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Politica Estera

Honduras, popolo Garifuna contesta legge agroindustriale in difesa delle terre ancestrali

Di Fabrizio Di Ernesto 12 Agosto 2026 – 13:20 2 min di lettura

(ASI)Organizzazioni contadine, indigene e Garifuna in Honduras criticano fortemente la legge agroindustriale, sostenendo che questamette a rischio le loro terre ancestrali definendola“un meccanismo legale concepito per favorire gli interessi delle multinazionali a scapito dei diritti originari delle comunità” chiedendo anche l’immediata interruzione dei procedimenti penali e degli sfratti contro i difensori delle terre.

La legge per il rafforzamento e la protezione del settore agroindustriale, approvata dal Congresso Nazionale nel giugno 2026, stabilisce misure di attuazione prioritarie che sono già state invocate in violenti sfratti.

Jessica Trinidad, coordinatrice generale della Rete Nazionale delle Donne Difensore dei Diritti Umani, ha spiegato: “In base alla legge agroindustriale, ci sono stati finora due sfratti. Il primo nella comunità Garifuna di San Juan, nel nord dell'Honduras, lungo tutta la costa caraibica;il secondo sfratto è avvenuto la scorsa settimana nella comunità di Tulito, a Choluteca, nel sud del Paese. Sfratti compiuti per proteggere gli interessi economici”.

Le comunità mettono in discussione l'evidente asimmetria nell'applicazione della giustizia honduregna. Mentre lo Stato effettua sfratti nei territori ancestrali, il progetto neocoloniale Próspera sull'isola di Roatán continua a operare impunemente, nonostante la Corte Suprema abbia dichiarato incostituzionali le zone di sviluppo economico e occupazionale fin dalla loro nascita.

Miriam Miranda, coordinatrice dell'Organizzazione Fraterna Nera dell'Honduras (Ofraneh), ha criticato aspramente il doppio standard istituzionale sottolineando “ci ​​sfrattano, ma non sfrattano aziende come Próspera, non sfrattano tutti coloro che hanno nominato e che si sono impossessati dei territori dei popoli indigeni, del popolo Garifuna e del popolo honduregno”. Proprio per questo motivo Ofranehha allestito l'accampamento permanente “Per la vita del popolo Garifuna” di fronte al tribunale di Tegucigalpa, dal quale chiede la fine della criminalizzazione di cinque difensori della comunità di San Juan, Tela, accusati di usurpazione per aver difeso terre protette da una sentenza favorevole della Corte interamericana dei diritti umani.

A seguito della violenta operazione di polizia del 6 luglio 2026, il caso penale è stato arbitrariamente trasferito al Tribunale nazionale competente per la criminalità organizzata di San Pedro Sula, nel tentativo di classificare una legittima resistenza comunitaria come criminalità organizzata.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica ed ottenere risultati concreti le organizzazioni sociali hanno presentato un'iniziativa civica per promuovere un procedimento di impeachment contro il presidente del Congresso Nazionale, Tomás Zambrano, che identificano come direttamente responsabile dell'approvazione del decreto. In risposta alla mobilitazione, Zambrano ha dichiarato: “Nella loro petizione affermano di agire tramite un’iniziativa popolare, quindi faremo verificare le firme… voteremo sulla questione in base alle leggi che regolano i meccanismi di partecipazione civica e chiediamo alla segreteria di inviare la petizione all’anagrafe e di concedere loro dieci giorni per inviarci la verifica e la convalida delle firme, in modo da poter votare sulla questione”.

Nonostante i ritardi del Congresso, i gruppi popolari considerano la mobilitazione come una condanna morale del processo legislativo.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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