(ASI) Corsica – La Globalizzazione con il suo tentativo di omologare culturalmente i Popoli e le culture della terra, sta facendo venire fuori antichi particolarismi nazionalisti mai completamente sopiti che stanno corrodendo gli Stati Nazione europei che da una parte cedono le proprie competenze ad organismi sovrannazionali come l'Unione Europea, mentre dall'altro sono sottoposti a processi corrosivi interni, portati avanti da forze centripete indipendentiste e/o autonomiste.

Questo è il caso della Catalogna in Spagna, della Scozia in Gran Bretagna, della Tridentina in Italia e anche la Francia, lo Stato Nazionale “più antico”,  non è stata risparmiata, con i movimenti di indipendenza e autonomia che nascono in Bretagna, in Provenza, in Occitania, in Langue d'Oc e soprattutto in Corsica.

La divisione dell'Unione Europea in due fasce, quella nord economicamente e finanziariamente più florida e quella meridionale più in difficoltà, ha favorito la nascita di governi nazional-popolari nel Vecchio Continente e nel Mediterraneo che vedono come punto di riferimento il governo italiano giallo – verde del Prof. Conte, appoggiato dal Movimento 5 Stelle di Di Maio e dalla Lega di Salvini che si è eretto ad alfiere delle autonomie e dell'indipendenza dei popoli dal “Leviatano”  della Finanza Internazionale.

A tal proposito, esaminiamo il caso della Corsica che recentemente è diventato di estrema attualità dopo le rivendicazioni di autonomia che provengono da questo territorio, a causa dell'estremo centralismo francese che soffocherebbe secondo i nazionalisti corsi ogni loro diritto in tal senso.

La Corsica (con attualmente poco più di 300 mila abitanti e una superficie di 8680 kmq per una densità di soli 36,89 ab/kmq), isola fra il Mar Ligure che la separa dalla Costa Azzurra, il Mar Tirreno che la divide dalla Toscana e le Bocche di Bonifacio che segnano il confine con la Sardegna, prevalentemente montuosa con cime innevate spesso anche nella bella stagione che superano i 2500 metri che hanno la sommità massima nel  Monte Cinto (2706 metri slm), ha sempre avuto nella geografia fisica il fattore che ha influenzato maggiormente la sua storia: l'ha difesa dai potenti invasori esterni Pisani, Genovesi e Francesi che hanno faticato non poco a controllarla e ha diviso l'isola in due aree di influenza socio - politica, la parte sud - occidentale che dal Medioevo fino al XVIII secolo prendeva il nome di “Terra dei Comuni” con città autonome e cultura più autoctona e la parte nord – orientale che nello stesso periodo si chiamava “Terra dei Signori” con potenti feudatari che aveva una maggiore influenza culturale legata alla Penisola Italiana. Questa situazione rendeva l'isola simile all'Italia con estrema frammentazione politica e perciò appetibile per facili conquiste.

La Corsica, per la suddetta debolezza politica è sempre stata legata a potentati esterni: ai Greci, agli Etruschi  e ai Cartaginesi prima di entrare sotto l'influenza romana, per poi finire sotto la pertinenza dello Stato Pontificio nell'Alto Medioevo dopo la donazione che ci sarebbe stata da parte dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo Magno a Papa Leone III. (Lodovico Antonio Muratori, “Annali d'Italia”, dal principio dell'era volgare sino all'anno 1500, G. Pasquali, 1744).

Lo Stato Pontificio “proprietario” dell'isola, ha pressoché sempre delegato la sovranità della Corsica a potenze politiche amiche come i Pisani, i Genovesi e gli Aragonesi legate a doppio filo alla Penisola Italiana. Anche le lotte fra i potentati locali o le aspirazioni indipendentiste e autonomiste della popolazione  erano sempre da ascriversi all'interno delle rivolte tipiche dell' “Età d'Ancien Regime” per il riconoscimento di concessioni da parte di signori e sovrani.

Solo nel 1768, col Trattato di Versailles, con cui i Genovesi cedettero il "possesso" della Corsica ai Francesi come "pegno" per i debiti contratti, ci fu lo strappo che assegnò a un regno straniero,non italiano, l'isola che in realtà rimaneva di "proprietà" dello Stato Pontificio.

