(ASI) All'udienza di mercoledì 4 febbraio 2015, giorno di sant'Agata, Papa Francesco ha continuato a parlare della figura del padre, il grande assente dei giorni nostri.

Il tema sta molto a cuore al Pontefice perché si tratta di una vera e propria emergenza familiare ed educativa. Numerosi sociologi, filosofi, psicologi si stanno occupando da tanto di questa fondamentale figura, indispensabile alla crescita e realizzazione di ogni essere umano. È certamente importante premettere che, secondo gli esperti, numerose disfunzioni della società moderna sono dovute all'abbandono del proprio ruolo da parte dei padri che, spaventati dai nuovi scenari familiari e sociali, sconosciuti alla generazione dei nostri predecessori, fuggono dai loro diritti e doveri di genitori.

Papa Francesco, con il suo modo originale di esporre il suo pensiero e le tematiche che gli stanno a cuore, imposta il suo discorso in maniera rivoluzionaria, dalla parte del padre. Così facendo immagina la soddisfazione di un papà nell’ascoltare il figlio adulto esprimersi con parole vestite di saggezza. Che soddisfazione! Quando vedi un figlio comportarsi secondo la Sapienza di Dio, capisci che si è svolto un buon lavoro. Ma in cosa consiste questo buon lavoro? Secondo il Santo Padre un bravo papà deve lasciarsi guidare da Dio nel suo mestiere. Perché i compiti del padre sono noti a tutti, o meglio, erano, in quanto oggi sembrano andati perduti. O forse nessuno ha più il coraggio di attuarli, di metterli in pratica, di assolverli. Secondo Padre Bergoglio il babbo deve insegnare cose che il figlio non sa, avvisare dei pericoli, impedire le attività pericolose, rimproverare, questa abitudine dimenticata, quando il figlio sbaglia. Ed è proprio qui che iniziano i problemi perché correggere vuol dire mettersi in discussione, rischiare l’incomprensione con il figlio che, al momento potrebbe non capire, significa poter sbagliare e dover tornare sui propri passi e chiedere scusa. Un grande lavoro che oggi nessuno vuole più affrontare preferendo il calcetto con gli amici ad una forte presenza in casa, vicino alla moglie ed ai figli. Il Papa non è proprio d’accordo su questa fuga e richiama i padri alla presenza in famiglia. Presenza stabile, quotidiana, attenta e non distratta. Per poter vigilare sui figli. Ma mette in guardia:”...ma non controllori, perché annullano i figli non li fanno crescere.”. 

E con il richiamo ad ispirarsi alla parabola del padre misericordioso Papa Bergoglio introduce un’altra dritta per i papà del mondo: la pazienza, id est la capacità di attendere, di guardare con benevolenza un’incapacità, forse momentanea, di sopportare una strada sbagliata del figlio adulto, un allontanamento senza sapere quanto durerà. La pazienza porta con sé la capacità di correggere senza avvilire, di rimproverare senza cancellare la dignità del bambino o dell’adolescente. I padri hanno la possibilità privilegiata di spiegare con la loro vita, con il loro esempio, con le loro parole il “Padre Nostro” ai figli. Perché i piccoli si faranno un’immagine di Dio partendo dall’immagine del proprio padre. Non è cosa da poco. Gli uomini chiamati a questo compito non devono spaventarsi. L’incarico è sicuramente superiore alle loro forze. Ma Dio agisce così. Prima chiama chi sceglie e poi fornisce gli strumenti a chi rimane in dialogo con Lui. Da qui l’importanza per un papà di rimanere in relazione con il Signore per non perdere la grazia ricevuta e conservare il coraggio, per rimanere fermi e saldi al loro posto. Come ha fatto, qualche buon anno fa, San Giuseppe, il padre del Messia.

Ilaria Delicati-Agenzia Stampa Italia

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