Dal vertice BRICS di Nuova Delhi, Xi Jinping compatta il Sud Globale ma senza chiusure
(ASI) Tra sabato 12 e domenica 13 settembre è andato in scena a Nuova Delhi, in India, l’annuale vertice generale dei BRICS, a vent’anni esatti dalla prima formalizzazione del raggruppamento delle principali economie emergenti. Il presidente cinese Xi Jinping, che ha raggiunto la capitale indiana a poche ore dall’inizio dei lavori, ha parlato di una nuova pagina nella cooperazione tra i Paesi membri, esortando i partner a svolgere un ruolo pionieristico in quattro ambiti specifici e proponendo cinque iniziative in aree strategiche. A questo proposito Andrea Fais, collaboratore di ASI, è intervenuto sulle "colonne" di Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica "In altre parole". Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell'articolo.
Si è chiuso oggi nella capitale indiana il 18° vertice generale dei BRICS. Ad un ventennio esatto dalla sua prima ufficializzazione, avvenuta a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU tra i ministri degli Esteri dei governi interessati (Brasile, Cina, India e Russia), cui quattro anni più tardi si aggiunse quello sudafricano, l’ormai celebre raggruppamento delle principali nazioni emergenti ha vissuto una nuova fase di dinamismo nel corso degli ultimi tre anni. Tra gennaio 2024 e gennaio 2025 il novero dei Paesi membri si è infatti ampliato in modo significativo accogliendo altre sei nazioni, mentre dieci hanno ottenuto lo status di partner dell’organizzazione.
Oggi i BRICS, messi insieme, rappresentano all’incirca la metà della popolazione del pianeta, il 30% dell’economia globale e il 20% del commercio mondiale, facendo del gruppo una delle realtà intergovernative più influenti in assoluto, senz’altro la più importante tra le economie emergenti, tanto che gli stessi protagonisti la descrivono nei termini di “una piattaforma utile per la consultazione e la cooperazione su questioni attuali, di rilevanza sia globale che regionale, e questioni relative alla governance politica ed economica globale”.
Ad oltre un anno di distanza dal vertice di Rio de Janeiro, focalizzato sui temi della cooperazione Sud-Sud e di una governance più inclusiva e sostenibile, la due-giorni di Nuova Delhi ha messo al centro resilienza, innovazione, cooperazione e sostenibilità. La partecipazione in presenza di Xi Jinping è stata indubbiamente uno dei principali catalizzatori del vertice di quest’anno. A meno di due settimane dal summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) di Bishkek, in Kirghizistan, il leader del gigante asiatico ha ribadito come il mondo stia assistendo a “cambiamenti mai visti prima in un secolo”, con il Sud Globale che “sta aumentando rapidamente la propria forza” e la tendenza verso un assetto multipolare “ormai inarrestabile”.
Al contempo, come ha osservato il presidente cinese, “si rafforzano le correnti contrarie dell’unilateralismo e delle politiche di potenza, il multilateralismo e l’ordine internazionale sono messi a dura prova e continuano ad ampliarsi i deficit in termini di pace, sviluppo, sicurezza e governance“. Per questo, i BRICS “dovrebbero stare dalla parte giusta della storia”, ovvero “impegnarsi ad essere pionieri dei tempi odierni, orientare l’ordine internazionale verso maggiori giustizia ed equità e lavorare insieme per costruire una comunità dal futuro condiviso per l’umanità“.
Secondo quanto delineato da Xi, l’organizzazione dovrebbe svolgere un ruolo pionieristico in quattro aspetti fondamentali: nell’avanzamento di uno sviluppo guidato dall’innovazione; nel sostegno alla pace e alla stabilità; nella facilitazione della comprensione reciproca tra civiltà; nella riforma e nel miglioramento della governance globale. Funzioni nuove, sebbene fondate su prospettive già fatte proprie dai Paesi membri, che mettono in chiaro dove i BRICS vogliono arrivare e con quale scopo.
