stampa(ASI) Già non eravamo messi bene, in fatto di credibilità, noi giornalisti, ma adesso le cose sono peggiorate dopo le cruenti battaglie che ogni giorno sui quotidiani, e ogni ora nelle tv, combattono tra di loro i giornalisti.

Ognuno a difendere, con disciplina militare e con la baionetta innescata, la torretta dove lo ha collocato il proprietario del giornale o peggio lo ha confinato la sua smaccata ideologia, o peggio ancora l’appartenenza a qualche partito.  E così la credibilità della stampa subisce danni irreparabili. Ormai credo che sia sotto gli occhi di tutti, quello che succede. Basta guardare i titoli in prima pagina o leggere gli editoriali per rendersi conto del degrado generalizzato, anche nel linguaggio, a volte sguaiato fino alla diffamazione e il disgusto. E’ questo, salvo qualche rara e lodevole eccezione, quello che sta succedendo da qualche mese in una gara deprimente a chi fa peggio. L’obiettività del giornalista - è bene chiarirlo ancora una volta - non esiste, ma non perché il giornalista debba per forza essere di parte, no, ma per il semplice fatto che nel raccontare i fatti, e anche quando esprime opinioni, il suo articolo è sempre pesantemente condizionato dalla sua cultura e dalla sua esperienza. Questo non solo è del tutto normale è anche ovvio.  Se scrivo un articolo di economia non v’è alcun dubbio che pesano, nelle valutazioni che sono indotto a fare, gli studi del corso laurea in Economia e Commercio che ho seguito. Se scrivo di calcio, nel giudicare la prestazione di un calciatore, sono portato ad immedesimarmi, nei suoi gesti e comportamenti, a come quando in campo c’ero io. Due esempi che dimostrano come questi siano condizionamenti inevitabili e inconsci, diciamo pure fisiologici, che i lettori non solo tollerano, a volte addirittura apprezzano. L’onestà intellettuale e il dovere di fare il giornalista, però, non consente altro. L’articolo non può essere fatto a favore del governo a prescindere da quello che ha fatto e che è successo solo perché il giornalista è iscritto ed è pagato da un partito di governo o scrivere contro il governo, a prescindere, solo perché a pagarlo è, invece, il partito che si trova all’opposizione. Questo sta succedendo, e questo francamente non è consentito e non è accettabile perché l’iscrizione all’Albo impone, a tutela della libertà di stampa, dei doveri e degli obblighi. Lo si può fare, naturalmente, ma dopo aver restituito il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti. Diventando semplice opinionista. Che ne pensa di questo andazzo l’Ordine dei Giornalisti? Mi sembra sempre in sonno. Senza dover ricordare il nobile gesto che fece Indro Montanelli quando il suo editore, Silvio Berlusconi, decise di scendere nell’agone politico. Lasciò subito l’incarico di direttore di quel giornale sapendo che da quel momento in poi non sarebbe stato più libero di scrivere quello che riteneva più giusto e corretto.  Sia chiaro, non tutti si possono permettere quello che ha fatto Montanelli, ma non bisogna nemmeno esagerare se si è giornalista. A questo proposito è emblematico quello che è successo negli ultimi tempi con il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) contro il quale, con punta di diamante come al solito Matteo Salvini, era contrario tutto il centrodestra e così tutti i giornalisti, di quotidiani e televisioni, della scuderia berlusconiana, consideravano una rovina per l’Italia l’utilizzo dei fondi comunitari previsti da questo Meccanismo. Poi, a sorpresa, qualche giorno fa, non si è capito perché, Silvio Berlusconi ha cambiato idea ed ha detto che, invece, il Governo deve prendere subito i miliardi disponibili attraverso il Mes. Retromarcia immediata, goffa e patetica, di tutti i giornalisti della solita scuderia berlusconiana, a favore del Mes. E questa sarebbe la tanto invocata libertà di stampa? Mi vengono, poi, in mente anche tutti quei colleghi che nobilitano la professione, mettendo seriamente a rischio la propria vita e quella dei propri cari nelle Regioni del Sud scrivendo di mafia, ‘ndrangheta e camorra. Chi fa scempio della verità, per soldi e carriera, non può stare nello stesso Ordine di chi rischia la vita per raccontare la verità.                                                                                       

Fortunato VinciAgenzia Stampa Italia

 

Fonte Foto di moritz320 da Pixabay

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