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(ASI)Il progetto di un collegamento stradale, o autostradale che colleghi Venezia a Monaco di Baviera esiste già da mezzo secolo. Suggestivo, d’ispirazione tedesca, in chiave europeista, è sempre rimasto fermo nel cassetto. Vari sono i motivi: dall’ostilità del territorio, alla sostenibilità ambientale; dalle lobbies delle infrastrutture alle difficoltà di finanziamento. Si è parlato a lungo di autostrada, ma questa volta, sarebbe diverso: si tratterebbe di un collegamento tra le valli, in grado di sfruttare la viabilità già esistente; si spingerebbe sotto il Monte Cavallino (da traforare) per dieci chilometri sboccando nella valle di Lienz, senza passare minimamente per l’Alto Adige. Un valico internazionale del tutto Veneto quindi, che sarebbe già sul tavolo, con planimetrie, fotografie, rilievi e relativi costi.

 

Questo progetto finanziario, che sta per giungere nel tavolo delle grandi opere (con la partecipazione di Grandi lavori Fincosit spa, Impresa Mantovani, Maltauro), prevedrebbe il prolungamento dell’attuale passante Alpe Adria (già finanziato a gennaio, con lavori che partiranno nel 2014) da Macchietto di Perarolo di Cadore al Comune di Comelico Superiore. Questo “terzo valico” sarebbe lungo 40 km circa e il costo sarebbe di poco superiore al miliardo di euro.

Dopo il valico di Brennero e quello di Tolmezzo, quindi, si passerebbe senza l’Alto Adige, traforando il Monte Cavallino, alto 2689 metri. Questa sarà la difficoltà maggiore, in quanto, oltre alla difficoltà nel lavoro stesso, si necessiterà di contributi austriaci. Il progetto prevede il pagamento di un pedaggio lungo tutta la strada, escludendo i residenti in Cadore.

Altresì, utilizzando le strade già esistenti, con opportuni interventi, si eviterà l’ostacolo della Convenzione delle Alpi, impedente l’attraversamento dell’arco alpino con nuove arterie di (grande) comunicazione. La nuova intervalliva quindi arriverebbe a Padola, per poi proseguire verso Dobbiaco oppure realizzare il traforo del Cavallino. Sempre ascoltando le ragioni altoatesine.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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