(ASI) La sperimentazione va avanti e le tecniche sanitarie per fronteggiare il virus si stanno sempre più affinando, la sperimentazione che sta avvenendo al San Matteo di Pavia, denota con estrema precisione quanto sia importante ora più di prima la raccolta di plasma. Dai donatori di sangue di Casalpusterlengo, a 20 chilometri da Lodi, in Lombardia, il plasma per salvare le vite dei malati affetti da coronavirus. Il paese, situato a quattro chilometri da Codogno, prima zona a diventare 'rossa' in Italia, è ora potenzialmente un grande serbatoio di pazienti guariti che doneranno gli anticorpi come cura nella terapia contro il Covid-19.
L’ autorizzazione all’avvio della sperimentazione arrivata dal ministero della Salute venerdì 27 marzo, ha dato il via all’applicazione del metodo, che in Cina e negli Stati Uniti è stato adottato come terapia d’urto contro la pandemia. Per applicare la cura oggi, è in atto la corsa per trovare il maggior numero di persone guarite da Covid-19 che possano garantire di essere in un buono stato di salute. I donatori di sangue, sono i protagonisti indiscussi in questo momento.Di tutto ciò ne dobbiamo essere coscienti tutti e io, in qualità di Presidente Regionale, mi adopererò affinché questo possa avvenire anche nella nostra Regione. L’importante è prelevare plasma dai guariti del coronavirus o trovare gli asintomatici, che hanno sviluppato i relativi anticorpi e poi attraverso un prelievo di sangue vedere se hanno sviluppato gli anticorpi capaci di combattere il virus e per poter permettere all’organismo di rispondere con efficacia nei confronti dello stesso.
Per fare questo vanno incrementate le raccolte di sacche di plasma e va verificato se c’è il fattore G, come avvenuto su esperimenti fatti a Castiglione D'Adda, che su 60 donatori 40 sono risultati asintomatici e avevano già sviluppato gli anticorpi per il coronavirus.
Noi donatori dobbiamo fare la nostra parte incrementando considerevolmente sul nostro territorio la donazione di plasma, sollecitiamo il Civis e il Centro Nazionale sangue, affinché in tutto il territorio nazionale si possano fare i controlli previsti. I servizi sanitari devono avere la possibilità di conoscere la positività al virus dei donatori asintomatici, cosa che fino ad adesso in Umbria non si è fatto.
Tutto ciò potrebbe risultare di vitale importanza, ecco perché ci aspettiamo dai nostri centri di raccolta cheinizino, anche in Umbria, a fare le dovute verifiche e che si aumentino le donazioni di plasma rispetto al sangue intero. L’Umbria è molto carente nel numero delle plasmaferisi, alla fine di marzo erano -26% rispetto all’anno precedente. La provincia di Terni in primis è il fanalino di coda nella donazione del plasma. Siamo in prima linea come volontari per combattere il virus e in questo momento chiediamo a tutti i donatori di andare a donare il plasma." Così in una nota il Presidente dell' Avis Umbria, Andrea Marchini.
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