(ASI) Nella mia carriera di coreografo mi sono trovato a lavorare in teatri di diversi Paesi ed in ogni viaggio ho riportato con me un esperienza che si è rivelata indelebile, insegnandomi un qualcosa di nuovo. Spesso questi preziosi insegnamenti mi sono arrivati da persone dalle quali non mi sarei mai aspettato di apprendere un qualcosa poiché venivano da mondi professionali completamente diversi.

Ricordo che quando ho lavorato al Teatro Arena di Verona, avevo conosciuto un piccolo imprenditore, che aveva un grande amore per il teatro. Lo invitai a vedere uno spettacolo. Qualche giorno dopo mi ringraziò per l’invito, manifestando il grande piacere che aveva ricevuto nel vedere quel balletto che dal vivo non aveva mai visto. Dopo qualche mese lo invitai ancora e qui mi colpi poiché disse che ringraziava per il pensiero ma rispose che, se possibile, preferiva assistere alle ultime prove di scena che precedono la prima dello spettacolo.

Sinceramente rimasi sorpreso in quanto era la prima volta che mi veniva fatta una richiesta simile soprattutto da una persona lontana dal mondo dello spettacolo.

Lo invitai all’ante generale che durò molto più che lo spettacolo poiché spesso c’è la necessità di interrompere la prova e di far ripetere delle scene.

Lui rimase pazientemente per tutto la durata della lunga ed estenuante prova.

Alla fine mi stavo preparando per tornare a casa quando mi invitò a cena. Avrei preferito rinunciare avendo l’abitudine di ritirarmi dopo prove importante per avere modo di raccogliermi ed analizzare la giornata di lavoro pensare alle cose che sono buone, ma soprattutto pensare alle cose che non sono ancora soddisfacenti e come migliorarle. Pensando che forse distrarmi mi avrebbe giovato, accettai l’invito. A cena mi fece molte domande inerenti allo spettacolo dimostrando una sincera curiosità ma anche un vero interesse su tutta la grande macchina organizzativa teatrale.

Rimasi molto colpito quando mi disse che, da quello che aveva visto, dallo svolgersi di quella importante prova di scena, aveva riscontrato molte analogie con il suo lavoro, proprietario di una piccola fabbrica che, acquisita la materia prima faceva uscire dai suoi locali l’oggetto finito. All’epoca non detti molto seguito al suo ragionamento. Ma nel corso degli anni di tanto in tanto mi è ritornato alla mente quel curioso accostamento.

In seguito la professione mi ha portato a lavorare negli Stati Uniti e a coltivare amicizie con allenatori sportivi di grandi società e fui sorpreso nel vedere come lavoravano a stretto contatto con psicologi specializzati nella psicologia dello sport o che magari loro stessi avevano seguito corsi di psicologia dello sport, una delle ultime nate tra le varie branche della psicologia. Pensando di applicare le tecniche della psicologia sportiva ai danzatori ho iniziato a leggere diversi volumi sull’argomento scoprendo che molti grandi psicologi dello sport applicavano tecniche simili usate dai manager e dirigenti di industrie, mentre molti mental che assistevano i manager si ispiravano spesso alle tecniche usate per preparare le grandi stelle dello sport. Inizialmente molto sorpreso da questi abbinamenti che giudicavo a dir poco bizzarri, ho scoperto in seguito che queste tecniche, come aiutavano le industrie alla selezione del personale e alla preparazione dei dirigenti, allo stesso modo potevano essere applicati al mondo teatrale,poiché in entrambe le situazioni avevano molti aspetti in comune.

Se un dirigente di un’industria deve saper collegare i vari reparti portandoli ad una elevata sincronia ed al tempo stesso deve preoccuparsi dei lavoratori a del reparto che dirige, anche in teatro il regista o il coreografo devono essere in grado di coordinare i vari settori di produzione, i costumisti, gli scenografi, i tecnici delle luci, per non parlare del rapporto con il direttore d’orchestra e ovviamente riuscire a dirigere i ballerini nel caso del coreografo o i cantanti nel caso del regista d’opera. Una grande macchina che deve girare con estrema coordinazione delle varie parti.

Entrando nello specifico nel lavoro con i ballerini trovo che,muscoli, tecnica ma anche sensibilità ed equilibrio sono gli elementi indispensabili ad un  ballerino come anche ad un atleta.

Il primo ballerino, come il campione dello sport, deve fare affidamento, nel momento della performance, sul massimo delle risorse per arrivare al massimo del risultato. Il che significa sapersi concentrare, utilizzare in maniera positiva la carica nervosa, controllare l’ansia, avere prontezza di riflessi e una capacità immediata di affrontare e risolvere i problemi che si presentano all’improvviso. Le stesse doti che servono ad un dirigente di azienda. Ecco perché le tecniche elaborate in ambito sportivo sono utilizzate anche nella formazione dei manager ed iniziano ad essere applicate al mondo del teatro.

Un atleta vincente deve saper programmare gli obiettivi, motivarsi, gestire le risorse fisiche emotive e cognitive, integrarsi nel gruppo e nella squadra. Lo stesso accade per un ballerino che sia del corpo di ballo, un solista o un primo ballerino.

Un allenatore, come un maestro-coreografo, deve saper pianificare, motivare, guidare e, quando necessario, correggere il gruppo. Soprattutto quest’ultimo è fondamentale nella crescita di un atleta come anche di un artista. La correzione deve essere autorevole e motivata, mai faziosa o umiliante. Deve la trasmettere visione che allenatore o il maestro-coreografo ha ma senza “castrare” la personalità ed il modo di vedere dell’atleta o dell’artista.

Per entrambi è essenziale ottimizzare le risorse e sviluppare le potenzialità individuali.

Al manager sono richieste abilità simili.

Non a caso spesso si parla dell’atleta e del ballerino come dell’allenatore e del maestro-coreografo che operano a più livelli e con spirito e tecniche manageriali, e del manager che opera come un atleta o un primo ballerino nell’organizzazione del suo gruppo-azienda.

Per tutte queste figure professionali è importante che il mental-training, come viene più specificatamente chiamato, deve saper insegnare il pensiero positivo, il goal setting ovvero la focalizzazione dell’obiettivo, che in sintesi consiste nella scelta dello scopo e nel modo di ottenerlo.

A volte, come per le attività manageriali, il mental-trainig è una persona esterna che prepara il manager o lo affianca durante periodi particolarmente impegnativi e decisivi.

Nel caso dello sport o nella danza spesso la figura del mental-training coincide con quella dell’allenatore o del maestro-coreografo. Oggi i grandi allenatori o maestri-coreografi non sono coloro che si limitano ad avere una buona preparazione tecnica, ma quelli che hanno saputo completare la loro professionalità con studi ed applicazioni provenienti dalla psicologia dello sport.

Ma come riconoscere un buon allenatore o maestro-coreografo con una preparazione completa da un altro che si limita alle sole tecniche di allenamento?

Per rispondere a questa domanda che, immagino, possa nascere spontanea nel lettore, devo ricorrere nuovamente alle mie esperienze personali che, rivedendo a distanza di anni, ho scoperto potermi insegnare sempre qualcosa di utile.

Ricordo che a scuola avevo un Insegnante di educazione fisica che leggeva sempre il giornale.

Noi studenti arrivavamo, lo salutavamo, e lui leggeva sempre il giornale.  

Segue.

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