(ASI) In Argentina, dopo l'approvazione del disegno di legge sulla riforma del lavoro da parte del Senato, ora l'attenzione si sposta alla Camera, dove verrà discussa la proposta fortemente voluta dal governo ultra liberista di Javier Milei; una proposta che include modifiche al trattamento di fine rapporto, l'eliminazione degli straordinari, l'indebolimento della contrattazione collettiva e restrizioni al diritto di sciopero.
In pratica come già accaduto in Italia con il “Pacchetto Treu” voluto da Prodi e la “Legge Biagi” con Berlusconi si punta a rendere il lavoro sempre più precario parlando di modernizzazione. A questo proposito, la maggioranza di governo sta lavorando per portare il dibattito in aula entro la fine della prossima settimana, sebbene con un margine di manovra maggiore a causa della proroga della sessione straordinaria fino al 28 febbraio.
La piattaforma Latfem sostiene che "si tratta di un progetto su misura per le esigenze dei grandi gruppi economici - che vedono i sindacati e le leggi sul lavoro come un ostacolo agli investimenti e alla crescita economica - che riduce le tutele per chi ha un impiego formale e ignora completamente la realtà dei lavoratori informali (circa 5,6 milioni di persone, secondo i dati Indec) e dell'economia informale.
Modifiche al congedo per malattia: per i congedi per malattia o gli infortuni non sul lavoro, il pagamento dello stipendio è ridotto al 50% se l'assenza deriva da un'attività di volontariato rischiosa, o al 75% se non deriva da un'attività di volontariato rischiosa.A questo proposito, il Ministro della Deregolamentazione e della Trasformazione dello Stato, Federico Sturzenegger, ha dichiarato che “se ti sei infortunato giocando a calcio, ti sei assunto la responsabilità attiva e il datore di lavoro non c’entra nulla; in tal caso, è del 50%”, giustificando la misura come uno strumento per “ridurre le infinite assenze per malattia” e combattere quelli che ha definito “abusi”, soprattutto per quanto riguarda i congedi per motivi psichiatrici.
In merito alla paga la riforma introduce il concetto di “stipendio dinamico” che prevede un di retribuzione più flessibile, con variabili basate su produttività, performance o risultati attraverso accordi o accordi “volontari”.
La riforma del lavoro inoltre propone di sostituire l'attuale sistema di indennità di fine rapporto con un Fondo di assistenza al lavoro (Fal), un meccanismo che consente alle aziende di versare il 3% degli stipendi dei propri dipendenti a un fondo che verrà utilizzato per pagare le future indennità di fine rapporto. In pratica lo Stato smetterebbe di riscuotere i contributi dei datori di lavoro e li destinerebbe alla copertura dei costi dei licenziamenti. In pratica, lo Stato finanzierebbe parte del costo dei licenziamenti nel settore privato.
Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia




