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Attualità

Michael Jackson, il bambino eterno della musica: tra mito, fragilità e leggenda di Salvo Nugnes

Di Salvo Nugnes 6 Maggio 2026 – 18:30 2 min di lettura

(ASI) Michael è rimasto, per gran parte della sua esistenza, sospeso in una dimensione che sfuggiva alle normali coordinate dell’età adulta. Un uomo anagraficamente maturo, eppure emotivamente e comportamentalmente ancorato a un’infanzia mai davvero conclusa.

A vent’anni, come a trenta e poi a quaranta, fino agli ultimi giorni a cinquanta, la sua immagine pubblica e privata sembrava raccontare la stessa storia: quella di un “bambino eterno”. Una condizione normale? Evidentemente no. Sana? Nemmeno.

Il film recentemente uscito contribuisce a rendere questa percezione estremamente chiara fin dalle prime sequenze. Senza bisogno di forzature interpretative, emerge con immediatezza l’idea di un artista che ha costruito attorno a sé un universo popolato da elementi infantili, quasi sostitutivi delle relazioni adulte: giocattoli, fantasia, animali esotici, mentre i suoi coetanei si muovevano in direzioni completamente diverse, tra rapporti maturi, successo, e nel caso delle rockstar, spesso anche eccessi e dipendenze.
Appare così come un individuo rimasto profondamente solo nella propria infanzia, mai davvero integrato nel mondo degli adulti. Ed è proprio questa chiave di lettura che il film riesce a suggerire con efficacia: non un’analisi psicologica approfondita né un saggio tecnico sulla sua produzione musicale, ma un racconto accessibile, volutamente lineare, che punta a raggiungere il grande pubblico senza perdersi in eccessivi tecnicismi.

Per chi lo ha sempre amato, il valore emotivo dell’opera è evidente, anche grazie alla straordinaria interpretazione di Jaafar Jackson, suo nipote, che restituisce al personaggio una sorprendente autenticità e una forte continuità familiare. Per chi invece non conosceva a fondo la sua storia, il film diventa un primo sguardo sulla sua infanzia complessa, segnata da pressioni enormi, e sul modo in cui le sue fragilità interiori si siano intrecciate con la costruzione della sua immagine pubblica.
La narrazione si ferma, almeno in questa prima parte, agli anni della fine degli anni ’80, sfiorando soltanto l’epoca di Bad. Un seguito è previsto e molti lo attendono, nella speranza che possa approfondire ulteriormente le zone più controverse della sua vita.
Tuttavia, al di là delle aspettative sul prosieguo, resta un punto centrale: la figura di Michael Jackson continua a essere circondata da interpretazioni, accuse e difese spesso polarizzate. Secondo una lettura che il film sembra lasciare emergere, e che una parte del pubblico sostiene da sempre, molte delle controversie che lo hanno accompagnato non avrebbero trovato riscontro nei fatti. Al di là delle posizioni personali, ciò che resta è l’eredità artistica di un performer che ha segnato profondamente la storia della musica contemporanea.
Ed è forse proprio questo il messaggio più forte: al di là del giudizio, delle narrazioni e delle controversie, ciò che rimane è la sua opera. Un patrimonio musicale che continua a vivere, indipendentemente da tutto il resto.

 

 

*Immagine generata da Intelligenza Artificiale  Gemini Di Google.

Nota della Redazione

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