Martedì, 4 Agosto 2026
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Politica Estera

Il meccanismo di governance della Cina: il motore nascosto dietro il miracolo dello sviluppo

(ASI) “Che un paese grande come la Cina raggiunga in così poco tempo uno sviluppo senza precedenti nella storia, per un economista può essere considerato un miracolo”, ha dichiarato in più occasioni l'economista statunitense e premio Nobel Thomas Sargent.

Di Una Finestra Aperta 4 Agosto 2026 – 18:25 7 min di lettura

Analizzando i successi cinesi, dalla rapida modernizzazione delle infrastrutture all'eliminazione della povertà estrema, numerosi esperti di governance globale hanno individuato un fattore chiave: un sistema organizzativo estremamente efficiente, capace di mobilitare risorse e coordinare sforzi su scala nazionale. L'economista britannico Martin Jacques ha più volte sottolineato come il modello di governance cinese, basato su una struttura organizzativa capillare e disciplinata, rappresenti una delle ragioni fondamentali del suo straordinario sviluppo. Ma in cosa consiste esattamente questo sistema e come funziona nella pratica? La risposta si trova in una storia iniziata trent'anni fa, in una delle regioni più povere del paese.

Da "spiaggia arida" a "spiaggia d'oro": il miracolo di Minning

Nel 1996 il governo cinese lanciò un programma di cooperazione tra le regioni orientali e quelle occidentali dell'entroterra, affidando alla provincia del Fujian il compito di affiancare il Ningxia, una regione autonoma montuosa e arida nel nord-ovest del paese. Questa scelta fu il frutto di una decisione strategica del Comitato Centrale del Partito, basata sul principio secondo cui chi si è sviluppato per primo aiuti chi è rimasto indietro, tenendo conto del forte divario di sviluppo tra le due zone e della loro spiccata complementarità. L'obiettivo era creare un modello di coordinamento regionale replicabile che potesse servire da esempio per l'intero paese.

L'area di Xihaigu, dove sarebbe nato il progetto, era stata classificata dalle Nazioni Unite come "territorio inidoneo alla vita umana". L'anno successivo, su un terreno desolato ai margini della città di Yinchuan, venne fondato il villaggio di Minning: il nome deriva dalla combinazione dei caratteri che identificano le due zone coinvolgenti. Era l'inizio di un esperimento che avrebbe cambiato per sempre il destino di migliaia di famiglie.

Oggi, trent'anni dopo, Minning è una città moderna e prospera. Quella che era una comunità di 8.000 persone è diventata un centro urbano di oltre 60.000 abitanti. Il reddito medio annuo pro capite dei residenti è passato da meno di 500 yuan nel 1996 a oltre 20.000 yuan nel 2025. Numeri che raccontano una trasformazione epocale, resa possibile da un assetto istituzionale perfettamente oliato.

Ma come si è arrivato a questo risultato? La risposta va cercata nella struttura portante del sistema cinese: un'organizzazione di partito che penetra fino al villaggio, capace di coordinare risorse umane e finanziarie su scala nazionale. Come recita un principio cardine della dottrina organizzativa del Partito Comunista Cinese: "La forza del Partito viene dalle sue organizzazioni; le organizzazioni moltiplicano la forza". È questa la chiave di volta che ha permesso di trasformare una decisione politica in una realtà concreta.

Negli ultimi tre decenni, la provincia del Fujian ha investito 7,68 miliardi di yuan in aiuti diretti al Ningxia. Oltre 1.600 imprese sono state attratte a investire nella regione, per un capitale effettivo superiore ai 100 miliardi di yuan, e oggi quasi 6.000 imprese e attività commerciali del Fujian operano stabilmente sul territorio.

Un modello replicato su scala nazionale

Il successo di Minning non è un caso isolato. È il frutto di un meccanismo consolidato che oggi coinvolge otto province e metropoli orientali e dieci province e regioni occidentali, in un sistema di cooperazione permanente che va ben oltre gli aiuti di emergenza. Le modalità di collaborazione si sono evolute e diversificate nel tempo: "imprese orientali + risorse occidentali", "mercati orientali + prodotti occidentali", "ricerca e sviluppo orientali + produzione occidentale", "sedi orientali + basi occidentali". Sono formule che raccontano l'evoluzione di un sistema capace di adattarsi e innovarsi nel tempo.

Vale la pena notare un esempio di cooperazione tra la provincia del Jiangsu e quella dello Shaanxi. Nella città di Ankang, nel sud-ovest dello Shaanxi, le autorità locali hanno saputo soddisfare le esigenze occupazionali della popolazione trasferita dalle zone montuose, creando dal nulla un distretto industriale dedicato ai giocattoli di peluche. Oggi Ankang è conosciuta come la "capitale dei peluche", con oltre 800 imprese che producono più di un milione di giocattoli al giorno, per un valore annuo di 10 miliardi di yuan e quasi 20.000 posti di lavoro.

