(ASI) -La Commissione europea torna ad accendere i riflettori sullo stato della libertà di stampa e del pluralismo dell'informazione in Italia.
Nel Rule of Law Report 2026, pubblicato lo scorso 17 luglio, Bruxelles riconosce alcuni passi avanti compiuti negli ultimi mesi, ma individua anche una serie di questioni ancora aperte che, secondo l'esecutivo comunitario, richiedono interventi concreti. Nel capitolo dedicato al nostro Paese, Bruxelles torna a richiamare l’Italia sulla libertà di stampa, sull’indipendenza della Rai e sulle tutele per i giornalisti; la Commissione europea segnala criticità già note: nessun progresso sulla riforma della diffamazione, tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, e preoccupazioni sull’autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo.
Il documento analizza quattro grandi aree: il sistema giudiziario, la lotta alla corruzione, il pluralismo dei media e il sistema dei controlli istituzionali. Sul fronte dell'informazione, la Commissione osserva che l'Italia deve proseguire il percorso di adeguamento alle norme europee e dare piena attuazione alle riforme destinate a rafforzare l'indipendenza dei mezzi di comunicazione. Uno dei passaggi che ha suscitato maggiore attenzione riguarda la Rai, in quanto Bruxelles evidenzia "preoccupazioni" sui possibili rischi per il funzionamento indipendente e per la sostenibilità finanziaria del servizio pubblico radiotelevisivo. La Commissione prende atto dei progressi registrati sul percorso di riforma della governance aziendale, ma richiama anche il protrarsi dello stallo riguardante il processo di nomina del presidente del Consiglio di amministrazione. Secondo il rapporto infatti, diversi consulenze ricevute dalla Commissione evidenziano come l’attuale situazione non sia ancora pienamente in grado di proteggere il servizio pubblico da possibili influenze esterne. Usigrai ha sottolineato i rischi per l’indipendenza della Rai, citando tra le criticità l’assenza di un presidente, il blocco della Vigilanza e l’uso di risorse del canone per altri scopi.
Bruxelles richiama anche l'Italia sulla necessità di portare avanti la riforma della disciplina sulla diffamazione e di rafforzare le garanzie relative alla tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, che non sarebbe pienamente allineato con gli standard europei sulla libertà di stampa. Le reazioni non si sono fatte attendere: la Fnsi ha collegato la libertà dei giornalisti anche alla loro condizione economica, sostenendo che nessun cronista può essere davvero libero se è esposto a ricatti economici. L’Ordine dei giornalisti ha invece definito il quadro confermando serie criticità e richiamando la necessità di recepire le raccomandazioni Ue.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia



