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(ASI) PERUGIA - Il giornalismo scopre il fact –checking, il che suona un po’ come la scoperta dell’acqua calda dato che la prima cosa che s’insegna ad un aspirante giornalista è la verifica dell’informazione, ma oggi nuovi strumenti si affacciano con prepotenza nel mondo della comunicazione.

Del presente e del futuro delle piattaforme di verifica dei fatti se ne discusso stamane al Festival Internazionale del Giornalismo, durante un panel dal titolo “Fact-cheching all’italiana”, dove sono intervenuti Nicola Bruno, co-fondatore di effecinque.org, Matteo Agnoletto, studente di Genova fondatore di politicometro.it, Alexios Mantzarlis di pagellapolitica.it, Simetta Pattuglia dell’Università di Tor Vergata, la quale ha coordinato il pool di ricercatori che, in occasione delle recenti campagne elettorali per le primarie del centro sinistra e le elezioni politiche, hanno effettuato fact-checking nel corso dei confronti politici trasmessi su Sky Tg 24, e Sergio Maistrello giornalista e scrittore.

Perché all’italiana. Il metodo del fact-checking sta prendendo piede nel nostro paese da poco tempo, le tornate elettorali hanno fornito ai ‘verificatori’ materiale utile per sperimentare le piattaforme di cui si sono dotati; “All’inizio tutti ci dicevano: ma chi ve lo fa fare!” – esordisce Agnoletto di politicometro.it, “Poi gli utenti del sito hanno iniziato a manifestare la loro soddisfazione nel aver finalmente uno strumento in che li aiutasse a orientarsi nella comunicazione politica”. E se la fidelizzazione è uno fattori che conferma la bontà del servizio che si sta rendendo l’auspicio è che, “Continuino a proliferare piattaforme come la nostra, e che il fact-checking si diffonda come cultura giornalistica”- continua Agnoletto -, “cosa che tra l’altro avviene nei paesi anglosassoni”. Ed è proprio al giornalismo d’oltreoceano che i nostri verificatori guardano con attenzione dove associazioni che si occupano di analisi del contenuto dell’informazione esistono da quasi dieci anni e il loro lavoro trova riscontro nella quotidianità della comunicazione politica, non solo quindi nelle campagne elettorali.

In Italia invece, oltre a non esistere un termine autoctono per identificare il fact-checking, mancano giornalisti che svolgano questo lavoro in redazione, o strutture redazionali ad hoc, ad esclusione appunto delle iniziative private. “I motivi per cui in Italia si stanno diffondendo piattaforme indipendenti di fact-checking– spiega Sergio Maistrello - , sta in due questioni fondamentali: la prima è un modus di fare giornalismo che si affida più all’editoriale delle grandi firme, piuttosto che nel lavoro di rifinitura, e poi nel potenziale di mercato. I bacini di utenza dei giornali statunitensi o inglesi è tale che le imprese editoriali possono anche coprire i costi dei fact-checker”.

“L’obiettivo di Pagella Politica – commenta Alexios Mantzarlis -, è quello di iniettare una dose di oggettività nella dialettica politica”. Se questo è il fine, i numeri presentati dicono che la strada sembra essere quella giusta: il sito è on line dal 3 ottobre scorso è in appena sei mesi hanno analizzato 650 dichiarazioni, ricevuto più di mille commenti, seguito cinquanta politici, ma soprattutto ottenuto un numero di visualizzazioni tali che sono sbalzati subito nell’elenco dei duemila siti più cliccati d’Italia.

Bisogno di verità. La curiosità e la voglia di verifica non è solo dei giornalisti, ma anche degli utenti che inondati di informazioni rivendicano il diritto ad un’informazione corretta, lo conferma anche la Prof.ssa Pattuglia che, analizzando a posteriori il gradimento degli spettatori rispetto agli ospiti delle trasmissioni di Sky, ha verificato che: “Sono stati premiati sono solo i politici che dicevano il vero, ma anche quelli che rispecchiavano una coerenza tra il messaggio dato e la loro personalità”. Allo stesso modo la politica sembra non essere sorda ai segnali di richiesta di attendibilità, “Alla fine qualcuno si è corretto” – chiosa Mantzarlis.

Rischi e sfide future. Nel corso dell’incontro si è anche discusso dei rischi di quest’attività, e la sensazione è che si possa fare del ‘populismo giornalistico’ anche nel fact-checking, come? Diffondendo solo le informazioni false. Sebbene gli utenti vadano alla ricerca della panzana, “Se pubblicassimo solo il peggio non avremmo reso un vero servizio al cittadino” – commenta Agnoletto di politicometro.it. Altro terreno scivoloso per chi fa questo mestiere è paradossalmente quello della verificabilità, e l’auspicio della platea è che si possa arrivare presto a un diffuso sistema di open data per consentire al giornalismo di verifica, che vuole essere complementare e integrativo rispetto al giornalismo editoriale, la sorgente cui attingere informazioni.

Al centro restano comunque i cittadini, e in conclusione dell’incontro, è stato menzionato un interessante esperimento che la Fondazione

La sete di verità di cittadini consapevoli è sempre crescente, e la speranza è che sotto questa pioggia notizie possano spuntare come funghi nuovi spazi di verità e confronto.

 

Chiara Scardazza  - Agenzia Stampa Italia

 

 

da sinistra Alexios Mantzarlis, Simonetta Pattuglia, Nicola Bruno, Sergio Maistrello, Matteo Agnoletto.

 

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