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La notte della Francia e il suicidio dell’Europa

Di Raffaele Iannuzzi 4 Marzo 2024 – 19:10 3 min di lettura

(ASI) In Francia, non scherzano: quando fanno la rivoluzione, tagliano le teste, quando devono suicidarsi, usano la Costituzione. Sono queste le competenze dei francesi, nati e cresciuti come cittadini in armi, e oggi tutto questo si è rovesciato nella notte oscura della Reggia di Versailles, sede di bagordi e intrighi di Re Sole. Il sole è davvero tramontato sulla Francia, il cuore dell’Europa, secondo versione “locale”, e l’Occidente ritrova il suo significato originario, Terra del tramonto, Aben-Land. Heidegger docet.

I fatti, da registrare, innanzitutto: 925 parlamentari francesi, deputati e senatori, riuniti oggi in Congresso nella reggia di Versailles, hanno approvato l'inserimento del diritto all'aborto nella Costituzione.

La Francia è il primo Paese che decide di inserire l'interruzione volontaria di gravidanza nella propria Carta fondamentale. Sono stati 780 i voti a favore. 

Una manciata di resistenti si è opposto, ma il movimento nichilista che parla la lingua di Pascal aveva già vinto prima di scendere in campo. L’aborto come diritto costituzionale equivale a definire la cittadinanza secondo la cifra dell’omicidio di una creatura innocente. Quindi, da Erode in giù, tutti ossequiosamente ringraziano. Il suicidio francese è il suicidio europeo e, quindi, il suicidio occidentale. Di conseguenza, il suicidio della modernità, perché Europa, Occidente e Francia, dal 1789 in poi, vuol dire appunto modernità. Nel 2008 avevo già previsto la deriva nichilista europea che avrebbe ingoiato tutta intera l’autentica laicità fondata su valori, principi e regole condivise. Una laicità basata sulla cristianità, come anche Croce ha scritto in un famoso saggio. Una deriva illiberale e anti-umana, perché assolutizzare la figura giuridica dell’aborto, con le conseguenze pratiche di cui sopra, equivale a spazzare via una serie di altri diritti ed altre libertà civili, a cominciare dall’obiezione di coscienza, oggi visto come una lesa maestà nei confronti del titanismo costituzionalista e totalitario. Sì, totalitario, tanto che gente di credo quasi laicista come Norberto Bobbio era contraria all’aborto, definendolo come lo strapotere del diritto contro i più deboli. Una civiltà che non tutela i diritti dei più deboli, fin dalla nascita, è una società ontologicamente totalitaria, e su questo non ci piove. Altro che trionfo della “civiltà”. Quale civiltà? Quella che non riesce neanche a cogliere gli aspetti storici e pratici di una decisione scellerata e diabolica come questa? Siamo in un inverno demografico permanente, in Europa, ed abbiamo alle porte e dentro casa l’Islam, che fa figli e poi vuole spazi sempre più ampi, nel nostro mondo. Sembra che vi sia un parallelo cupio dissolvi della Francia, se pensiamo all’islamizzazione crescente delle sue città, da un lato, ed alla decisione di cui stiamo trattando, dall’altro. Se il “padrone del mondo” (Benson) ha vinto, allora qualcuno deve per forza aver perso e questo qualcuno siamo noi europei che viviamo in una cultura di morte, che si occupa del fine vita e non dell’inizio dell’avventura umana, della fine dei nascituri e non dell’educazione dei già nati, che spesso decidono di non continuare più su questa terra appesantita dai cadaveri, proprio perché la morte è nemica della speranza. La Costituzione francese non costituisce una civiltà umana, ma innalza l’ultimo vitello d’oro, a preannunciare la fine della nostra civiltà. Dopo, c’è solo il diluvio, temo in assenza dell’Arca della salvezza.

Raffaele Iannuzzi - Agenzia Stampa Italia

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