(ASI) Salerno. Una sconfitta immeritata, immeritatissima, che perciò  fa male per la classifica e lascia ferite in termini di autostima molto pericolose, se non verranno subito curate a dovere. Il Perugia comanda il gioco per tutto l’incontro, crea occasioni a ripetizione, ma le sbaglia per la bravura del portiere salernitano, per mancanza di cattiveria e personalità negli ultimi metri e per sfortuna (traversa di Vido). E questo è il danno.

Cui si aggiunge, poi, la beffa, immancabile nella spietatezza del calcio e nella dura realtà della serie b. E, proprio come il diavolo sta nei dettagli, la beffa sta negli episodi, tutti incredibilmente contro il Perugia. Anzitutto, quelli dei due gol subiti: il primo su azione da corner, con batti e ribatti e pallonetto beffardo di Mazzarani; il secondo, su papera di Gabriel, unica certezza mai messa in discussione finora in casa Grifo, ma che oggi è decisivo nella sconfitta. E, poi, i tre infortuni in serie (pare nessuno serio) tutti in pochi minuti, di Vido, Kingsley e Felicioli, cioè tre degli uomini su cui Nesta ha fondato la conversione tattica delle ultime partire. E, ancora, l’espulsione di Gyomber, non nuovo a sbracarsi con gli arbitri e che per questo la società dovrebbe richiamare severamente. Aggiungiamo l’ammonizione di Bianco -che era in diffida e salterà Verona- e vediamo che peggio di così la musica sarebbe stato difficile suonarla anche per un musicista maledetto. Insomma, davvero incredibile la sconfitta, che regala alla Salernitana tre punti in una partita dominata dal Perugia. Ma le sconfitte, anche quelle inopinate, anche quelle apparentemente non disastrose, vanno analizzate bene. E qui bisogna capire se il problema del Perugia  è stato più quello di aver  sbagliato tanti gol, o quello di averne presi  due evitabili pur senza aver subito un tiro in porta. Nel primo caso, la domanda da porsi è sulle capacità dei grifoni di buttarla dentro, con tanto di richiamo all’annoso problema della prima punta, dello stoccatore che non c’è, ferme restando le qualità di Vido e Melchiorri. Oggi, però, le occasioni sono state create in serie, ma non sono capitate sui piedi degli attaccanti: il Perugia ha messo l’uomo davanti al portiere in almeno quattro occasioni, ma Mustacchio due volte, Kouan e  Verre non hanno avuto l’istinto del killer.  Se, invece, il problema sta nei gol presi, che arrivano sempre come fulmini a ciel sereno a punire gli errori della difesa biancorossa, questo è più un problema di testa. Nel complesso, una partita giocata bene e persa, più che un caso è, forse, un campanello d’allarme. Perché nel calcio, a differenza che nella lingua italiana, quasi mai bellezza  fa rima con concretezza.  Riflessioni da fare, approfonditamente, perché il Perugia esce da Salerno con certezze sul progresso del suo gioco, ma con le ossa rotte. Non sarà facile per i grifoni metter da parte questa sconfitta e, sul piano mentale, riprendere il filo del discorso che si era ben dipanato nelle ultime prestazioni. La prossima sarà a Verona, una squadra che sulla carta vale molto più della Salernitana. Leccarsi le ferite, riordinare le idee, ripensare agli errori nelle diverse zone del campo. Questo il programma della settimana per Nesta e i grifoni. Mentre per Goretti si profila un compito sul più lungo periodo: ragionare se la famosa prima punta sia davvero una necessità cui far fronte nel prossimo mercato di gennaio.

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