(ASI) Chieti – Nel capoluogo abruzzese di Chieti, è sempre stato vivo almeno dal Cinquecento, benché non abbia nessun fondamento storico concreto, il rapporto identitario con la fondazione mitologica della città da parte del Pelide Achille eroe dell'Illiade, a tal punto che l' “Achille a Cavallo” è entrato nel simbolo stesso del Comune.

Siamo di fronte a una vera e propria “eredità culturale” che è entrata nel cuore e nella mente dei Teatini attraverso eventi, pubblicazioni e monumenti.

A tal proposito, sono diversi gli storici che ne trattano. Lo storico abruzzese Gennaro Ravizza (Lanciano 1766 – Chieti 1836) ne parla nella sua opera “Epigrammi antichi de' mezzi tempi e moderni pertiennti alla città di Chieti” (Tipografia Grandoni, Chieti, 1826) in relazione al ritrovamento di un mosaico cittadino raffigurante Ercole e Acheloo.

In città esistevano due monumenti dedicati ad Achille, entrambi purtroppo trafugati, il primo nel 1559 e l'altro, sono fatti di cronaca recente, nel 2017.

Sul primo trafugamento scrive lo storico teatino Girolamo Nicolino (1604 – 1655) nella sua opera “Historia della Città Metropoli di Chieti” (Napoli, Heredi d'Onofrio 1657): “Et in questa medesima Città, vedevasi gli anni a dietro nella piazza maggiore di essa, vicino la porta della Chiesa di S.Giustino suo principal Protettore, sopra d'una colonna eretta la Statua a mezzo busto d'Achille di finissimo marmo e d'esquisittima architettura, sotto della quale stavaon scritti i seguenti versi: Sum caput Achilis quondam dominantis in Urbe Thetis, & in Villis hominum me publico turbe Achille, magnum testatur imago fuisse, Quem Thetis geuit Trianos edomuisse Achillis magni si vis cognoscere vultum, Quem Thetis genuit, videas hoc marmore sculptum (Sono la testa di Achille un tempo signore nella città di Teti e nelle città degli uomini per pubblica voce mi sono testimoni che la immagine del grande Achille fosse, che Teti generò e i Troiani privò della patria. Del grande Achille, se vuoi conoscere il volto, che Teti generò, guardalo scolpito in questo marmo).

Il mezzo busto di Achille in Piazza S.Giustino, spiega sempre Girolamo Nicolino, fu presa nel 1559 dall'allora Preside delle province d'Abruzzo, Don Diego d'Alarcone e Mendoza, per ordine del Duca d'Alcalà, Viceré del Regno che la fece collocare nel cortile del suo palazzo in Spagna a Siviglia, secondo la testimonianza di Don Antonio D'Acosta Giustiziere di Chieti.

La seconda statua, invece, un monumento del Pelide Achille a cavallo realizzata nel 1953 da Domenico Umberto Diano, fondatore e Preside dell'Istituto d'Arte di Chieti, è stata trafugata il 1 maggio 2017 da ladri ancora sconosciuti, approfittando dei lavori di restauro della principale sede comunale cittadina chiamata “Palazzo d'Achille”.

L' “Achille a Cavallo” è anche entrato con lo scudo crociato nello stemma del Comune di Chieti dove fa anche bella mostra di sé il motto “Theate Regia Metropolis Utriusque Aprutinae Provinciae Princeps”, assegnato nel 1443 dal Re Alfonso V d'Aragona ( vedesi il R.D. Del 7 giugno 1943, n.651 e regolamento 652).

In città, diverse aziende, rassegne culturali, società sportive teatine e tanto altro nel corso del tempo hanno usato come loro logo di marketing l'Achille che ormai caratterizza e identifica la città.

A tal proposito, il Circolo culturale “D. Spezioli”, sempre sensibile alla tutela e alla riscoperta dell'identità cittadina, dopo il doloroso furto del 2017 dell' “Achille a Cavallo” si è fatto promotore tramite il Presidente Ugo Iezzi della realizzazione di un busto dell'eroe omerico, realizzato dal maestro Tonino Santeusanio di Crecchio, al fine di collocarla nella Villa Comunale.

 

Ma la Soprintendenza archeologica regionale con sede proprio a Chieti, ha inaspettatamente respinto la richiesta per due motivi, tra cui il non riconoscimento dell'appartenenza del mito d'Achille alla “leggenda popolare” della città di Chieti.

