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(ASI) Lettere in Redazione. Sotto la copertura del silenzio quasi assoluto dei media e delle istituzioni interessate, il 3 gennaio scorso, subito dopo l’ insediamento a Palazzo Chigi dell’ esecutivo guidato da Mario Monti, sono passati dalle casse del Tesoro a quelle del colosso bancario americano Morgan Stanley quasi 3 miliardi di euro.

La straordinaria cifra, equivalente a circa un decimo della manovra “Salva Italia” e a quasi la metà dell’ aumento della pressione fiscale a carico dei cittadini italiani per quest anno, è stata corrisposta a chiusura di debiti fondati su contratti derivati posti in essere tra lo Stato Italiano e la banca statunitense nel 1994 per la regolarizzazione dei conti pubblici al fine dell’ entrata dell’ Italia nella moneta unica, dall’ allora direttore generale del Tesoro e attuale presidente della BCE Mario Draghi.

Fin qui potrebbe sembrare un normale processo di estinzione di un’ obbligazione da parte dello Stato Italiano verso un qualsiasi creditore, ma la vicenda presenta diverse anomalie e singolarità: innanzitutto l’ opzione presenta una clausola di rientro immediato, che non è presente in quasi nessun rapporto finanziario in derivati ma soltanto nella fattispecie in esame; inoltre influente personaggio dell’ esecutivo di Morgan Stanley è Giovanni Monti, il figlio del Presidente del Consiglio Italiano.

Viene da chiedersi, perchè proprio subito dopo l’ insediamento del governo Monti la banca americana richiede l’ estinzione del debito allo Stato Italiano? Ha inciso la circostanza che Giovanni Monti abbia un ruolo di primo piano nell’ esecutivo di Morgan Stanley? Era necessario, in un momento di crisi economica e nel quale si stanno imponendo sacrifici e austerità ai cittadini italiani, corrispondere una così ingente somma di denaro pubblico ad una banca di investimento privata? Lo Stato Italiano poteva opporsi all’ obbligo di restituzione degli interessi sul prestito, e per quali motivi?

Una prima risposta a queste domande arriva dal Sottosegretario all’ Istruzione, Marco Rossi Doria, a seguito di un’ interrogazione parlamentare formulata dal deputato IDV Antonio Borghesi, che testualmente dichiara “che alla fine del 2011 e con regolamento il Ministero dell’economia e delle finanze, in data 3 gennaio 2012, ha proceduto alla chiusura di alcuni derivati in essere con Morgan Stanley (due interest rate swap e due swaption) in conseguenza di una clausola di « Additional Termination Event » presente nel contratto quadro (ISDA Master Agreement) che regolava i rapporti tra la Repubblica Italiana e la
banca in questione. Tale clausola, risalente alla data di stipula del contratto, nel 1994, era unica e
non presente in nessun altro contratto quadro vigente tra il Ministero e le sue controparti, e non è stato possibile, nel corso degli ultimi anni, rinegoziare la stessa. In virtù di tale clausola, si è proceduto
alla chiusura anticipata di alcuni derivati con Morgan Stanley, regolandone il controvalore
in 2,567 miliardi senza il coinvolgimento di terze parti”.

Due elementi importanti emergono dalle affermazioni di Rossi Doria: innanzitutto il Sottosegretario ci tiene a specificare che la particolare clausola rescissoria di « Additional Termination Event » contenuta nel contratto con Morgan Stanley è unica tra questa tipologia di contratti posti in essere dallo Stato Italiano.

In secondo luogo il Sottosegretario dichiara che nel contratto con Morgan Stanley sono state sottoscritte anche due swaption: a questo proposito il Ministero dell’ Economia nella bozza di regolamento per i prodotti derivati e il loro utilizzo negli enti locali prevede esplicitamente che si possano sottoscrivere contratti di cap, di swap ma non contratti di swaption.

Ecco perchè forse era doveroso per lo Stato Italiano procedere, prima del pagamento, a valutare il cosiddetto “rischio controparte”.

Altresì sarebbe stato importante in questo caso istituire una consultazione fra esperti, la cosiddetta “peer review”, nella fase di pagamento, per valutare la eventuale legittimità della richiesta di saldo su tali opzioni da parte di Morgan Stanley.

Proprio a questo proposito infatti la disciplina normativa impone al governo di mettere in competizione le banche che trattano derivati per la gestione del debito esigendo il dettaglio delle commissioni e dei costi di ciascun elemento del derivato sottoscritto, comunicando la politica di bilancio, le scelte di emissione e i derivati scelti per perseguirla, e comunicando le commissioni pagate alle banche sui derivati.

Quindi prima di procedere al pagamento di una somma così importante per lo Stato Italiano, soprattutto in questo momento storico, sarebbe stato opportuno seguire l’ iter dettato dalla legislazione in materia e soprattutto pubblicare i risultati ed eventuali anomalie alla collettività.

Sarebbe stata opportuna una ferma contestazione delle pretese di restituzione della banca americana attraverso una revisione paritaria delle condizioni alle quali il contratto, che sembra essere a dir poco iniquo e vessatorio, fu stipulato, soprattutto nell’ interesse dei cittadini.

Esiste, perltro, una prassi della giurisprudenza che assicura il diritto ai Comuni italiani di sospendere le obbligazioni di swap sottoscritte, qualora il pagamento di quest’ ultime comprometta i fondi per le esigenze primarie di governo e per la gestione del territorio.

Proprio in riferimento a questo tipo di giurisprudenza , se è stato evidenziato come, quando il pagamento di tali obbligazioni arrecano l’ elemento di pregiudizio grave di non poter far fronte agli scopi primari del governo, esse possano essere sospese, ci chiediamo perchè il Governo Italiano ha voluto a tutti i costi soddisfare il credito di Morgan Stanley, sebbene nell’ attuale contesto di crisi economica tale somma sarebbe stata fondamentale per evitare la ulteriore pressione fiscale a discapito dei cittadini italiani.

E’ notizia di ieri che l’ On. Roberto Fiore, ex europarlamentare di Forza Nuova ha presentato sulla base di questi elementi, coadiuvato dall’ Avv. Antonio Pimpini, esperto di finanza, un esposto alla Procura della Repubblica di Trani, che già in passato ha indagato sulla legittimità delle sentenze delle agenzie di rating in relazione all’ influenza negativa che le stesse hanno avuto sull’ economia italiana, per indagare sulla legittimità di questo trasferimento di denaro.

 

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