Genova mantenne sempre la facoltà di riprendere il possesso dell'isola una volta saldati i debiti con la Francia e ristabilito, con l'aiuto delle truppe transalpine, l'ordine nella Corsica dove infuriavano delle rivolte.

Ma la Francia non tenne mai fede a quanto stabilito nel Trattato di Versailles del 1768, anzi invase la Repubblica di Genova che nel 1797 capitolò.

Da quel momento la Corsica fu il primo territorio italiano di sangue, cultura, storia e tradizioni a finire sotto il "giogo" di uno Stato Nazionale moderno, ossia la Monarchia Assolutista francese poi divenuta Repubblica Francese, ma nel contempo fu ovviamente il primo territorio ad avere un vero e proprio moto risorgimentale di indipendenza nazionalpopolare ed autodeterminazione popolare con i tumulti capeggiati da Pasquale Paoli, considerato il "Padre delle Patria" dei Corsi (“U Babu di a Patria”) nel 1768 – 1769.

Pasquale Paoli, nato a Stretta di Morosaglia nel 1725, militare e politico cresciuto alla "scuola" napoletana e allievo di illuministi  partenopei del calibro di Antonio Genovesi e del Filangieri, fu il primo a lottare per l'indipendenza dei Corsi nell'ambito dell'autonomia federale di cui ha goduto la Penisola Italiana fino all'Unità d'Italia divisa in Stati macroregionali liberi, ma accomunati da sangue, lingua, tradizioni, cultura e religione.

Paoli che aveva stabilito la sua capitale a Corte fu costretto a fuggire in esilio a Londra, dove nel 1778 entrò in Massoneria. Così, grazie alla sua appartenenza massonica poté ritornare in Corsica nel 1790 come generale dell'esercito rivoluzionario francese, dove stufo dell'accentramento dello Stato giacobino, nel 1793 dichiarò l'indipendenza dell'isola con l'aiuto della Massoneria Scozzese. La Corsica indipendente di Paoli venne dotata anche di una Carta Costituzionale votata e non concessa. Pauli governò l'isola fino al 1796, quando fuggì nuovamente nella capitale britannica dove morì nel 1807.

A tal proposito, sulla lotta di indipendenza dei Corsi scriveva Pasquale Paoli a Napoli nel 1750 "Siamo Còrsi per nascita e sentimenti, ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, costumi e tradizioni... E tutti gli italiani sono fratelli e solidali davanti alla Storia e davanti a Dio... Come Còrsi non vogliamo essere né servi e né "ribelli" e come italiani abbiamo il diritto di essere trattati uguale agli altri italiani... O non saremo nulla... O vinceremo con l'onore o moriremo con le armi in mano... La nostra guerra di liberazione è santa e giusta, come santo e giusto è il nome di Dio, e qui, nei nostri monti, spunterà per l'Italia il sole della libertà" (Carlo Silvano, “Breve Storia di Nizza”, Youcanprint, 15 luglio 2015, ISBN 978-88-911-9757-3. ).

Da quel giorno del 1796 quando la nave che portava Pasquale Paoli levò l'ancora, la Corsica ha visto pressoché fallire ogni possibilità non solo di indipendenza, ma di riconoscimento di sostanziale autonomia dalla Repubblica Francese.

I movimenti nazionalisti corsi hanno condotto una battaglia solitaria per il riconoscimento dei loro diritti che purtroppo spesso é sfociata in atti di violenza (ad esempio l'uccisione del Prefetto dell'Isola nel 1998), traditi sia dai politici francesi che hanno sempre considerato l'isola di scarso peso politico, sia dall'Italia che unificata come Stato Nazionale moderno dai Savoia, sovrani filo francesi, alleati di Napoleone III e accentratori del potere unitario, hanno fatto cadere nel dimenticatoio l'irredentismo corso ed occidentale, cedendo anche Nizza e la Savoia alla Francia nel 1861.

Ma oggi con la mancata registrazione all'Onu da parte della Francia del Trattato di Versailles del 1768 e le rinnovate volontà autonomiste corse ravvivate dai problemi di convivenza con i cittadini francesi, soprattutto di origine africana, stabilitisi sull'isola, da più parti a Bastia, Corte ed Ajaccio si chiede un referendum autonomista o addirittura il ricorso alla Corte Europea per chiedere l'Indipendenza della Corsica dalla Francia.

 

Cristiano Vignali -  Agenzia Stampa Italia

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