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(ASI) Atteso da anni, al centro di un dibattito serrato, come è normale quando si tratta di decidere su argomenti tanto rilevanti per una Comunità, come quello della cura dei pazienti che necessitano di trattamenti medici psichiatrici (volontari od obbligatori) con ricovero in ambiente ospedaliero.

Il nuovo Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura è adesso realtà. La nuova sede del “Repartino” sostituisce quella, ormai inadeguata, di via dal Pozzo e si trova al piano terra di uno dei Padiglioni dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia, quindi vicina al pronto soccorso, come prescrivono i canoni. Un investimento di circa 250.000 euro per la ristrutturazione e l’arredo dei locali. Due sezioni distinte, uomini e donne, per seicento metri quadrati complessivi tra camere di degenza (singole o doppie, per un totale di 17 posti letto); servizi igienici per ogni camera; locali di soggiorno ed un area di svago per attività terapeutiche e riabilitative; un circuito interno ed esterno di telecamere per la vigilanza degli spazi. Sul retro, un’area verde di circa 200 metri quadri, ad uso dei pazienti con gazebo, prato e panchine. E’ stato inaugurato alla presenza delle massime autorità civili e religiose, a testimoniare l’importanza che le istituzioni annettono alle problematiche dell’assistenza psichiatrica. A dirigere il Servizio, in coabitazione, il professor Roberto Quartesan (direttore della Clinica Psichiatrica dell’Azienda Ospedaliera) ed il dottor Antonio De Pascalis, direttore del Centro Salute Mentale “Perugia Centro”. Un tandem che, alla vigilia, secondo alcuni, era un preannuncio (poi confermato dalla presidente della Regione in sede di in augurazione)di una integrazione su più larga scala (Azienda integrata) da sperimentare nel prossimo futuro tra Università e Azienda ospedaliera. Secondo altri, invece, questo sarebbe semplicemente il massimo equilibrio possibile al momento tra le forze in campo; un equilibrio provvisorio in attesa di ulteriori definizioni già nel medio periodo. I “due primari” guideranno un’équipe di una decina di medici e di una ventina di unità di personale sanitario non medico.

Quello dell’integrazione dei percorsi assistenziali tra Ospedale, Territorio ed Università è stato il filo conduttore degli interventi che si sono succeduti prima del taglio del nastro, di fronte ad un pubblico foltissimo ed interessato. Il Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera, Giuseppe Ambrosio, lo ha definito l’obiettivo di lavoro da oggi in poi. Anche il Sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, ha sottolineato l’importanza di procedere integrando, tra i diversi soggetti pubblici, esperienze, risorse e impegni, ed intrecciandoli con il lavoro che fa il volontariato nell’ambito psichiatrico, avendo come guida il principio della centralità del paziente, delle sue esigenze di benessere personale. Se le polemiche recenti hanno fatto perdere di vista la situazione vera dei servizi psichiatrici a Perugia e in Umbria, ora, per il primo cittadino, occorre riprendere il ragionamento partendo dal riconoscimento che il livello raggiunto negli anni è buono. Però, per Boccali, di più va fatto, a partire dalla programmazione delle politiche della psichiatria, perché la trasformazione delle esigenze e dei bisogni impone risposte più alte e integrate tra territorio, Ospedale ed Università.

Per l’Università è intervenuto il preside della Facoltà di Medicina, Binaglia, che ha voluto, in particolare, ricordare l’opera del Prof. Pietro Borri, uno degli artefici dei progressi della psichiatria a Perugia e non solo. In rappresentanza del Vescovo di Perugia, asssente per altri impegni, ha parlato il Vicario, Don Paolo Giulietti, che ha plaudito alla soluzione dell’annoso problema del “repartino” come cosa che fa onore alla città ed alla comunità in quanto è segno di cura e di attenzione umanitaria, prima ancora che terapeutica, per le persone assistite e per la loro dignità.

