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Speciale

Maradona, lo straordinario, indimenticabile campione degli eccessi

Di Redazione ASI 26 Novembre 2020 – 09:11 3 min di lettura

Maradona gol Napoli 1987 1988p(ASI) Diego Armando Maradona è morto a 60 anni dopo una vita intensa, fatta di eccessi, sul campo e fuori dal campo. Ricordarlo oggi facendo confronti improponibili con Pelè, per cercare di stabilire chi è stato il più bravo, o il più grande, è sbagliato perché i due calciatori, con il loro straordinario talento, non sono paragonabili, non solo e non tanto perché hanno giocato in epoche diverse, con compagni e avversari diversi, ma soprattutto perché ognuno aveva caratteristiche tecniche differenti, eccezionali, ovviamente personali, e, come tali, non è possibile sovrapporre.

Due grandi, non c’è alcun dubbio, che meritano di stare, entrambi, sulla vetta, come i due migliori calciatori di tutti i tempi. Diego ha saputo fare cose meravigliose, che rimarranno indelebili nella storia del calcio, unendo il suo talento con l’amore per il calcio dei napoletani, in una simbiosi mai vista prima e forse irripetibile. Cominciata con quelle immagini di uno stadio, il “San Paolo”, che tra qualche settimana sarà intitolato al suo campione scomparso, gremito di settantamila spettatori, tifosi esultanti, per assistere, pagando mille lire, alla semplice, banale, presentazione del fuoriclasse, fatta di quattro calci al pallone. Come se quell’abbraccio non fosse fatto ad un forestiero appena arrivato, ma ad un napoletano tornato da chissà dove, al condottiero che veniva dall’Olimpo e non dal Barcellona. Qualcosa di incredibile. E di unico. Anche l’intuito di capire che da quel momento in poi il Napoli non sarebbe stato più lo stesso, una squadra come tante altre come lo era stata fino ad allora, ma che sarebbe diventata la protagonista del campionato, sempre al proscenio, per il gioco e lo spettacolo. E per i risultati. Con le magie di Diego sono arrivati due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa, una Supercoppa. Ma vincere a Napoli non è come vincere a Milano o a Torino. Al Nord la vittoria fa parte della vita quotidiana, della normalità. In tutti i campi, non solo nello sport. A Napoli no, come in tutto il Sud. E per il Napoli (e Napoli) con Diego in campo, in maglia azzurra, il confronto con le storiche avversarie, almeno quello sul campo, è diventato finalmente competitivo, fatto di considerazione e rispetto. Fu solo un riscatto sportivo, forse sì, se si vuole, effimero e superficiale, ma bastò quello per esaltare le folle. I gol, le vittorie, i successi per dimenticare. Il rinascimento sportivo del Sud con il suo eroe Diego Armando Maradona che nessuno potrà mai più dimenticare. E non lo potranno dimenticare, nemmeno - eroe dei due mondi - nella sua Argentina, con la cui Nazionale ha vinto il Mondiale nel 1986, battendo, con due gol, due episodi rimasti storici (il colpo di mano e lo slalom con la palla attaccata al piede contro cinque avversari saltati come birilli) i nemici dell’Inghilterra. Certo, fece tante altre cose Maradona, compresi errori d’ogni genere, ma il rimpianto per l’uomo degli eccessi va oggi solo al campione che se ne va, e che lascia un ricordo indelebile in chi lo ha visto giocare e ama il calcio.


Fortunato Vinci –www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia

Foto di Dave Cannon / Getty Images - Canalenapoli.it, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4640445

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