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Interviste

Feisal Al Mohamad (Consiglio nazionale siriano): “In Siria non c'e' il rischio di una teocrazia”

Di Marco Petrelli 21 Aprile 2013 – 23:00 2 min di lettura
(ASI)“L'Italia deve riacquistare una centralità nella mediazione con i popoli mediorientali”. Feisal Al Mohamad, medico membro del Consiglio Nazionale siriano, non ha dubbi sul ruolo del nostro Paese nel contesto di dialogo con le realtà mediorientali. Lo incontriamo in occasione della presentazione di Hezbollah, tra integrazione politica e lotta armata (M. Bressan, Datanews , 2013) interessante ricerca dello studioso ternano Matteo Bressan sul Partito di Dio.

 

Introducendo Hezbollah, tra integrazione politica e lotta armata ha più volte ricordato che l'Italia dovrebbe avere un ruolo di primo piano nella mediazione con la Siria. Perché?

La storia dell'Italia è una storia mediterranea. Tutti i paesi mediterranei fanno riferimento alla civiltà romana. L'Italia è, a mio avviso, erede dell'Impero romano e dovrebbe ricoprire un ruolo, se non uguale a quello dell'impero, per lo meno di centralità nel dialogo con le realtà medio orientali

 

E gli arabi che immagine hanno degli italiani?

Qualsiasi arabo verrebbe volentieri in Italia, avrebbe rapporti di amicizia, di scambio culturale di commercio con l'Italia, sono gli italiani e i loro politici che non lo sanno o non lo vogliono sapere.


Esiste un rischio concreto il dopo Assad possa vedere il paese scivolare verso derive teocratiche?

No e non c'è rischio neanche per Egitto e Tunisia. Probabilmente ad Assad seguirà una fase transitoria prima di approdare alla democrazia, d'altronde è difficile immaginare che dopo anni di ingiustizia un paese riesca in quattro e quattr'otto a diventare democratico.

 

Come fa a dirlo?

Prima di Assad c'è stata forse una teocrazia? No e i musulmani hanno avuto sempre una limitata rappresentanza istituzionale.

Certo va riconosciuto che l'Islam si sia guadagnato il favore della gente attraverso una pI:olitica tesa a creare enti di assistenza alla popolazione, ma la Siria non è così culturalmente legata al discorso religioso da accettare un futuro politico con un governo musulmano.

Una settimana dopo il nostro incontro con Al Mohamad a Istanbul ha avuto luogo il meeting dei Paesi amici della Siria, al quale ha partecipato anche il Fronte al Nasra, battagliero e ben organizzato gruppo di lotta vicino a posizioni jihadiste ed inserito dagli USA nella loro 'lista nera'.

Il segretario di stato americano John Kerry, presente al vertice turco, ha palesato preoccupazione per il rischio di una eventuale deriva teocratica in quella che un tempo fu la culla della cristianità.

Alla luce di questi recenti sviluppi le parole di Faisal al Mohamad sembrano cozzare con una realtà ben più complessa dalla quale il fronte islamico più intransigente potrebbe uscirne rafforzato e pronto a conquistare il potere.


Marco Petrelli - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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