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(ASI)  Nella relazione 2012 dei Servizi Segreti relativa alla politica dell'informazione per la sicurezza consegnata al Parlamento, gli analisti rilevano che la situazione di recessione economica, avvertita pesantemente dalla maggior parte degli italiani, porta al rischio di un’intensificazione delle contestazioni nei confronti di esponenti del governo e personalità di rilievo istituzionale, nonché rappresentanti di partiti politici e sindacati considerati non sufficientemente impegnati nella difesa dei bisogni emergenti.

Inoltre, in prospettiva persiste il pericolo che "un eventuale aggravamento dello scenario congiunturale, elevando i sentimenti di allarme nella popolazione, possa costituire fattore di aggregazione e generalizzazione del dissenso, favorendo l'azione delle frange che mirano alla radicalizzazione dell'offensiva sociale".

Per cui, secondo i Servizi segreti italiani, "L'incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa ed innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità di inserimento ai gruppi antagonisti già territorialmente organizzati per intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità". I Servizi Segreti  mettono in risalto la minaccia  anarco-insurrezionalista, che rimane “estesa e multiforme”, in grado di tradursi in una “gamma di interventi” che potrebbero comprendere anche “attentati spettacolari”.

Gli agenti segreti sottolineano come, se la situazione economica non dovesse migliorare, ci sia il rischio concreto di un “innalzamento delle tensioni sociali”.

Nell'attuale scenario di crisi, un altro aspetto molto inquietante emerge dalla relazione annuale dei servizi segreti. Un fattore che è strettamente  correlato all’acuirsi della recessione economica e il frutto della politica dell’austerità e che viene percepito come uno spregiudicato attacco portato da gruppi esteri e dalla speculazione finanziaria che hanno come uno fra i principali obiettivi  il saccheggio a bassissimo costo dell’apparato strategico industriale italiano. Infatti, nella relazione si legge: "l'azione aggressiva di gruppi esteri'" mira a "strategie acquisitive di patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali', nonché 'di marchi storici del 'made in Italy', a detrimento della competitività delle nostre imprese strategiche''. Nel mirino, spiegano gli analisti, c’è anche il tessuto delle piccole e medie imprese: "l'attenzione degli organi investigativi si è fissata sulla natura dei singoli investimenti per verificare se siano determinati da meri intenti speculativi o da strategie di sottrazione di know how e di svuotamento tecnologico delle imprese stesse con effetti depressivi sul tessuto produttivo e sui livelli occupazionali". In particolare, "alcune manovre di acquisizione da parte di gruppi stranieri se, da una parte, fanno registrare vantaggi immediati attraverso l'iniezione di capitali freschi, dall'altra sono apportatrici nel medio periodo di criticità'" specie per realtà produttive "proprietarie di tecnologie di nicchia, impiegate nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza nazionali, come pure nella gestione di infrastrutture critiche del Paese".

Per cui, in questa disamina sta la conferma che i poteri forti  e gli speculatori globali sono fortemente  interessati a condizionare i futuri indirizzi politici ed economici dell’Italia nel senso da loro voluto e a proprio esclusivo vantaggio. Infischiandosi altamente della volontà popolare.  In conclusione, non sarebbe da meravigliarsi, se questi gruppi finanziari internazionali dall’esterno facessero un salto di qualità ed utilizzassero anche mezzi terroristici per destabilizzare ancora di più la grave situazione italiana.

OcToBer - Agenzia Stampa Italia

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