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(ASI) Cuore e batticuore. Il cuore dei grifoni, che alla fine ha la meglio su errori, confusione, nervosismi, paure e ostruzionismi.

Il batticuore dei tifosi, che hanno dovuto aspettare il 95’ per l’urlo della vittoria al Curi, che pareva diventata un tabù. Sta tutta qui, in fondo, la partita Perugia-Milazzo che riconsegna ai Grifoni la vetta della classifica e tinge di rosa un pomeriggio fino all’ultimo apparso ingarbugliatissimo.
La vittoria è meritata, sia chiaro. Perché, tolta la prima mezz’ora, nella quale i siciliani hanno seriamente imbrigliato e impensierito i biancorossi, per il resto è stato una speciaìe di monologo in dialetto perugino. Recitato con molte incertezze, troppe pause e svariate amnesie, ma anche con qualche acuto degno di miglior sorte e pur sempre monologo.
E il pubblico, dopo silenzi imbarazzati, contestazioni vivaci e anche sopra le righe (il tecnico Battistini ha battibeccato a distanza con qualche spettatore) alla fine si è sciolto in un lungo applauso. Un applauso più liberatorio che convinto, ma non per questo meno gradito dalla squadra umbra che, alla fine, dopo l’abbraccio sotto la Nord, è uscita ancor più cementata nella sua compattezza di gruppo.
Cosa che servirà tantissimo nel forsennato forcing finale in cui il Perugia è chiamato a vincere le prossime tre a Fano, a Celano e in casa con l’Aquila, per arrivare allo scontro diretto di Lamezia alla penultima di campionato nelle migliori condizioni possibili. Magari, chissà, forse già quasi al sicuro, giovandosi del derby fratricida tra Catanzaro e Lamezia, previsto in calendario proprio la domenica prima della trasferta dei Grifoni in Calabria.
Le difficoltà ormai croniche in casa sono imputabili ad un assetto di gioco che lascia le punte troppo statiche in avanti ad aspettare improbabili palle lunghe lanciate a scavalcare un centrocampo intasatissimo. Preoccupa l’incapacità del Perugia a trovare sin qui rimedi alle proprie carenze casalinghe. Ma ormai non c’è più tempo e forse neppure modo di rimediare strutturalmente. Si dovrà supplire facendo giocare gli uomini più in forma e quelli in grado di dare al gioco del Perugia ciò che più è mancato nelle ultime partite interne: velocità di manovra, ricerca delle fasce, capacità di creare spazi e inserimenti da dietro. Insomma, per portare in porto l’avventura, non si dovrà studiare per un esame universitario. Basterà applicarsi sull’abc del calcio.

Daniele Orlandi- Agenzia Stampa Italia

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