legge copy copy(ASI) Perugia -  Inizio una collaborazione con Agenzia Stampa Italia dell'amico Ettore Bertolini. Sono in pensione dall'aprile di quest'anno, dopo quarantun'anni di servizio in magistratura. Quando mi è stata chiesta questa collaborazione, ho pensato subito che avrei dovuto affrontare quella che, semplicisticamente, viene chiamata "vicenda Palamara" o "Palamara CSM".

Dei guasti del "correntismo" nella individuazione dei candidati da destinare agli incarichi direttivi o, addorittura, nella "gestione" di determinati processi, si sapeva da molti anni. Affermare il contrario significherebbe mentire nel modo più spudorato.
Certi processi possono essere "gestiti" non solo politicamente ma anche attraverso la pressione mediatica per orientarne in un modo o nell'altro l'esito.
Nella struttura giudiziaria, i capi delle Procure, in particolare, presentano due caratteristiche che li rendono posti ambitissimi e importanti nella geografia giudiziaria e questo per due motivi. In primo luogo, alla nomina dei capi degli uffici concorre il Ministro della Giustizia che dà il concerto per la nomina. In secondo luogo, dopo la riforma Castelli - Mastella, le Procure sono organizzate secondo una rigida struttura gerarchica.
L'esclusivo titolare dell'azione penale è il Procuratore capo, una specie di Faraone che ha il dominio assoluto dell'ufficio e delle funzioni a cui è preposto. I sostituti sono niente di più che dei "camerieri" che devono fare ciò che il Procuratore decide.
Questo è un aspetto pressoché dimenticato che dimostra come le "riforme" della giustizia servano in realtà a introdurre il controllo del governo sull'azione delle Procure attraverso questa specie di despota, il Procuratore capo, alla cui nomina concorre il Governo.
Se dalle cronache quotidiane emerge il malcostume di una certa area della magistratura e non di tutta e una impressionante tendenza ai favoritismi interni e ad una intollerabile carenza di imparzialita', bisogna fare molta attenzione a non favorire le manovre di gran parte della classe politica che non tollera il controllo di legalita' e vuole magistrati "al guinzaglio" e non liberi. E questo accade non solo in Italia. Certi interventi intollerabili di personaggi dell'establishment statunitense e mondiale, come quelli recenti di Edward Luttwak, mostrano fin troppo bene quali sono le finalità dei poteri mondiali.
Attenzione quindi: va combattuto questo vergognoso malcostume in settori così rilevanti del mondo giudiziario ma questo non deve far abbassare la guardia contro le manovre dell'oligarchia finanziario politica che si nasconde dietro la veste formale del sistema democratico.
Cos'ha fatto la classe politica per modificare ad esempio il sistema di scelta dei membri del CSM, essa che è stata sempre corresponsabile, attraverso i membri "laici" di nomina parlamentare, di tutte le scelte del CSM e specialmente di quello in funzione nel periodo a cui si riferisce l'inchiesta perugina ? Lamentarsi ora serve a ben poco. È la classe politica che aveva il potere di cambiare le regole. Non lo ha fatto e l'inchiesta, com'è naturale, la sta facendo solo la stessa magistratura.
C'è un solo modo per togliere di mezzo il correntismo, vale a dire il sorteggio su una base di partenza selezionata specie in riferimento al parametro dell'anzianita', l'unico che esclude i favoritismi. Ma questo la classe politica non lo ha fatto e ora dà la colpa ai magistrati che le regole non le possono fare ma solo applicare.
E a Perugia dobbiamo essere orgogliosi che questa azione sia condotta, con tenacia e professionalita', dai magistrati della nostra Procura.

Giuliano Mignini per Agenzia Stampa Italia

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