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Speciale

Fatturato da record per i crimini ambientali

Di Fabrizio Di Ernesto 10 Luglio 2014 – 09:05 2 min di lettura

(ASI) 213 miliardi di dollari. A tanto ammonta ogni anno il fatturato realizzato dalla criminalità organizzata ai danni dell’ambiente.

A comunicare questa cifra l’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, che nei giorni scorsi a Nairobi ha raccolto circa 1300 partecipanti, tra ministri dell’Ambiente di tutto il mondo, rappresentanti dell’Interpol e funzionari del Palazzo di vetro, oltre a giudici, economisti ed esponenti della società civile di tutto il globo e che ha analizzato la criminalità ambientale tratteggiando un quadro drammatico in merito al traffico illegale legato all’ambiente. I numeri di questo mercato sono stati messi nero su bianco su rapporto “La crisi del crimine ambientale” realizzato da Unep e Interpol.

Solo la deforestazione permette alla criminalità organizzata di incassare tra i 30 ed i 100 miliardi dollari comprendo da solo un quarto del fabbisogno mondiale di legname e cellulosa. Carta, polpa, trucioli di legno, infatti, sono i prodotti più adatti per occultare le provenienze illecite del legname entrando facilmente anche nei mercati di Stati Uniti ed Europa.

Altra voce pesante sul bilancio quello legato allo sfruttamento illegale della flora e della fauna il cui giro d’affari varia tra i 7 e i 23 miliardi di dollari, più o meno come il traffico internazionale di varie specie protette ed in via d’estinzione, senza contare poi il bracconaggio di animali esotici.

Un capitolo a parte è poi quello relativo al commercio illecito di avorio che produce una drastica riduzione degli elefanti, specie nel Continente nero dove ogni anno, viene stimato nel rapporto, vengono uccisi oltre 20mila elefanti, su una popolazione mondiale stimata tra le 240mila e le 650mila unità. La ricerca di questo materiale solo negli ultimi 5 anni ha prodotto una diminuzione del 62% degli elefanti. Situazione simile a quella dei rinoceronti, sempre più ricercati da questi trafficanti senza scrupoli per i loro corni; se nel 2007 si sono registrate 50 uccisioni lo scorso anno questo numero è salito fino a toccare le 1000 unità. Sempre nel 2013 la mattanza non ha risparmiato nemmeno i primati visto che le stime ufficiali denunciano la morte violenta di 643 scimpanzé, 48 bonobo, 98 gorilla e oltre mille oranghi. Da tenere presente poi che i proventi di questi traffici illeciti vengono poi utilizzati per finanziare altre attività illegali di vario genere.

Secondo l’Onu l’avorio rappresenta una delle principali fonti di reddito per le milizie armate operanti nella Repubblica democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana, oltre a bande che operano in Sudan, Ciad e Niger.

Importante anche il ruolo del carbone grazie al quale, secondo l’Interpol, milizie e gruppi terroristici delle sole nazioni africane, “possono arrivare a guadagnare dai 111 ai 289 milioni di dollari l’anno dal commercio di carbone”.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

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