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(ASI) Poche settimane fa abbiamo simbolicamente occupato la sede del Partito Democratico per esorcizzare il senso diffuso di umiliazione che veniva dai nostri militanti e da chi semplicemente si riconosce nel PD per i comportamenti spregiudicati portati avanti nelle istituzioni della Repubblica durante passaggi delicati e cruciali della nostra storia politica e non solo.

Sentivamo la necessità di non stare in silenzio sperando che la nottata sarebbe passata in fretta e di non voltarci dall’altra parte facendo finta di non vedere. Sentivamo la necessità rappresentare i tanti che hanno dato fiducia al Partito Democratico e che in quelle ore si sentivano smarriti e disorientati. Sentivamo la necessità di protestare: protestare contro il correntismo esasperato ed organizzato in maniera militare, il fatto che si accetti di essere presentati, in pubblico e sulla stampa, con cognomi di altri (D’Alemiani, Fioroniani, Renziani, Bersaniani) o di una data corrente e non come rappresentanti del PD.

Protestare contro chi vuole il Partito Democratico come un eterno incompiuto, un partito precario, soltanto una stazione di passaggio invece che la meta di un lungo viaggio, un partito che non riesce a raggiungere le sue piene potenzialità perché ancora ostaggio di nostalgici che preferiscono sentirsi ex- o post- dei vecchi partiti.

Ma dopo una prima fase, irrinunciabile, di protesta è arrivato il momento di passare alle proposte. E ne abbiamo tante da fare.

Per questo abbiamo deciso di racchiudere in un documento che parla di noi, della drammatica fase attuale, della nostra società e delle nostre idee per costruire un PD migliore di quello che abbiamo visto in questi giorni.

I temi affrontati sono molti, dalla partecipazione con i Consigli di Quartiere, all’apertura del partito verso l’esterno con le sedi dei nostri circoli aperte alle iniziative dei cittadini e vissute casa di tutti, disponibili anche ad ospitare ed offrire spazi alle associazioni locali. Ma anche il nostro rapporto con la rete e i social network che deve essere, improrogabilmente, differente e più moderno.

Chiudiamo con un’ultima questione, anche se di massima importanza e assolutamente necessaria per pacificare finalmente il PD: il prima possibile è necessario andare a congresso e, finalmente, scegliere. Ma stavolta non dobbiamo scegliere le persone, non dobbiamo di nuovo dividerci e dare il via ad una nuova “guerra civile” per mozioni. Scegliamo le idee non i nomi. Per questo chiediamo a tutti e chiederemo in tutte le sedi preposte che il prossimo congresso si svolta per tesi e non per mozioni, così da poter scegliere i programmi e i progetti su cui ricostruire il Partito Democratico, non solo una persona che lo guidi scartando ogni altra proposta che emerge in base ad una mozione.

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