di come improvvisò per Sergio Leone Il buono, il brutto e il cattivo; della sua relazione con Ava Gaardner e molti altri ancora che ora non riporto per brevità. E’ un gran peccato che il cinema si sia dimenticato di questo grande maestro, che rifiuta epiteti e aggettivi e che si definisce solamente uno “scrittore fortunato” e nulla più. Ma vedendo le sue opere capiamo che dire così sarebbe un’offesa madornale per uno dei padri del grande cinema. Vincenzoni ormai è sulla via del tramonto, ma sarebbe veramente bello che si permettesse a questo genio della scrittura di regalarci un altro grande film, che oggi mancano tanto.

Daniele Corvi –Agenzia Stampa Italia

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