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(ASI) Roma. Lettere in Redazione - L’incubo della chiusura dell’ospedale, che si ripropone ormai da anni come una minaccia costante, ora sembra concreta più che mai: a sancirla è il decreto del commissario Bondi che, con un colpo di mannaia, punta a tagliare 6 degli storici ospedali romani. Tra cui il CTO "Alesini" di Roma. Da tempo ormai i lavoratori sono in assemblea permanente per chiedere, alle istituzioni, di salvare il CTO e il futuro dei lavoratori, ma anche per tutelare le migliaia di cittadini che usufruiscono dell'importante struttura sanitaria romana, in grado di erogare 75mila prestazioni annue e 25mila accessi al pronto soccorso. “Per colpa di Monti e Bondi, diventeremo tutti vagabondi”: con questo striscione medici e infermieri accolgono i pazienti, garantendo loro comunque l'assistenza, e un gazebo informativo con volantini e megafoni fa il resto. "Resteremo qui ad oltranza - assicurano - finché non verrà ritirato il decreto". I Dipendenti del CTO sono stati anche protagonisti, insieme ai colleghi delle altre strutture sanitari pubbliche, della manifestazione del 11 Dicembre davanti la sede della Regione Lazio. L'ospedale, nonostante i tagli degli ultimi anni che hanno visto sparire 120 dei 200 posti letto e reparti importanti come Cardiologia, Chirurgia d'Urgenza e Oculistica, vanta comunque strutture di eccellenza sanitaria riconosciute in tutto il Centro Sud. Primi fra tutti i reparti dell'unità spinale, di chirurgia della mano, ortopedia e traumatologia.

Nella giornata di ieri ed oggi anche una rappresentanza del SICEL (Sindacato Italiano - Confederazione Europea del Lavoro) si sono recati presso il CTO per portare la loro solidarietà e per offrire il proprio contributo alla lotta per la sopravvivenza della struttura. Andrea Paliani, Segretario Nazionale SICEL Sanità, ha dichiarato:" E' vergognoso che una struttura dell'importanza del CTO rischi di chiudere! Il commissario Bondi e la Regione Lazio stanno distruggendo la sanità pubblica del Lazio e mettendo in pericolo eccellenze sanitarie della nostra Regione. Non possono ricadere sui lavoratori e cittadini l'incapacità dei nostri politici di risolvere i problemi della spesa pubblica. Il governo Italiano si è dimostrato ancora una volta non all'altezza della situazione e ancora una volta si è dimostrato capace solo di scaricare i problemi solo sulle spalle degli Italiani.

Il CTO e le altre strutture ospedaliere non devono e non possono chiudere. Non si può tagliare la salute e giocare sul futuro dei lavoratori. Noi del SICEL abbiamo partecipato con i nostri dirigenti ed iscritti alla manifestazione dell'11 Dicembre e ieri ed oggi abbiamo portato la nostra solidarietà ai lavoratori del CTO impegnandoci ad aiutarli nella raccolta firme, da loro organizzata, per impedire la chiusura della struttura. pur non avendo iscritti abbiamo voluto essere presenti per dimostrare che questa battaglia non è a tutela degli iscritti dei sindacati, ma a tutela di tutta la popolazione, perché il danno creato dalla chiusura del CTO si ripercuoterà su tutta la popolazione e quindi è doveroso da parte di tutti, lasciare perdere interessi di bottega e lottare con tutte le forze per impedire questo massacro sociale. Non abbiamo bisogno di bandierine da piazzare, ma di avere la soddisfazione di essere protagonisti di una lotta giusta e necessaria. Il CTO è una struttura che da 70 anni assicura l'assistenza sanitaria a migliaia di cittadini ed è fiore all'occhiello della sanità Romana, quale stupida logica politica può far pensare ad una sua chiusura? quale ottusa visione del risparmio può indurre questo governo ed una giunta regionale, per giunta dimissionaria, a pensare che per contenere le spese bisogna penalizzare i cittadini e far perdere alla città di Roma una struttura che è da anni esempio di professionalità ed efficienza?

Che la classe politica Italiana, indifferentemente dagli schieramenti, fosse incompetente ed incapace di governare lo avevamo capito da tempo, ma adesso si è superato il limite e il tutto è accaduto, mi duole dirlo, grazie anche ad un atteggiamento morbido di alcuni sindacati che avrebbero potuto, già tempo addietro, fermare il massacro. Ora tutti fanno a gara a correre al capezzale del moribondo per dimostrare la loro vicinanza, ma il tempo per salvare il malato c'è stato, e ora le chiacchiere stanno a zero. Noi come sindacato non soggetto ad influenze politiche, essendo trasversali, continueremo a lottare come abbiamo sempre fatto per difendere lavoratori e cittadini, perché bisogna impedire a tutti i costi la chiusura del CTO come bisogna impedire anche quelle del Eastman, Forlanini, Oftalmico e di tutte le strutture a rischio tagli o trasformazioni. lo dobbiamo ai lavoratori, ai cittadini e al futuro nostro e dei nostri figli."

 

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