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Politica Nazionale

Referendum. Candiani (Lega Nord) : “Riforma che toglie potere al popolo. Se vince il “SI” l’Italia sarà sottomessa a banche ed U.E. ”.

Di Cenusa Alexandru Rares 1 Dicembre 2016 – 06:41 3 min di lettura

Candiani(ASI). Intervista esclusiva per Agenzia Stampa Italia gentilmente concessa dal senatore Stefano Candiani della Lega Nord, sulle ragioni del “NO” espresso dalla Lega Nord al referendum costituzionale.


- Senatore Candiani, ci potrebbe spiegare perché “NO” alla riforma costituzionale proposta dall’esecutivo Renzi?
Perché non si può modificare la costituzione per togliere ai cittadini il diritto di votare chi va a far le leggi. Questa modifica, che viene fatta passare come una riduzione dei costi della politica, piuttosto che una facilitazione della complessità della burocrazia, ha invece un'unica grande matrice che è togliere ai cittadini la scheda elettorale per il senato. Il senato continuerebbe ad esistere, ma non sarebbe più eletto su indicazione dei cittadini, ma su indicazione dei partiti, dai consiglieri regionali tra i consiglieri regionali. Questa è una forma di “non” democrazia.
- Si potrebbe parlare in un certo senso di una riforma che porterebbe ad una sorta di autoritarismo?
Autoritarismo è una parola grossa. Ma certamente quello che toglie potere al popolo non è democrazia. Questa è una riforma della costituzione che elimina i poteri delle autonomie locali. Che va a ridurre in maniera fortissima le possibilità dei cittadini di poter contare sia con il comune che con le regioni nei confronti di uno stato che invece accentra tutto, fino ad arrivare alla famigerata clausola di supremazia. Si tratta di una regola che consente al governo di potersi sostituire in qualsiasi materia e sulle scelte anche per le comunità locali. Significa molto semplicemente che non ci sarà più la possibilità di dialogare per la scelta di una discarica, piuttosto che per un inceneritore, piuttosto che per qualsiasi altro intervento che lo stato definirà prioritario. Questo è il governo che si mette d’accordo con le lobbies. Quello che noi non vogliamo. Deve essere invece la gente a scegliere, ed in democrazia è il popolo che conta.
- Nello stesso referendum, così come da quesito proposto, ricordiamo che è presente una clausola che vincola l’Italia alle decisioni dell’Unione Europea. Questo significa che il governo stesso sarà posto sotto il controllo delle istituzioni europee?
In effetti è molto peggio. Viene definito in maniera netta e precisa che l’Italia sottomette tutta la propria legislazione all’Unione Europea. Se oggi gli italiani decidessero di attivare, come hanno fatto i britannici, l’articolo 50 dei trattati alla base dell’Unione Europea, potrebbero esercitare un diritto che è quello di recesso. Se invece si inserisce in costituzione, e questa modifica dovesse andare a buon fine purtroppo, avremo un vincolo costituzionale dell’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, e addirittura di sottomissione a tutte le regole comunitarie. Quello che noi non vogliamo è che venga a mancare la possibilità del popolo di scegliere e di decidere. Con questa nuova modifica della costituzione, se dovesse andare malauguratamente a buon fine, avremo un vincolo addirittura costituzionale che impedirebbe che accada in Italia ciò che è accaduto in Gran Bretagna, ciò che il popolo si esprima decidendo il proprio futuro. Questo significherebbe sottomettere l’Italia a regole drammatiche come il fiscal compact, cioè una forte stretta fiscale, piuttosto che quello che abbiamo già sperimentato con Banca Etruria e le altre banche, ovvero il bail-in, che abbiamo visto quanto sono state drammatiche per il sistema delle banche e per i risparmiatori. L’Europa che vogliamo è l’Europa dei popoli e non l’Europa delle banche. Questa riforma costituzionale sottomette l’Italia e gli italiani all’Europa delle banche.
- Si potrebbe dire che quindi si tratta di un cambiamento dal quale non ci sarebbe possibilità di ritorno?
Questo purtroppo sta nelle stesse regole con è costruito il nuovo senato, perché continuerebbe ad esistere il bicameralismo paritario, ed ogni modifica costituzionale dovrebbe passare per due volte alla camera e per due volte al senato. La differenza rispetto ad ora è che il senato non sarebbe più eletto dai cittadini. Quindi un senato di nominati dai partiti politici e tra i consiglieri regionali che sostanzialmente impedirebbe qualsiasi modifica in termini di democrazia per il popolo.


Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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