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(ASI) "Sconcerta l'atteggiamento pilatesco assunto dall'ex ministro dell'Interno Mancino".

Lo dice il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che aggiunge: "Rispondendo alle domande degli avvocati di parte civile nel processo per le stragi del '93, Mancino ha detto di aver appreso dalla stampa, e quindi per caso, della revoca del carcere duro per 140 boss nel novembre del '93". "Non avremmo motivi per non credere a Mancino, ma la sua deposizione lascia senza parole- sottolinea Gasparri- il ministro dell'Interno non sapeva nulla di una decisione tanto grave presa da un altro ministro del suo stesso governo, tra l'altro in una situazione cosi' drammatica per l'Italia. E' francamente impossibile credere che la mano destra non sapesse quanto si compiva con la sinistra. Mancino stesso ha ammesso che c'era l'attenzione di tutti, anche sua, per la misura restrittiva e lui stesso era convinto che le stragi avessero come movente proprio il desiderio della mafia di veder revocato il provvedimento. In quel contesto, in quegli anni di paura, come e' possibile che Mancino non abbia parlato ne' con Conso ne' con il capo del governo Ciampi di questi timori?". "Non voglio neanche immaginare cosa sarebbe accaduto se questa mancata comunicazione e condivisione di decisioni cosi' gravi fosse accaduta a parti inverse, con un governo di centrodestra- prosegue Gasparri- anche lui, poi, non vuol sentir parlare di trattativa, ma non esclude che possano esserci stati contatti con i boss. Ma non fa nomi. Dobbiamo uscire dal limbo nel quale continua a galleggiare la verita' della storia di quegli anni, del perche' fu revocato il 41 bis e chi effettivamente ne fosse a conoscenza".

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