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(ASI) Sbagliato sottovalutare una norma e non prevedere le drammatiche conseguenze che la stessa potrebbe avere anche se mascherata da semplice manifesto delle buone intenzioni.

 

La proposta di Legge sulle politiche di genere e nuove relazioni tra uomini e donne è un'assurdità che prevede la suo interno ovvietà ma anche norme  che violano l'uguaglianza dei cittadini nelle pari opportunità di accesso al mondo del lavoro e l'elementare criterio di merito. Da un lato si creano riserve indiane che non premiano l'universo femminile ma lo deprimono dall'altro si mettono paletti che lungi dal premiare il merito fanno della donna un oggetto  da racchiudere in archivi ed elenchi che favoriscono minoranze ideologiche e non persone fuori dagli schemi. In atto c'e anche un movimento nazionale che prevedendo una presenza obbligatoria di donne pari ad un terzo nei CdA pubblici ha di fatto aperto la strada non alla selezione dei migliori ma al premio verso le compiacenti ed adulatrici (spesso se non sempre del maschio forte). In Umbria si vuole ora riservare addirittura il 50 per cento degli spazi pubblici alle donne creando un cortocircuito istituzionale che produrrà non l'e migliori classi dirigenti ma meccanismi di successione corporativa e dinastica.  A questo si aggiungono norme allucinanti come l'incentivo all'assunzione di donne che sostituisce i criteri di reddito, ampiezza del nucleo familiare e professionalizza' .

Il tutto condito da perle di ovvietà come condanna della violenza sulle donne o promozione della salute delle stesse. In Umbria abbiamo Presidente di Giunta regionale e Vice donne, presidenti di ordini professionali, responsabili sindacali, dirigenti, Sindaci, Assessori, direttori di giornale donne.

E' un insulto alle loro capacita' una simile normativa. Ma soprattutto è un insulto a tutte le donne di buona volontà e capacita'  che non hanno bisogno di pseudo leggi di infimo livello per affermarsi nella vita.

 

 

 

 

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