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L'astronauta sovietico Sergej Konstantinovič Krikalëv, simbolo della fine dell'Urss e del disgelo fra Russia e Usa

Di Cristiano Vignali 7 Gennaio 2022 – 17:41 2 min di lettura
sergei krikalev(ASI) Mosca - Il 26 dicembre 2021, in occasione del 30esimo anniversario del dissolvimento dell'Unione Sovietica, uno dei più grandi traumi geopolitici della storia delle relazioni internazionali del XX secolo, ho trattato in uno speciale le fasi della caduta dell'Urss e le conseguenze che ci sono state nel mondo fino ad oggi con l'avvento del capitalismo globale.                                                                                                                                                                                                                                                                                

Ma, la storia è fatta anche di vicende umane, di persone che soprattutto con l'avvento dei mezzi di informazione di massa (ancor di più se digitali) sono diventati attori importanti. A tal proposito, voglio ricordare l'avventura dell'astronauta in congedo ed ingegnere russo Sergej Konstantinovič Krikalëv (classe 1958), passato alla storia come "ultimo cittadino dell'Unione Sovietica" che tra il 1991 e il 1992 passò 311 giorni, 20 ore e 1 minuto a bordo della Stazione Spaziale Mir, perché il collasso dell'Urss di quel periodo non gli permetteva di atterrare.
 
Andato in orbita il 19 maggio 1991, Krikalëv era l'ingegnere di volo della missione Sojuz TM-12, comandata da Anatolij Arcebars'Kyi, a cui ha partecipato anche l'astronauta britannico Helen Sharman (quest'ultimo però riatterrato appena solo dopo una settimana), nel luglio 1991, a causa del taglio dei fondi da parte dell'agenzia spaziale russa di uno dei due voli programmati, rimase a bordo e riatterrò soltanto il 25 marzo 1992, dopo circa 10 mesi in orbita.
 
Ufficialmente, restò nello spazio volontariamente sulla stazione spaziale Mir per raccogliere dati sull'adattamento dell'organismo umano durante voli spaziali a lunga durata, ma dietro questo paravento di facciata si nasconde il dramma umano di un uomo "abbandonato" dalla grande superpotenza sovietica che quei giorni si stava dissolvendo, su cui specularono i mass media occidentali, soprattutto dell'altra superpotenza mondiale gli Usa.
 
 Ispirato alla vera storia dell'astronauta sovietico Sergej Konstantinovič Krikalëv, nel 2017 è stato prodotto anche un film diretto dal regista cubano Ernesto Daranas  "Sergio & Sergei - Il professore e il cosmonauta (Sergio & Serguéi)". Nel film, l'astronauta sovietico che sta vivendo la sua drammatica e singolare odissea nello spazio, entra in contatto via radio con il professore universitario di filosofia marxista, il cubano Sergio, radioamatore per hobby che sta vedendo crollare il mito della società comunista da L'Avana. Nasce un dialogo fra i due uomini sui grandi sconvolgimenti storici di quegli anni, sui quali si innesta la loro vicenda umana, e sull' allucinante esperienza che sta vivendo l'astronauta sovietico che chiede al cubano di mettersi in contatto con la Nasa americana per un aiuto.
 
La vicenda umana di  Krikalëv divenne una questione internazionale di prim'ordine che interessò le agenzia spaziali del mondo che si offrirono di aiutare l'astronauta sovietico rimasto in orbita. La sua figura è storicamente considerata un simbolo del disgelo tra Russia e Stati Uniti e l'inizio della collaborazione fra i due grandi Stati nel nuovo mondo globale. Non a caso, dal 3 all'11 febbraio 1994,  Krikalëv ha partecipato anche al volo STS-60 dello Shuttle, prima missione in collaborazione fra Russia - Usa.
 
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
 
 
La foto di Sergej Konstantinovič Krikalëv è di libero dominio, presa su Wikipedia.  https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Sergei_Krikalev_ISS01e5141.jpg
Nota della Redazione

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