Evitare il rischio di innescare un gioco pericoloso ed una lotta tra regioni che non porterà nessun risultato concreto

«Siamo di fronte al pericolo reale di nuovi enormi ritardi nella messa in opera del piano vaccini e nel supporto all’emergenza sanitaria in corso»

(ASI) Roma -  Il Presidente del Sindacato Nazionale Infermieri denuncia: «Leggiamo i due bandi voluti da Borrelli e ci mettiamo letteralmente le mani nei capelli. Prima di tutto vengono esclusi ancora una volta gli infermieri dipendenti e ora addirittura quelli privati: anche chi, tra loro, ha tempo e possibilità di mettersi a disposizione per garantire le vaccinazioni. Siamo di fronte alla brutta copia del bando nazionale di Arcuri. Ora le Regioni non fanno altro che tentare di mettere una toppa raffazzonata per coprire le lacune del sistema. Ma lo vogliamo capire o no che alla fine gli infermieri disoccupati sono troppo pochi e che non saranno in grado di coprire i numeri necessari a sopperire all’emergenza vaccinale? E soprattutto, il caso dell’Umbria e del Molise, offrire a un infermiere 26 euro lordi, quasi la metà di quanto proposto per un medico, appena 4 euro in più rispetto a un operatore socio sanitario: abbiamo un solo commento in merito. Vergogna!».

«Solo fumo negli occhi e nulla altro. Un gioco pericoloso si sta consumando a discapito della salute degli italiani e sulla pelle degli infermieri, la colonna portante di questo sistema sanitario, ridotto a brandelli, e di questi 12 mesi di pandemia. Leggendo il contenuto dei due recenti bandi messi in atto dalla Protezione Civile, in Umbria e in Molise, ci rendiamo conto di come, di fronte ai continui decessi di professionisti della sanità, di fronte al perdurante contagiarsi del personale sanitario, nessuno di coloro a cui è riservato il “privilegio” del potere decisionale, in questo caso il Commissario Borrelli, ha imparato la lezione. Nessuno osa guardare in faccia alla realtà. Siamo di fronte alla brutta copia del bando Arcuri, non ho alcun timore a dirlo. In carenza di un efficace piano nazionale, ora la palla che scotta è passata in mano alle Regioni che non fanno altro che ripetere lo stesso tragico errore del piano nazionale vaccini, limitando le domande per accedere al bando della protezione civile ai soli infermieri che non hanno un rapporto di lavoro nè con il pubblico nè con il privato. Avete capito bene! Sia Umbria che Molise escludono quel personale già dipendente dell’ssn, sia i dipendenti pubblici che quelli privati, anche chi, tra questi, avrebbe la possibilità ed il tempo per mettersi a disposizione.

Dove stiamo andando? La coperta è corta! Vi siete chiesti perché da settimane le domande degli infermieri al bando Arcuri siano ferme a quota 3900? E dove li troviamo quei 12mila professionisti che accettano le condizioni offerte dalle agenzie incaricate? Ma non è finita. Perchè ora, con il crollo del progetto del numero uno di Invitalia, ci pensano le Regioni a ingarbugliare le acque, facendo credere ai cittadini che siamo di fronte a un fervido impegno per trovare infermieri. Ma laddove Arcuri ha fallito, accadrà inevitabilmente lo stesso anche per Umbria, Molise e altri territori dove si consumerà la medesima vergogna!»

Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Sindacato Nursing Up, non ha dubbi: «Stiamo sparando a salve, stiamo consumando colpi a vuoto che non centrano il bersaglio, mentre il tempo trascorre inesorabile a discapito della salute degli italiani. 

Ci viene da chiederci, se tra gli stessi 3900 che hanno risposto al Bando Arcuri, non ci siano già i colleghi che si proporranno per il bando del Molise o dell’Umbria. Poi esiste il problema delle altre regioni, quelle che intanto stanno facendo i loro bandi, applicando semplicemente il contratto della sanità, quindi senza prevedere il rimborso dei 1000 euro che prevedono di dare sia in Molise che in Umbria. Ci pare ovvio che quei pochi infermieri che ci sono in circolazione tenderanno a spostarsi verso le regioni che pagano di più, o verso chi farà bandi analoghi, lasciando in tal modo scoperte le regioni che applicano semplicemente il contratto nazionale della sanità. 

Ma che Babele è questa?

Così le Regioni “si morderanno” la coda l’una con l’altra, in un pericoloso gioco al massacro, dove la coperta sarà sempre corta da un lato o da un altro. 

Perchè, signori miei, senza assunzioni a tempo indeterminato e senza coinvolgimento di infermieri dipendenti, non saremo mai in grado di sopperire alla mancanza di professionisti necessari per mettere in atto il piano vaccini per arrivare all’immunità di massa.

Ma dove pensate poi che andremo a finire se in Umbria offrono 26 euro lordi a un infermiere, quasi la metà di quanto propongono a un medico, rispetto ad appena 4 euro in più, con tutto il rispetto, per un operatore socio sanitario? Alla faccia della valorizzazione della nostra professione! 

C’era davvero bisogno di questi bandi della Protezione Civile, riservati alle Regioni, brutta copia di quello di Arcuri? Per arrivare a cosa se non le briciole?

42 ore a settimana per gli infermieri, mentre il bando Arcuri ne proponeva 38: in ogni caso questa gente dovrebbe lavorare anche di più di quanto prevede il contratto dei dipendenti della sanità pubblica, cioè 36 ore: e addirittura i bandi mettono anche in preventivo la possibilità di fargli fare straordinari, come se 42 ore fossero poche!  Ma ci rendiamo conto?

Se volete davvero che possa avvenire una svolta nella gestione dell’emergenza sanitaria, cominciate a immaginare che questi mille euro non siano un rimborso spese, ma siano inseriti con un meritevole aumento di stipendio per gli infermieri impegnati al fronte!

Perché qui si palesano ancora una volta irresponsabilità e autolesionismo. Mentre nella palude, in attesa di essere tirati fuori dalla melma, ci sono gli italiani, nel pieno di una emergenza sanitaria che continua a flagellare centinaia di vite umane ogni giorno».  Conclude la nota del sindacato Nursing Up.

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