(ASI) Le Nazioni del Nord insieme potrebbero rivelarsi un’importante realtà economica e politica – se solo riuscissero a superare il loro fiero spirito indipendentista, come sostiene in un articolo di Eirikur Bergmann, professore di scienza politica e direttore del Centro di Studi Europei all’Università di Brifost in Islanda, pubblicato pochi giorni fa dal Guardian. Lo scorso 2 novembre i leader di nove stati nordici si sono incontrati per l’annuale Nordic Council, e tra i vari temi c’è stato spazio anche per un dibattito riguardo la possibilità di creare uno stato federale Nordico.

 Fin da quando la Kalmar Union dei regni di Danimarca, Norvegia e Svezia – alla quale si aggiunsero Islanda, Groenlandia, Isole Far Øer, Shetland e Orkney – collassò nel 1523, l’idea di rinstaurare una sorta di stato sovranazionale nordico è stato coltivato. Adesso questa vecchia idea è tornata in superficie in un libro dello storico svedese Gunnar Wetterberg  presentato al Nordic Council di Reykjavík proprio in quei giorni.
Secondo Wettemberg gli stati Nordici insieme (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, con i micro territori delle Isole Far Øer, Groenlandia e delle Isole Aland) sarebbero più forti, più stabili e prosperosi rispetto allo stato attuale. Dopo che Svezia Finlandia e Danimarca aderirono all’Unione Europea nel 1995, lasciando Norvegia e Islanda nell’Efta (European Free Trade Association) e all’interno della Comunità Economica Europea che li ha portati nel mercato comune europeo, il Consiglio degli Stati del Nord è alla ricerca di nuovi obiettivi. Negli ultimi 15 anni la rottura è diventata più chiara nella cooperazione degli stati nordici: è stata depotenziata per occuparsi di questioni politiche più leggere come la cultura, mentre l’economia ed altre questioni più pesanti sono state trasferite a livello europeo.
Con degli accordi tra governi e un parlamento basato su una costituzione comune, la federazione degli stati del Nord potrebbe concentrarsi sulla politica estera e la difesa, l’economia e il mercato del lavoro e la ricerca, lasciano gran parte delle altre politiche alle autorità regionali a Copenaghen, Helsinki, Oslo, Reykjavík e Stoccolma. Wettemberg compara questo modello di federazione nordica con il modello svizzero e lo collega con la creazione dell’Inghilterra, Francia, Spagna, Germania e Italia, che lui ritiene essersi sviluppate da una situazione similare. Questa possibile federazione potrebbe avere 25 milioni di abitanti, e grazie alla propria ricchezza interna, potrebbe essere una delle più importanti economie d’Europa. Un colosso economico del genere, garantirebbe dei seggi sicuri nel gruppo del G20.
Il dibattito riguardo una possibile federazione parla direttamente  alla fiera battaglia sull’Europa che ancora è in corso negli stati del Nord. Nonostante infatti questi siano culturalmente e politicamente omogenei, gli Stati del Nord sono divisi all’interno del gruppo dei paesi Eu – e mentre Danimarca, Norvegia e Islanda stanno diventando membri della Nato, Svezia e Finlandia rimangono Neutrali. La Finlandia è l’unica tra questi paesi ad aver adottato l’Euro, e la Danimarca è rimasta a guardare da fuori i continui cambiamenti in seno all’Unione Europea e rifiuta di aderire ai parametri di Maastricht sull’euro. L’elettorato norvegese ha per ben due volte rifiutato di entrare nell’Unione Europea. Solo l’Islanda ha deciso di fare richiesta di entrata nell’Unione Europea, ma solo dopo il collasso economico subìto nello scorso anno.
In aggiunta ai valori e alle identità comuni europee come la protezione della democrazia, i diritti umani e le radici cristiane all’interno di un moderno stato nazione, gli scolari di questi paesi si identificano in tutta una serie di valori e identità nordiche. Questi includono il forte sostegno nel Welfare State e nelle alte tasse, in un corporativismo fortemente strutturato tra governi, organizzazioni preposte e società civile. Queste società sono state costruite sull’etica protestante e enfatizzano quindi l’uguaglianza, con un particolare riferimento ai diritti delle donne. Molti di questi condividono una lingua simile, e un forte sentimento nazionale può essere trovato in ognuno di questi Stati, nonostante l’altro lato della medaglia riguardi un parziale atteggiamento xenofobo. Considerate all’interno di un comune spazio culturale, le apparenti differenze in politica estera potrebbero attenuarsi.
Una federazione di stati Nordici potrebbe essere fattibile partendo da una prospettiva di economia e di sicurezza nazionale ma se è vero che il dibattito sull’Europea riguarda tutte le sue popolazioni, è anche vero che gli Stati Nordici difendono orgogliosamente la propria indipendenza. L’Unione Europea e un organismo sovranazionale di stati indipendenti che hanno messo in comune la propria sovranità in specifiche e limitate aree, ma la creazione di uno Stato Nordico porterebbe per definizione alla fine dell’indipendenza di Danimarca, Islanda, Norvegia e Svezia creando uno stato completamente nuovo. Perciò Wettemberg propone una più grande integrazione che potrebbe essere trovata nel sogno sempre più chimerico di una federazione Europea. E’ interessante il fatto che, secondo un sondaggio, il 42% degli abitanti dei cinque stati nordici supporterebbe questa idea. Ironicamente, questa proposta è stata vista di buon occhio da molti movimenti anti-Eu presenti negli stati nordici. Molti di loro infatti vedrebbero in uno Stato Nordico un’alternativa all’Unione Europea, ma Wettemberg sostiene che attualmente dovrebbe rappresentare un pilastro all’interno dell’Unione Europea. Questa sarebbe sicuramente la cosa peggiore per coloro che credono in una indipendenza di una federazione nordica fuori dall’Ue. Dopo infatti una lunga battaglia per l’indipendenza, Norvegia e Islanda finalmente guadagnarono la propria indipendenza dalla Danimarca nei primi anni del 1900, e la Finlandia si è separata dalla Svezia. Sarebbe molto difficile vederli quindi di nuovo alleati con Copenaghen o Stoccolma.

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