Ricavando quest’ultimo concetto dalla dottrina di politica estera cinese, il presidente ha segnalato, tra le righe, la leadership che Pechino ricopre non soltanto all’interno del raggruppamento, ma anche tra le nazioni emergenti in generale. Un ruolo non dichiarato dalle autorità ma consolidato dai dati, che vedono la Repubblica Popolare seconda economia mondiale per PIL nominale, prima per PIL a parità di potere d’acquisto, prima per valore del commercio estero di beni, prima per investimenti in energie rinnovabili e protagonista assoluta dello sviluppo scientifico-tecnologico, con il cluster di Shenzhen-Hong Kong-Guangzhou (primo) e quello di Pechino (quarto) recentemente riconfermati tra i primi cinque al mondo nell’ultima edizione dell’Indice di Innovazione Globale (GII) realizzato dall’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO).
Assumere con decisione l’iniziativa, rafforzare la cooperazione nell’ambito dell’intelligenza artificiale (IA), incoraggiare lo sviluppo open-source, l’apertura, la collaborazione e la condivisione, nonché estendere la cooperazione pratica a nuovi ambiti e nuovi livelli: questi, non a caso, sono i traguardi che Xi ha suggerito ai partner, invitandoli a prendere attivamente parte all’Organizzazione Mondiale per la Cooperazione nell’Intelligenza Artificiale (WAICO), lanciata lo scorso luglio su iniziativa cinese e già capace di coinvolgere 29 Paesi firmatari sparsi tra Asia, Europa, America Latina e Africa.
Raggiunto un “allargamento storico”, stabilito un “quadro di cooperazione completo e multilivello” e inaugurata una “nuova fase di sviluppo di alta qualità”, ora il raggruppamento dovrà insomma guardare più in profondità. Nella mattinata di domenica, il leader della Repubblica Popolare ha proposto ai partner cinque iniziative orientate ad una “cooperazione tra i BRICS allargati” in aree strategiche: non solo l’IA, come già anticipato sabato, ma anche la facilitazione del commercio e degli investimenti, l’industria digitale, la manifattura intelligente e lo sviluppo di talenti.
In questo senso, i “BRICS allargati” dovrebbero “sfruttare i propri punti di forza, radicati nei mercati emergenti e connessi col Sud Globale, sostenere l’apertura e la cooperazione mirata al beneficio reciproco e a risultati di mutuo vantaggio, mantenere stabili e scorrevoli le catene industriali e logistiche, nonché promuovere l’integrazione dei mercati. Secondo Xi, i Paesi membri dovrebbero inoltre “costruire incubatori di innovazione, modernizzare i comparti tradizionali, sviluppare quelli emergenti e stabilire piani all’avanguardia per i settori del futuro, in modo che le nuove tecnologie possano illuminare il percorso verso la prosperità comune”.
Mentre nel mondo proseguono conflitti dagli esiti incerti e dagli effetti disastrosi, con inevitabili conseguenze sulle catene di approvvigionamento e ripercussioni sui prezzi di materie prime e altri beni, la strada indicata da Xi è una “visione di sicurezza comune, complessiva, cooperativa e sostenibile”, opposta alla mentalità da Guerra Fredda e all’idea dello scontro tra blocchi, rifiutando la violazione della sovranità di altri Stati e l’interferenza nei loro affari interni. È perciò necessario che i BRICS “partecipino costruttivamente alla risoluzione delle questioni calde”, ha detto il leader del colosso asiatico, fornendo un contributo riconoscibile per individuare soluzioni in grado di affrontare sia i sintomi che le cause alla radice dei problemi.
L’obiettivo di fondo resta il raggiungimento di una “coesistenza armoniosa” che sappia tenere insieme il rispetto per le differenze tra le diverse forme di civiltà e la capacità di apprendere gli uni dagli altri, facendo leva sui “valori comuni all’intera umanità”. La Cina, che ospiterà il prossimo vertice dei BRICS nel 2027, confida che possa aprirsi un “decennio d’oro” per il raggruppamento. I fatti ci diranno di più.
Andrea Fais - Radio Cina Internazionale (CGTN)
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