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Politica Nazionale

Crisi di Governo, Rampelli (VPC-FDI): normalizzare l’Italia, l’unico governo forte lo dà il popolo

Di Redazione ASI 15 Luglio 2022 – 18:55 2 min di lettura

(ASI) “I nodi sono venuti al pettine. Noi non abbiamo la fissazione per le elezioni, vogliamo semplicemente normalizzare l’Italia. Questo sarebbe il quarto governo nato dal 2018 senza il voto popolare. Ricordo che i problemi ci sono stati sin dall’inizio perché il Capo dello Stato non volle dare nemmeno un mandato perlustrativo al centrodestra che aveva vinto le elezioni e ora ci troviamo con chi le perse - il Pd - al potere. Dovrebbero cambiargli nome e aggiungere una P, PDP, partito del potere”.

E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervistato sulla crisi di governo.

“Sembra strano in Italia – ha aggiunto - ma una crisi in democrazia la deve risolvere il popolo con un voto, non oligarchi, consorterie o eurocrazie, speculando sullo spread, mettendo in campo dichiarazioni sfacciate di Goldman Sach’s.
L’impressione è che alcuni partiti, sapendo di non vincere le elezioni, tendano a modificare le regole per puntare a un pareggio: il risultato ideale per far governare i vari Monti, Conte, Draghi. Ora faranno carte false per restare in piedi, devono fare le nomine e gestire i soldi europei, mica quisquilie. Non hanno a cuore le famiglie e il lavoro. A coloro che vogliono completare l’opera e tornare all’ingovernabilità strutturale facendo la legge elettorale proporzionale - unica a garantire il pareggio permanente - ricordo che gli italiani hanno scelto con un referendum il sistema maggioritario. Hanno deciso di scegliere partito, coalizione, presidente del Consiglio e programma. Invece dal 2011 in poi abbiamo avuto un gran numero di esecutivi non decisi dai cittadini, li hanno chiamati governi forti ma gli unici governi forti nelle democrazie vengono scelti dal popolo. Gli altri sono governi fantoccio, cavalli di Troia dentro i quali si nascondono i nemici dell’Italia”.
“Con Lega e Forza Italia governiamo ovunque, li abbiamo esortati a lasciare l’esecutivo per dare finalmente una possibilità in più agli italiani.

Infine interpellato sulla morte di Eugenio Scalfari, Rampelli ricorda: “Al liceo andavo con il Secolo d’Italia e la Repubblica in tasca. Perché Repubblica era un quotidiano giovane e curioso, si è guastato col crescere. Era una figura prismatica con tante sfaccettature. Un protagonista della storia italiana anche se aveva idee opposte alle mie. Apprezzai da ragazzo talune inchieste sulla nuova destra nascente in Italia e le sue aperture verso la Nouvelle Droite francese, era curioso di capire se sarebbe mai nata in Europa una destra senza torcicollo. Ricordo un monumentale articolo che sembrava scritto da noi sul ritorno della destra studentesca a Valle Giulia e l’editoriale di Giuliano Ferrara sull’uccisione di Paolo Di Nella, per noi rappresentò la fine di un incubo, una guerra civile strisciante e mai dichiarata che ci vedeva sempre discriminati. Poi magari il giorno dopo- ha concluso- ci davano dei picchiatori… Mille facce, appunto”.

Nota della Redazione

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