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(ASI)E’ di pochi giorni fa la notizia delle 12 perquisizione domiciliari effettuate dalle forze dell’ordine nei confronti  di attivisti No Tav, i quali sono indagati, per gli scontri del 10 luglio scorso, ai sensi dell’ art 280 del codice penale con l’accusa di “attentato per finalità terroristiche o di eversione dell’ordine democratico”.

Si tratta di un salto di qualità nella repressione della lotta No Tav da parte della Procura di Torino, la prima volta che una tale accusa viene mossa nei confronti del movimento che legittimamente sta contrastando la realizzazione di un opera dalla dubbissima utilità. Il significato di quest’operazione è quello di intimorire ancora prima di prevenire il diffondersi della resistenza locale e nazionale all’opera, proprio quando sta per essere assemblata la  “Talpa”, ossia la grande fresa che dovrà scavare il tunnel geognostico del T.A.V. ad Autunno.

Innanzitutto per comprendere le ragioni del NO, è fondamentale delineare un dato: i treni ad A.V. (alta velocità) hanno un costo di manutenzione e ammortamento all'incirca triplicato rispetto alle linee convenzionali. Di conseguenza affinchè l'opera sia positiva dal punto di vista dell'economicità e degli introiti di gestione e funzionamento necessita di un numero elevato di passeggeri e ciò è possibile quando sono protagoniste città di qualche milione di abitanti, poste a una distanza tra i 300 e i 500 km e con una pianura in mezzo, possibilmente poco abitata ( es. Parigi- Lione). L'Italia presenta condizioni negative e opposte a quelle richieste, quali un'elevata e diffusa urbanizzazione e caratteristiche orografiche sfavorevoli.

Per questo motivo nei decenni passati, nel nostro paese, si è preferito puntare su pendolini che viaggiano in binari già esistenti.

Il segmento Italia-Francia ( richiesto dall'Europa) è già esistente ed è costituito dall'autostrada Frejus (A32) e dalla ferrovia Torino-Modane (c.d. Linea storica), ammodernata ,quest'ultima, nel dicembre 2010. Si tratta di due infrastrutture con grandi capacità di trasporto ancora non sfruttate a pieno. Negli ultime 10 anni la quantità di merci scambiate tra i valichi alpini del nord-ovest sono calate fortemente. La ferrovia del Frejus nel 2008 era al livello degli anni 50 (dati provenienti dai rapporti Alpifret Observatoire des trafics marchandises transalpins – agenzia euro-svizzera per il monitoraggio del traffico merci -). Uno studio della Commissione Europea a sostegno della costruzione del T.A.V. si basa sull'ipotesi inverosimile di un aumento dei transiti ferroviari delle merci tra l'Italia e la Francia di circa 6 volte da qui al 2030, mentre negli  ultimi 10 anni è sceso di oltre il 40 %.

L’altro aspetto critico relativo alla costruzione dell’opera è rappresentato dai danni che provoca all’ambiente e alla salute.  Le serpentiniti rappresentano il  litotipo più diffuso nella bassa Valle Susa  e nonostante esse siano rocce potenzialmente amiantifere la possibilità di disperdere l’amianto nella zona circostante non viene presa seriamente in considerazione dal progetto. Inoltre verrebbe insidiato fortemente l’equilibrio idrogeologico con la probabilità di perdita di sorgenti , altrettanto grave sarebbe l’impatto sulla fauna e sulla flora locali determinate dall’inquinamento acustico e atmosferico frutto dei crescenti traffici di materiale trasportati da grossi camion.

Il costo dell’opera stimato preventivamente che graverà sulla finanze pubbliche è di circa 12-13 miliardi, ma poiché lo Stato italiano non ha attualmente queste disponibilità dovrà necessariamente accedere a mutui bancari, che con i successivi interessi  faranno lievitare la cifra. Il T.A.V può facilmente trasformarsi in una immensa mangiatoia delinquenziale e quindi in una formidabile occasione di ingrasso delle mafie e delle imprese degli amici di amici come dimostrano le aziende coinvolte nella realizzazione della tratta Torino-Lione: - CMC (Cooperativa muratori e cementisti): cooperativa rossa che ha avuto come ex-amministratore Pierluigi Bersani già soggetta a un’indagine per turbativa d’asta per il primo appalto dell’Expo 2015 a Milano. Partecipa ad altri progetti altrettanto discutibili come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la costruzione della base militare americana Dal Molin a Vicenza,  lo Stretto di Messina e la base militare di Sigonella in Sicilia.

-LTF (Lyon-Turin Ferroviaire): Responsabile della realizzazione dell’opera, vanta un direttore generale, Paolo Comastri, condannato nel 2011 in primo grado per turbativa d’asta nell’ambito della gara per la direzione dei lavori per il tunnel esplorativo della Torino-Lione.

-Rocksoil s.p.a : fondata da Giuseppe Lunardi, ex ministro delle Infrastrutture e dei trasporti nel Governo Berlusconi dal 2001 al 2006, il che fa pensare a un “leggero” conflitto di interessi.

-Impregilo: è il general contractor del progetto Torino-Lione e si compone del gruppo Benetton, Ligresti e  gruppo Gavio . Marcello Gavio il capo di quest’ultimo gruppo, morto nel 2009, è stato latitante nel 92-93 per sfuggire a un mandato di cattura nei suoi confronti per presunte tangenti relative alla costruzione dell’Autostrada Milano-Genova. Il reato è andato poi in prescrizione. Salvatore Ligresti invece è una vecchia conoscenza dell’inchiesta Mani Pulite, arrestato durante la stagione di Tangentopoli e attualmente soggetto a numerose indagini.

L’adesione trasversale al progetto da parte delle principali forze politiche del governo , dal Pd a Scelta Civica al Pdl, e  la militarizzazione della zona mostrano ancora una volta quale siano le priorità di una certa classe dirigente, che nuovamente sostituisce le esigenze reali del paese con quelle dei soliti noti in un gioco molto simile a quello delle tre carte. E come nelle tre carte anche qui si nasconde una trappola.

Gabriele Toccaceli - Agenzia Stampa Italia

 

 

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