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Anche pensando a cristina, ACS ha presentato agli Ambasciatori UE il Piano Marshall per Ninive

Di Redazione ASI 16 Giugno 2017 – 14:07 2 min di lettura

confambue(ASI) «Torna immediatamente sull’autobus oppure massacriamo te e tua figlia». Era il 22 agosto 2014 quando la piccola Cristina, bambina siro-cattolica di appena tre anni, è stata strappata alla madre da uomini dello Stato Islamico.
La sua famiglia non era riuscita a fuggire prima dell’invasione dell’ISIS, nella notte tra il 6 e il 7 agosto, ed era tra le poche rimaste a Qaraqosh. Ma poi gli estremisti hanno obbligato anche loro ad andare via.

«La madre di Cristina è stata costretta a salire sull’autobus che li avrebbe condotti ad Erbil – racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre padre Ignatius Offy, sacerdote siro-cattolico vicino alla famiglia – e da allora non aveva più rivisto la sua bambina. Fino a 5 giorni fa, quando ha finalmente potuto riabbracciarla».

Sin dalla presa della Piana di Ninive da parte del Califfato, padre Offy ha cercato di rintracciare i suoi fedeli che erano stati rapiti dai jihadisti, «e Cristina in particolar modo, perché era la più piccola di tutti». In questi anni, a Khouder Ezzo e a sua moglie Aida Hanna erano giunte notizie della loro bambina. Dapprima era stata vista con un soldato dell’ISIS vicino ad una moschea e poi con una famiglia musulmana che viveva a Mosul, nel quartiere Tanak.

«Quella famiglia aveva preso Cristina in una moschea di Mosul – spiega padre Offy – Avrebbero voluto restituirla ai suoi genitori, ma temevano per la sua sicurezza. Così l’hanno tenuta con loro, amata e curata come una figlia». Quando la famiglia musulmana si è traferita da Mosul in un’area più sicura, ha finalmente contattato il fratello maggiore di Cristina e il 10 giugno la piccola è tornata tra le braccia della sua mamma.

«Un vero miracolo per il quale i genitori hanno pregato tanto – afferma il sacerdote – il padre ha recitato il rosario ogni giorno affinché sua figlia tornasse». Come comprensibile, la bambina è tuttavia profondamente traumatizzata. «Durante questi tre anni ha dimenticato la sua famiglia e anche la sua madre lingua, il siriaco. Ormai conosce solo l’arabo e in ogni caso parla pochissimo. Ha bisogno di un sostegno psicologico».

Oggi la famiglia di Cristina vive in un caravan ad Erbil. Qaraqosh è stata liberata ma la loro casa è stata completamente distrutta dall’ISIS. Come la loro, sono circa 13mila le abitazioni cristiane della Piana di Ninive che necessitano di essere restaurate o interamente ricostruite.

A tal fine Aiuto alla Chiesa che Soffre ha varato un piano di ricostruzione stimato attorno ai 230 milioni di euro. «Un vero e proprio Piano Marshall – spiega il direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro – che riporterà alla cristianità la Piana di Ninive». Il piano di intervento è stato presentato nei giorni scorsi da ACS agli ambasciatori europei accreditati presso la Santa Sede. «È nostra intenzione coinvolgere nel nostro progetto anche i governi, affinché contribuiscano a restituire alle famiglie cristiane quella vita che è stata loro strappata dall’ISIS. Ora che i jihadisti colpiscono sempre più il “nostro” Occidente, sostenere i cristiani perseguitati rappresenta il primo e il più efficace vaccino contro l’estremismo».

Roma, 15 giugno 2017

Nota della Redazione

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