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Dottor Salibra: l'Unione Europea per l'Italia ha rappresentato solo svantaggi. È tempo di uscirne?

Di Dott. Marcello Salibra 4 Aprile 2020 – 11:21 2 min di lettura

salibra1 copy(ASI) Il momento difficile che stiamo passando ci induce a fare delle generali considerazioni del perché l'Italia si trovi in questa situazione non solo economica. I fatti hanno dimostrato che l'Unione Europea per l'Italia ha generato molti svantaggi e pochi benefici.

Ciò, a causa delle disastrose politiche economiche, basate  esclusivamente sul rigore e austerità, imposteci dai partner europei che ci hanno prima di tutto fatto tagliare lo Stato Sociale a partire dalla sanità pubblica (-37 miliardi di euro). Ricette economiche che però hanno finito per portare benessere  principalmente a Germania, Francia e Olanda. Tuttavia, le colpe di questa deriva per il nostro Paese sono da attribuire anche ai governanti italiani che si sono succeduti nel tempo. Soluzioni economiche che, per converso, hanno prodotto enormi danni all'Italia. L'Unione Europea si è rilevata solo un disegno messo in atto da politici e banchieri che hanno privilegiato la stabilità della finanza allo sviluppo dell'economie reali. Inoltre, altra scelta  per niente felice per l'Italia  è stata nel 2002 l'imposizione dell'Euro, moneta calataci dall'alto e senza che gli italiani potessero democraticamente esprimersi in merito. Gli effetti negativi sono evidenti. Diciotto anni di Euro hanno impoverito 3 italiani su 4 , molte aziende sono fallite ed è aumentata la disoccupazione.  Ciò ha affossato il tessuto produttivo nazionale e fatto crollare l'Italia agli ultimi posti in Europa per crescita e sviluppo. L'UE ci ha impoverito e portato nel tempo ad uno stato di crisi permanente. Ci si domanda il perché nella democratica Italia, l'introduzione dell'Euro e la conseguente perdita della sovranità monetaria, decisioni importantissime per il futuro degli italiani, siano state assunte  senza un referendum popolare consultivo.  Infine, è lecito chiedersi perché non si è fa tesoro di quanto  accaduto alla Grecia. Senza dimenticare poi l'immobilismo nelle questioni più delicate e l'assenza di una strategia d'azione comune: 

1) contro i trafficanti degli esseri umani che sfruttano gli immigrati e favoriscono il fenomeno migratorio senza controllo in Europa;  

2) sulla pacificazione della Libia, dove ogni Stato membro sembra avere una propria posizione diversa da quella degli altri;

3) sulla Turchia, in merito alla risposta nei confronti di un'Ankara sempre più aggressiva verso i Paesi europei;

4) a favore dei protocolli sanitari comuni  da adottare per  affrontare l'emergenza coronavirus e una pianificazione continentale mirata  a sostenere la ripresa economica quando l'emergenza sanitaria sarà ridimensionata.

Per questo, alla luce di tali negativi riscontri oggettivi,  è opportuno fare il referendum per  decidere se restare o uscire dalla UE e ritornare alla sovranità monetaria ed economica. Il tutto, poi, dovrà essere finalizzato a rilanciare l'Italia, a favorire l'occupazione, a collocare le migliori competenze nei ruoli-chiave settori strategici dello Stato, a snellire la burocrazia e ad intraprendere una politica a sostegno delle famiglie, della produzione industriale italiana e delle piccole e medie imprese. Solo così l'Italia potrà tornare di nuovo a svolgere un ruolo di rilievo nello scenario internazionale e a contribuire costruire una nuova Europa federale e dei popoli. 

 

Nota della Redazione

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