I dati del primo semestre confermano la Cina quale porto sicuro in un mare burrascoso

China H1(ASI) Pochi giorni fa sono stati pubblicati i dati macroeconomici cinesi relativi al primo semestre di quest’anno. Oltre i numeri positivi registrati dalla produzione industriale, trainata in particolare dai settori ad alto contenuto tecnologico, spiccano le cifre provenienti dalle dogane. Il commercio estero si conferma in ottima salute, trainato dalle importazioni. A questo proposito, Andrea Fais, collaboratore di Agenzia Stampa Italia, è intervenuto su Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica “In altre parole”. Proponiamo di qui seguito la versione integrale dell’articolo.

Nei giorni scorsi l’Ufficio Nazionale di Statistica cinese ha pubblicato i dati relativi all’andamento dell’economia nazionale nel primo semestre dell’anno. Tra gennaio e giugno, il tasso di crescita del PIL si è attestato al 4,7%, pienamente in linea con l’obiettivo fissato dal governo per l’intero 2026, raggiungendo un valore di 69.570,4 miliardi di yuan, pari a 10.280 miliardi di dollari. La produzione industriale a valore aggiunto delle imprese con fatturato annuo di almeno 20 milioni di yuan è aumentata del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, trainata in particolare dalla manifattura hi-tech (+13,3%) e dalla produzione di attrezzature (+9,3%).

Molto positivi sono anche i numeri del commercio estero, che forniscono più di un’indicazione sulle dinamiche interne. In una congiuntura internazionale segnata dall’estrema volatilità delle catene di approvvigionamento, in particolare per la difficile situazione mediorientale e la perdurante crisi nello Stretto di Hormuz, nei primi sei mesi le esportazioni cinesi hanno registrato un incremento del 13,4% e le importazioni addirittura del 22,1%, per un interscambio di beni complessivo pari a 25.470 miliardi di yuan, ovvero il 16,9% in più su base annua.

Tra le principali voci dell’export cinese, i prodotti meccanici ed elettronici hanno raggiunto un valore di 9.360 miliardi di yuan, in aumento del 20,1%, coprendo il 63,5% delle vendite totali all’estero. I prodotti di alta tecnologia provenienti dal colosso asiatico compiono un balzo in avanti del 39%. Si tratta di un segnale molto importante, che conferma la spinta, sempre più decisiva, dell’innovazione grazie ai risultati raggiunti dal Paese nel decennio precedente sulla base del piano ‘Made in China 2025′. È tuttavia l’import ad attirare maggiormente l’attenzione degli osservatori per due ragioni principali, connesse tra loro: la conferma della ripresa della domanda interna e la ritrovata fiducia delle imprese straniere per il mercato dei consumi cinese.

Dopo che Pechino ha messo in pratica una strategia di diversificazione per disinnescare i dazi statunitensi, annullandone gli effetti più impattanti, la visita di Donald Trump in Cina a maggio ha contribuito a rasserenare ulteriormente il clima e a fare maggior chiarezza nell’ambito delle relazioni bilaterali, dando seguito all’intesa siglata tra le parti a Busan nel mese di ottobre, quando era stato deciso di sospendere per un anno tutte le misure restrittive e le rispettive contromosse adottate dai due Paesi nel corso del 2025.

Se un accordo definitivo non dovesse essere raggiunto entro la fine di quest’anno, l’economia cinese potrà comunque dormire sonni relativamente tranquilli. Nel primo semestre risultano infatti in netto aumento gli scambi commerciali con il resto del mondo, a partire dall’Africa (+19,6%), che dallo scorso primo maggio sta beneficiando dell’esenzione dei dazi per i propri beni in ingresso nella Repubblica Popolare, e dall’America Latina (+16,2%), dove i cambiamenti politici interni non sembrano al momento scalfire le relazioni col gigante asiatico. Seguono i Paesi partner dell’Iniziativa Belt and Road (+14,8%), che coprono il 50,9% degli scambi totali con un valore di 12.970 miliardi di yuan, e l’Unione Europea (+10,2%).

Restringendo lo sguardo al bimestre maggio-giugno, le statistiche fornite dalle dogane rivelano che dai 53 Paesi africani con cui Pechino intrattiene relazioni diplomatiche sono in forte ascesa le spedizioni di frutta tipica, come avocado (+130% su base annua), mele (+89,6%), arance (+27,9%) e pompelmi (+11,9%). Anche le esportazioni verso la Cina di prodotti ittici e materie prime tessili provenienti dal Continente hanno registrato una crescita a due cifre, beneficiando del nuovo regime tariffario. La tendenza in atto nel flusso di scambi commerciali con l’Africa è indicativa per tutti gli altri. I prodotti di eccellenza, sempre più ricercati dai consumatori, sono destinati a trasformarsi in una delle carte più efficaci che le aziende straniere possono giocarsi sul mercato cinese.

Nel corso degli ultimi dieci anni il governo si è impegnato alacremente per favorire il miglioramento dell’offerta di beni e servizi in risposta alle esigenze di un ceto medio in costante crescita, che entro la metà della prossima decade dovrebbe toccare quota 800 milioni di persone. Se sul piano interno le nuove politiche fiscali hanno significativamente ridotto il carico d’imposta a beneficio delle imprese, soprattutto quelle piccole e medie, consentendo loro di investire maggiormente in innovazione, qualità e formazione, per quanto riguarda l’apertura all’esterno grandi eventi fieristici come la CIIE di Shanghai, la CICPE di Haikou e la CISCE di Pechino hanno facilitato l’accesso al mercato cinese per tanti operatori stranieri interessati a promuovere prodotti e servizi di fascia medio-alta in quello che è il secondo maggior mercato al mondo in termini di spesa per consumi finali. Nel primo semestre di quest’anno, le vendite al dettaglio di beni e servizi sono cresciute del 2,7% su base annua, coi beni di consumo che hanno totalizzato un valore di 24.872,2 miliardi di yuan.

A questo proposito, proprio lunedì scorso, le autorità hanno presentato per la prima volta una strategia quinquennale (2026-2030) interamente dedicata all’espansione dei consumi: una questione esplicitamente elevata a priorità strategica. “Con i consumi ormai diventati motore principale della crescita economica cinese, il piano è pensato per rafforzare questo slancio sbloccando il pieno potenziale del vastissimo mercato interno, ottimizzando la struttura dei consumi e migliorando le condizioni di vita della popolazione attraverso misure mirate”, viene spiegato nell’introduzione. “Sebbene di natura interna, tali sforzi hanno profonde implicazioni al di fuori dei confini del Paese, essendo potenzialmente in grado di ridefinire i modelli del commercio globale e creando nuove opportunità per le imprese internazionali", prosegue il testo.

Questo piano quinquennale dedicato va così ad affiancarsi al più vasto 15° Piano Quinquennale di Sviluppo Socio-Economico, approvato nel marzo scorso, integrandolo e approfondendone uno dei temi salienti. Obiettivo dichiarato dalla leadership cinese è quello di aumentare il dato delle vendite al dettaglio dei beni di consumo, passando da 50.120 miliardi di yuan, raggiunti nel 2025, a 60.000 miliardi di yuan entro il 2030. L’anno scorso i consumi hanno contribuito alla crescita del PIL cinese per il 52% del totale ma, come viene sottolineato dagli analisti, la domanda interna presenta un potenziale ancora in parte inespresso. Pechino vuole ora sprigionarlo per aprire una nuova fase proiettata al 2035, quando la Cina dovrà aver completato la modernizzazione socialista del sistema paese su molteplici fronti.

 

Andrea Fais - Radio Cina Internazionale (CGTN)

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