 

Quanto successo è stato visto dalla parte più identitaria della città, come una sorta di colpo inferto alla immagine della città e al prestigio del nome stesso e alla storia di Chieti, e ora si chiede un intervento delle istituzioni sia a livello locale sia regionale, domandandosi se sarebbe mai stata presa una decisione simile in altra città storica e artistica italiana.

 

Così, noi abbiamo chiesto spiegazioni, intervistando la Sovrintendente la Dott.ssa Rosaria Mencarelli a cui abbiamo posto alcune domande:

1) Come mai avete respinto la richiesta di posizionare all’interno della villa comunale del busto di Achille?

“Abbiamo inviato due note all’Associazione Spezioli elencando tutte le argomentazioni che ci hanno motivati a negare il permesso. Essenzialmente, si tratta di due motivi: la scarsa integrabilità paesaggistica ed urbanistica del monumento all’interno di una piazza già satura di elementi architettonici, e l’incongruità storica della riproposizione di un mito che non fa parte della ”leggenda popolare” della città di Chieti ma deriva da una costruzione storiografica di ambito colto del XVI secolo”.

2) Esisteva fino al XVI secolo una statua simile a Piazza S. Giustino poi trafugata e portata a Siviglia, non crede che poteva essere concessa l’autorizzazione almeno per ridare alla città il maltolto?

“Non abbiamo la possibilità né gli strumenti legislativi per avviare un procedimento internazionale di restituzione”.

3) A Chieti da secoli esiste il mito della fondazione della città da parte del Pelide Achille, non crede che per rispettare questa leggenda entrata ormai nel DNA dell’identità teatina la mancata autorizzazione sia l’ennesimo duro colpo all’orgoglio cittadino?

“Come già affermato, questa leggenda deriva dalle tesi di alcuni storiografi del 1500, primo fra tutti il falsario Ceccarelli, che erano famosi per la loro propensione a forzare la verità storica in favore degli interessi delle famiglie nobili al potere e in opposizione al ruolo preminente che allora era svolto da Napoli: si tratta dunque di un mito che non appartiene alla popolazione ma era strumentale al mantenimento del potere da parte di alcune famiglie. La città di Chieti ha moltissimi motivi di orgoglio e punti di forza nella sua storia e nelle sue tradizioni e lo scopo degli organismi di tutela come la Soprintendenza, riassunto negli artt. 3 e 6 del Codice dei Beni Culturali, è quello di salvaguardare il patrimonio storico e culturale e aiutare la popolazione a conoscerlo e ad appropriarsene, nella correttezza scientifica e nell’onestà intellettuale, evitando una errata comprensione di esso”.

4) Avrebbe autorizzato una statua di Gaio Asinio Pollione, condottiero e nobile romano teatino?

“Dipende da diversi fattori: dallo scopo in vista di cui si realizza un’opera, dal contesto in cui si prevede di inserirla, dal messaggio che potrebbe veicolare. Non è detto che la valorizzazione del passato di una città debba passare esclusivamente dal disseminare statue all’interno del tessuto urbano, spesso già così compromesso. A volte è più utile un evento, una conferenza o una qualsiasi forma di promozione culturale: la necessità e l’utilità di un’iniziativa va sempre valutata caso per caso”.

5) Ci parli brevemente della mummia e dell’affresco ritrovati a fine settembre sotto la cripta di San Giustino. A che periodo afferiscono?

“Lo studio sulla cripta di San Giustino e sui recenti rinvenimenti è ancora in corso. Contiamo di comunicare alla cittadinanza i risultati delle ricerche non appena saremo in grado di fornire notizie certe, senza offrire adito a ricostruzioni più o meno fantasiose e infondate”.

6) Eventuali progetti in breve per la valorizzazione dell’antica Teate Marrucinorum…

“I progetti della SABAP Abruzzo sono resi noti dal nostro Ufficio comunicazione volta per volta, in modo da garantirne la massima diffusione tramite stampa, media e web. Per ora sono in corso visite guidate alle Terme di Teate, in collaborazione con associazioni e professionisti attivi sul territorio, e un’importante mostra sull’archeologia preventiva a Palazzo Zambra. Con il nuovo anno, inoltre, riprenderemo gli incontri periodici “Patrimonio culturale… parliamone”, che vorremmo estendere anche ad altre città dell’Abruzzo”.

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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