Il Direttore Generale della USL n. 2 di Perugia, Legato, ha rivendicato per l’Azienda da lui diretta un’attenzione da sempre forte per le problematiche della psichiaria, se è vero che circa un 3% del bilancio aziendale (circa 20 miloni di euro) ed il lavoro di 120 operatori, sono finalizzati ai servizi psichiatrici del territorio. E’ però giunto, secondo Legato, il momento del salto di qualità, assicurato dal nuovo modello gestionale inaugurato con “repartino” del “Santa Maria della Misericordia”, e cioè il dipartimento interaziendale, nel quale Università, Ospedale e Usl portano ciascuno il proprio contributo di analisi e di gestione dei problemi, senza “svendita” o “annessione” di servizi da parte di nessuno. Un concetto ribadito anche dal rappresentante dei familiari dei pazienti, il dr. Marchetti, che ha espresso apprezzamento per la soluzione trovata e per il modello gestionale individuato, da esportare, secondo lui, anche in altre regioni.

Il Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera, Orlandi, facendo gli onori di casa, ha sottolineato la linearità del percorso che ha permesso di realizzare in poco tempo un servizio ed un modo di gestirlo che ben si innestano nella storia di avanguardia della psichiatria umbra e italiana. “Quando la politica dà indirizzi chiari e la tecnostruttura funziona, si possono dare risposte di livello in tempi rapidi” come quella del nuovo “repartino”. La gestione a più mani, poi, rappresenta per Orlandi un segno della capacità di una classe dirigente, nel suo complesso, di innovarsi per dare risposte al passo con le esigenze dei tempi, avendo comunque la capacità di far ruotare le scelte sempre attorno a due cardini imprescindibili per la sanità in generale e la psichiatria in particolare, ovvero il rispetto della dignità della persona e l’appropriatezza degli interventi. Fa parte del concetto, il fatto che, se è vero che l’ospedalizzazione rappresenta un segmento minimo degli interventi e delle politiche in materia psichiatrica, tuttavia, l’Umbria assiste ad una non trascurabile tendenza al ricorso al ricovero psichiatrico fuori Umbria, con perdita di pazienti e di risorse verso le altre regioni, e ciò deve richiamare tutti a correggere ciò che va corretto proprio in termini di adeguatezza.

I saluti sono stati chiusi dalla Presidente della Regione, Katiuscia Marini, che ha anzitutto elogiato il metodo di lavoro che ha portato alla realizzazione del nuovo repartino. “La Regione ha costruito un atto di indirizzo preciso, con crono-programma, tappe e accordi condivisi, in attuazione degli obiettivi del Piano Sanitario regionale ed in coerenza con le linee di indirizzo dell’Unione Europea per la salute mentale e con il Piano Sanitario nazionale di recente approvazione. Le due Aziende, l’Università, le Associazioni del volontariato, il cosiddetto Forum del Terzo Settore, hanno dato tutti il loro apporto di idee, suggerimenti ed osservazioni, che la politica è stata in grado di ascoltare e recepire. Ecco perché il nuovo Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura di Perugia è nato sapendo mettere al centro del lavoro di costruzione la “centralità del paziente” e delle sue esigenze, e mettendo in secondo piano l’attenzione per la composizione di tutti gli altri interessi, professionali, di carriere, etc, pure importanti per la qualità del servizio. La Giunta regionale considera, perciò, questa realizzazione un’occasione preziosa per iniziare a costruire, formalmente e nei contenuti di sostanza, la rete ed il coordinamento dei Servizi di salute mentale, secondo un modello che mette insieme le professionalità e le capacità egli operatori delle Aziende sanitarie e dell’Università, con tutte le sue tre vocazioni: didattica, di ricerca e di assistenza. La Marini ha esplicitamente detto che questo modello fa da battistrada alla costituzione dell’Azienda integrata ospedaliera-universitaria, chiarendo così che la stessa resta un obiettivo prioritario delle scelte regionali in materia di organizzazione sanitaria. L’impegno della Regione per la psichiatria, dopo il nuovo “repartino”si indirizzerà, però, ha detto Marini, verso tutto ciò che non è ospedale, ed in particolare, in ossequio al principio di appropriatezza richiamato da Orlandi, verso i servizi territoriali, domiciliari e comunitari e la prevenzione dei disagi psichici, specie nelle fasce d’età giovanili, cui saranno destinate specifiche risorse aggiuntive.

 

 

 

 

 

 

 

 

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