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(ASI) Serpeggiava una notizia in sala stampa qualche ora prima della premiazione miglior regia Franchi, miglior attrice la Ferrari. Qualcuno la vedeva come uno scherzo, altri come una sorta di mistificazione per fare audience, altri ancora dicevano che sarebbe stata la pietra tombale del Festival se fosse stata vera la notizia e qualcuno, più aggressiva, affermava che se ciò era vero, voleva dire che i giurati avevano o problemi sessuali o non ci capivano niente di cinema. Insomma  Nessuno se lo sarebbe aspettato, ma “E la chiamano estate” prende un’incredibile doppietta, miglior regia e attrice, ma viene assalita da critiche, ironia e sberleffi. Avevamo lasciato Isabella Ferrari, sconsolata dopo la prima conferenza stampa e ci sentimmo di consolare noi stessi la stessa  brava attrice, snobbata e demolita dalla stampa, nonostante la sua esperienza trentennale. La Ferrari aveva accusato il colpo, rattristandosi e invece ha incredibilmente vinto il premio per la miglior interpretazione, seppur sotto una pioggia di fischi e contestatissima per il suo nudo.

Sembrerebbe, leggendo il titolo, che Isabella torni al suo esordio da Sapore di mare a E la chiamano estate, parrebbe un let motiv visto un richiamo a una vecchia canzone e a un tempo passato. Ma con la canzone di Martino Bruno il film ci azzecca poco o nulla, o forse, come ha detto il controverso regista Paolo Franchi, è da contrappunto, dato che, sostanzialmente, è un film dalle tinte pornografiche e la performance della Ferrari non è delle migliori, anzi (più per colpa di regia).

La vicenda racconta la storia di una coppia sposata, che non ha mai fatto sesso, dato che il marito Dino, ha un amore talmente grande per la moglie Anna, che paradossalmente gli impedisce di avere un rapporto con lei, ma un’infanzia traumatica, caratterizzata dalla morte precoce del fratello e l’abbandono della madre lo hanno segnato  lo conducono alla dipendenza sessuale con prostitute. Un amore controverso quello di Dino, che, addirittura, lo spinge a recuperare  gli ex della compagna, pregandoli di tornare con lei o di appagarne il piacere che lui le nega (tra questi Luca Argentero). Allontanato o guardato con compassione, l’uomo chiede ad Anna di trovare allora un amante appassionato la quale, prima riluttante, finisce per cedere, concedendosi qualche notte di sesso con uno sconosciuto. Ma il sentimento che nutre per Dino è più potente della frustrazione e di qualsiasi piacere fisico.

L’idea, come si vede, ci sarebbe e non si può certo negare una certa originalità, ma con forti limiti di sceneggiatura soprattutto nei dialoghi e un eccessivo ricorso al sesso hanno generato irritazione e persino sdegno tra i primi spettatori. Franchi è da ammirare per l’audacia, ma gioca d’azzardo, forse troppo per gli spettatori italiani e presentando troppe lacune ai fini di una coerenza stilistica.

Sembrava una disfatta, con la Ferrari avvilita per le pesanti critiche e invece il duo incredibilmente e, forse ingiustamente, prende il premio miglior regia e attrice. D’accordo che la critica è stata troppo dura, specialmente, visto che si parla di un film italiano e che il regista è pur sempre coraggioso e Isabella Ferrari è comunque una valida attrice, ma onestamente il premio è follia. Sono stati presi due pesi e due misure opposte e sbagliate, non si può denigrare con cattiveria un lavoro artistico (prodotto da Nicoletta  Mantovani), ma non si può neanche premiarlo visto che il film ha delle evidenti carenze e l’audacia è a dir poco azzardata. Scelta, dunque, discutibilissima: agli spettatori il responso di sancire, se l’esperimento di Franchi sia o meno riuscito.

Daniele Corvi-Agenzia Stampa Italia

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