Lunedì, 31 Agosto 2026
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Politica Nazionale

Valdegamberi (Futuro Nazionale): "La finta liberazione di Zaia, il "Signor Morte", Radicali e Sinistra Non è libertà se lo Stato non garantisce alternative alla morte e produce disperazione. così in Canada"

Di Redazione ASI 31 Agosto 2026 – 09:05 6 min di lettura

(ASI)"Zaia, che oggi si propone come il 'Signor Morte' della politica veneta, insieme ai Radicali e alla sinistra, presenta l'accesso alla morte medicalmente assistita come una conquista di libertà.

Ma una società seria dovrebbe interrogarsi prima sulle condizioni nelle quali quella presunta libertà viene esercitata. Non basta aprire la porta della morte per poter dire di aver liberato una persona."Lo afferma  in una nota il  Consigliere Regionale Stefano Valdegamberi (Futuro Nazionale), intervenendo sul dibattito sull'eutanasia e sul fine vita."Una persona è veramente libera quando ha davanti a sé alternative reali. Se invece è malata, disabile, sola, impoverita, bloccata in una lista d'attesa infinita, senza la possibilità economica di curarsi privatamente, senza un'adeguata assistenza o convinta di essere un peso per la propria famiglia e per la società, la scelta della morte può essere profondamente condizionata dalle circostanze"."E allora la domanda è molto semplice: che cosa c'è di libero in una scelta compiuta quando tutte le alternative alla morte sono diventate difficili, costose o addirittura inesistenti?""Questa è la contraddizione della cosiddetta battaglia di liberazione di Zaia, dei Radicali e della sinistra: ci dicono che liberiamo la persona perché le permettiamo di morire, ma non ci chiediamo abbastanza se quella persona sia davvero libera perché lo Stato le ha garantito cure, assistenza, sostegno, dignità, relazioni e una vita possibile"."La vera libertà non è scegliere tra soffrire e morire. La vera libertà è poter scegliere di vivere senza essere schiacciati dalla sofferenza, dalla solitudine, dalla povertà e dall'abbandono.""Il Canada dovrebbe essere il più grande campanello d'allarme per chi oggi in Italia vuole percorrere questa strada. Si è partiti nel 2016 da una disciplina presentata come destinata a situazioni particolari e, passo dopo passo, il perimetro è stato ampliato. Nel 2024 sono state 16.499 le persone che hanno ricevuto la morte medicalmente assistita: circa il 5,1% di tutti i decessi del Paese. Dal 2016 il numero complessivo ha superato le 76 mila persone"."Ma soprattutto, dal 2021, non è più necessario che la morte naturale della persona sia ragionevolmente prevedibile. Nel 2024 sono state 732 le persone che hanno avuto accesso alla morte attraverso questo percorso. Non significa che tutti questi casi siano illegittimi o che vi siano automaticamente degli abusi. Significa però che il confine iniziale si è spostato, e che quello che veniva presentato come un'eccezione è diventato un fenomeno di dimensioni considerevoli"."E proprio questo dovrebbe farci riflettere. Perché ogni volta che viene proposta un'estensione ci viene detto che si tratta di una modifica limitata, controllata, sottoposta a garanzie. Ma il problema vero è ciò che accade nel tempo. Un confine spostato una volta può essere spostato ancora.""Non è un allarme lanciato soltanto da chi è contrario all'eutanasia. Le Nazioni Unite hanno espresso una forte preoccupazione proprio per la situazione canadese, richiamando il rischio che le persone con disabilità possano trovarsi davanti a una scelta condizionata dalle disuguaglianze, dall'isolamento, dalla discriminazione e dalla mancanza di adeguati sostegni. È un richiamo che non possiamo ignorare"."Perché se una persona disabile soffre, la risposta dello Stato non può essere semplicemente offrirle la possibilità di morire. Se una persona anziana è sola, dobbiamo garantirle compagnia e assistenza. Se una persona malata non riceve cure adeguate, dobbiamo curarla. Se non può permettersi una prestazione sanitaria privata, dobbiamo garantire una sanità pubblica