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(ASI) Il 1 novembre la Juve ha compiuto 115 anni e non poteva festeggiare in modo peggiore. La sconfitta contro l’Inter fa riflettere e Conte dovrà lavorare moltissimo sul piano psicologico. Ci sarebbe stata una sconfitta per 1 a 0, magari nel finale, ma un 3 a 1 per come è maturato non fa stare tranquilli i tifosi bianconeri e quest’Inter fa paura.

 La netta differenza tra le due squadre è in fase offensiva, infatti con un Milito così, supportato da un altrettanto valido Palacio, forse solo il Cavani dei giorni migliori può competere, senza dimenticare i suggerimenti di Cassano (seppur ieri in ombra). La Juve senza Vucinic lì davanti non è in grado di fare nulla, Giovinco corre, s’impegna, ma si conferma ancora una volta uno non da Juve (al campionato la sentenza definitiva) e lo spettro di Del Piero si fa sentire. Quagliarella è incostante, che ogni tanto risolve le partite, ma spesso folleggia, Bendtner può creare gli spazi, ma come precisione con i piedi è a dir poco imbarazzante e poi c’è Matri retrocesso a ultimo attaccante, anche se onestamente forse sarebbe stata la scelta migliore al posto di Vucinic e non Bendtner, che convince molto poco. Il trio di centrocampo è forte, Pirlo indiscutibile, Vidal si è ricaricato, anche se pesa la palla persa con quel Guarin che forse faceva più comodo ai bianconeri di Caceres (sessione di gennaio dello scorso calciomercato) e Marchisio è parso meno preciso e incisivo, ma l’errore grave è non aver messo il giovanissimo e in forma Pogba che di sicuro avrebbe potuto dire la sua.

La difesa, la triade nazionale ha fatto benino, ottimo Barzagli e Bonucci sembra cresciuto, con Chiellini che soffre molto lo svantaggio (lo ricordiamo tutti due anni fa). Gli esterni: con Asamoah nulla da dire, anche se non ha vici adeguati (De Ceglie non convince) e sulla destra tra Lichsteiner, che perde spesso la testa, Caceres un po’ leggerino e Isla, oggetto misterioso, non c’è quel rendimento che serve. Comunque il dato inequivocabile e che boccia il mercato della Juve è che manca un bomber serio, il famoso top-player, perché vista dalle occasioni la Juve ha fatto più dell’Inter e fanno riflettere le altre partite: con il Nordsaelland due settimane fa ha fatto 33 tiri, ma un solo goal (non a caso con Vucinic), con il Bologna e il Catania ha vinto di misura pur avendo creato tantissimo e non è possibile che tutti i portieri siano fenomeni. Le uniche goleade sono state contro la Roma, che è in difficoltà e ad opera degli attaccanti con l’Udinese in dieci. Napoli e soprattutto Inter sono alla finestra agguerrite e competitive con attacchi stellari, le altre che verranno a Torino si sentiranno caricate, perché da oggi lo Juventus stadium non è più una rocca inespugnabile e il segnale sarà arrivato pure oltremanica al Chelsea in attesa di sbarcare. Nulla è ancora perso, la Juve è ancora in testa, può ancora qualificarsi per la Champion e fare addirittura meglio dell’anno scorso (non a caso ha più punti della scorsa edizione), ma servirà:

1- mantenere la concentrazione, sdrammatizzare la sconfitta e forse essere più umili e concentrati. A volte gli schiaffoni fanno bene e servono a temprare il carattere;

2- a dicembre sarà importante il ritorno di Antonio Conte, grande assente in panchina e negli intervalli, essendo capace di scuotere i suoi come nessuno e di sicuro molto meglio di Alessio;

3- spendere soldi a gennaio e prendere un fuoriclasse davanti, con un Drogba, un Villa, un Lewandosky si inizierebbe a ragionare e forse allora la Juve farebbe veramente paura a tutti. Un dato su tutti se è riuscita a imporsi senza punte, immaginate cosa accadrebbe con un bomber?

Non dimentichiamo poi che in campionato il Napoli è troppo Cavani dipendente e dietro non è irresistibile, la stessa favolosa Inter lascia ogni tanto delle voragini enormi e dietro fa svarioni incredibili e il trio delle meraviglie non può reggere tutto un campionato così, specialmente con l’Europa league che diventerà più impegnativa e con la stanchezza che si farà sentire per essere passata dai preliminari. Insomma la vera rivale della Juve è la Juve stessa, c’è una differenza enorme con l’anno scorso e cioè quello scudetto sulla maglia, che ricorda quello che c’è stato l’anno scorso e che con la testa sulle spalle, l’umiltà e l’impegno potrebbe senz’altro ripetersi.

Daniele Corvi -Agenzia Stampa Italia

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