Ancora più significativo è il caso della cooperazione tra Guangdong e Guizhou, che ha trasformato la contea di Zheng'an nella "capitale cinese della chitarra". Attraverso un modello innovativo, "design a Macao, produzione a Zheng'an, vendita a Hengqin", l'industria chitarristica ha raggiunto un valore delle esportazioni di 248 milioni di yuan nel 2025, creando oltre 15.000 posti di lavoro.

Questi esempi dimostrano come il meccanismo di governance cinese non si limiti a trasferire fondi, ma sappia creare ecosistemi industriali completi, integrando competenze, risorse e mercati in una logica di sviluppo sostenibile. Come ha osservato il vice ministro dell'Agricoltura e degli Affari Rurali cinese Maierdan Mugaiti, la cooperazione Est-Ovest ha ormai superato la fase degli aiuti di emergenza per diventare un meccanismo stabile e di lungo periodo.

Un sistema che affronta ogni sfida

L’architettura organizzativa che ha reso possibile il miracolo di Minning è lo stesso che ha permesso alla Cina di vincere la battaglia contro la povertà estrema, la più grande nella storia dell'umanità. Attraverso un meccanismo di "fratellanza" che ha visto ogni provincia, ogni città, ogni impresa statale assumersi la responsabilità di sostenere una specifica area impoverita, la Cina è riuscita a sollevare dalla povertà 98,99 milioni di persone nelle sole aree rurali. Un'impresa che gli esperti internazionali definiscono "senza precedenti", resa possibile da una catena di comando che va dal vertice del Partito fino al villaggio, dove i quadri di base, ovvero i "nervi terminali" del sistema, traducono le direttive in azioni concrete.

Lo stesso schema si ripete in altri ambiti cruciali. Nella lotta all'inquinamento, la campagna per la difesa dell'aria, nota come "cielo blu", ha mobilitato decine di migliaia di funzionari e tecnici in tutte le province, con obiettivi precisi e scadenze tassative. Nessuna regione è stata lasciata indietro, nessuna industria è stata esentata dal rispetto delle nuove norme ambientali. Il risultato è stato un miglioramento significativo della qualità dell'aria nelle principali città cinesi in tempi rapidissimi.

Anche nel campo dell'innovazione tecnologica e dell'autosufficienza ad alta tecnologia, un obiettivo strategico per la Cina del XV Piano Quinquennale, la rete di coordinamento ha giocato un ruolo decisivo. Grandi progetti come il programma spaziale, la costruzione della rete 5G o lo sviluppo dei semiconduttori hanno beneficiato della capacità del sistema di concentrare risorse umane e finanziarie su obiettivi prioritari, coordinando università, centri di ricerca e imprese in uno sforzo collettivo.

Nel giugno del 2026, a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, si è tenuta la conferenza nazionale sul coordinamento Est-Ovest, che ha sancito il passaggio a una nuova fase: quella della collaborazione "normalizzata". Le otto province orientali e le dieci occidentali manterranno i loro rapporti di gemellaggio, con un'attenzione particolare ai territori chiave per la rivitalizzazione rurale. È la prova che il sistema non è un espediente temporaneo, ma una struttura permanente, capace di adattarsi alle nuove sfide.

Dalle campagne del Ningxia ai laboratori di ricerca di Shenzhen, dalla lotta alla povertà alla difesa dell'ambiente, il filo rosso è sempre lo stesso: un sistema organizzativo capillare, disciplinato e reattivo, capace di trasformare le decisioni in azioni e le visioni in realtà. "Le organizzazioni sono la forma, il pensiero è l'anima", recita un noto principio della governance cinese. È proprio l'unione di questi due elementi, una struttura di mobilitazione solida e una visione strategica chiara, a permettere alla Cina di affrontare le sfide più complesse con una determinazione che molti osservatori internazionali faticano a comprendere, ma che sempre più studiosi riconoscono come uno dei segreti del suo straordinario sviluppo.

La Cina, che ha appena celebrato il 105° anniversario del Partito Comunista Cinese, è il frutto di un secolo di edificazione organizzativa. Un patrimonio che oggi si traduce in capacità di governare, di pianificare, di realizzare. Ed è proprio questa capacità, nata dalla combinazione di una solida struttura di partito e di una visione strategica condivisa, a rappresentare forse l'aspetto più originale e significativo del modello di sviluppo cinese.

Una Finestra Aperta

 

 

 

*Fonte e foto CGTN https://italian.cgtn.com/2026/08/04/ARTI1785830299979598

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