che funzioni. Se è bloccata in una lista d'attesa, dobbiamo ridurre quella lista, non trasformare la sua disperazione in una presunta libertà di morire"."Lo Stato ha il dovere di curare il problema, non di eliminare la persona che porta quel problema.""C'è poi un'altra questione sulla quale dobbiamo essere estremamente vigili: quella economica. Una sanità sempre più costosa, una popolazione che invecchia, un numero crescente di malati cronici e persone non autosufficienti pongono problemi enormi di spesa pubblica. È proprio in questo contesto che dobbiamo impedire che la morte medicalmente procurata possa diventare, anche solo indirettamente, una risposta alla difficoltà di sostenere i costi dell'assistenza"."Non sto dicendo che Zaia, i Radicali o la sinistra vogliano utilizzare l'eutanasia per risparmiare. Sto dicendo che una società deve evitare qualsiasi meccanismo nel quale curare e assistere una persona costi molto più che accompagnarla alla morte. Perché nel momento in cui la logica economica entra nella valutazione della vita umana, abbiamo già imboccato una strada pericolosissima"."E qui torniamo alla cosiddetta "libera scelta". Una scelta può essere formalmente libera e sostanzialmente condizionata. Se davanti a una persona mettiamo da una parte mesi o anni di attesa, cure private che non può permettersi, assistenza insufficiente, solitudine e paura di essere un peso e dall'altra una procedura rapida che pone fine alla sofferenza, non possiamo far finta che quelle due alternative siano equivalenti"."Per questo rivolgo a Zaia, ai Radicali e alla sinistra una domanda molto semplice: dove intendete fermarvi? Qual è il limite che non deve essere superato? E quali garanzie impedirebbero che domani quel limite venga nuovamente spostato?""Perché il Canada ci dimostra che il problema non è soltanto quello che una legge stabilisce oggi. Il problema è ciò che può diventare domani attraverso nuove interpretazioni, nuove sentenze, nuove estensioni e una progressiva normalizzazione della morte medicalmente procurata"."Si comincia dal caso limite. Poi si allarga la platea. Poi si eliminano alcuni requisiti. Poi si arriva a persone che non sono alla fine della vita. E ogni volta ci viene detto che si tratta ancora di una situazione eccezionale.""Ma quando l'eccezione diventa sempre più ampia, rischia di trasformarsi nella regola"."Per questo trovo profondamente sbagliato presentare chi pone questi interrogativi come un nemico della libertà. Noi non siamo contro la libertà. Siamo contro una falsa idea di libertà che lascia sola la persona davanti alla sofferenza e poi le offre la morte come soluzione.""Questa non è liberazione. È l'ammissione di una sconfitta dello Stato"."Se una persona non può curarsi perché non ha soldi, se deve aspettare mesi per una prestazione sanitaria, se non trova assistenza, se è sola o si sente un peso, la nostra prima risposta non può essere: "sei libera di morire". La risposta deve essere: 'ti aiutiamo a vivere'"."La più grande libertà che possiamo garantire a una persona fragile non è quella di morire, ma quella di non sentirsi costretta a morire perché non trova più un posto, una cura, un'assistenza o una speranza nella società.""Zaia può chiamarla libertà. I Radicali possono chiamarla autodeterminazione. La sinistra può chiamarla progresso. Io la chiamo con il suo nome quando manca un'alternativa reale: una scelta condizionata.""E davanti a una scelta condizionata, lo Stato non dovrebbe accompagnare la persona verso la morte. Dovrebbe rimuovere le condizioni che la stanno spingendo verso la morte.""Questo è il vero punto della battaglia politica sul fine vita: non costruire uno Stato che rende più facile morire, ma uno Stato che renda più possibile vivere. Perché una società che davanti alla fragilità offre prima di tutto la morte non è una società più libera. È una società che ha smesso di credere che ogni vita meriti di essere accompagnata, curata e sostenuta."

Nota della Redazione

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