Morte Evgheni Prigozhin, Le riflessioni del saggista ed analista politico, Lorenzo Valloreja. 
(ASI) Riceviamo e Pubblichiamo - << "Conosco", la Federazione Russa ed il popolo russo, in maniera diretta, da almeno 6 anni, e più passa il tempo più mi rendo conto di quanto, questo grande Paese abbia delle incredibili analogie con l'Italia e ancor di più con il meridione e la propria gente.                                                                                      

Anzi se vogliamo dirla tutta, i russi per temperamento, stile di vita e visione del mondo, sono dei veri e propri napoletani, solo, con più mezzi ed infinite risorse.

E questa loro similitudine con la nostra gente è alla base dell'amore che loro hanno per l'Italia, la nostra storia, la nostra lingua e tutto ciò che è italiano: veramente Mosca è la terza Roma!

E tutte queste assonanze fanno si che, la Russia, condivida con l'Italia non solo le cose positive, ma anche quelle negative, ivi comprese una criminalità molto persistente e potente unitamente ai tanti, troppi, misteri e casi irrisolti che hanno segnato e segnano tuttora la storia di queste due Nazioni.

L'ultimo accadimento che senz'altro allungherà la lista dei tanti misteri poc'anzi citati sono le morti di Evgheni Prigozhin e Dmitri Utkin, il primo il patron della Wagner ed il secondo il comandante militare di questa moderna compagnia di ventura.

In occidente, appena saputa la notizia, un coro unanime si è levato indicando il Presidente Putin quale mandante, mentre, dall'altra parte della barricata, nessuno vede il Putin colui che abbia orchestrato un simile fatto, anzi, usando le parole del Presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko: "Putin è una persona calcolatrice, molto calma e persino lenta. Quindi non riesco a immaginare che sia stato lui, che sia colpa di Putin, se non altro, sarebbe un lavoro poco professionale".

Fa piuttosto rabbrividire e riflettere, invece, la dichiarazione del Presidente Ucraino, Volodymyr Zelensky, il quale commentando la prematura scomparsa di Prigozhin ha proferito le seguenti parole: "Quando l'Ucraina si rivolgeva agli altri Paesi per gli aerei, non era questo che avevamo in mente, ma anche questo aiuterà. Non abbiamo nulla a che fare con quanto accaduto, penso che tutti sappiano di chi si tratta".

Si noti bene che l'affermazione di Zelensky: "Non abbiamo nulla a che fare con quanto accaduto" fa paio con la medesima dichiarazione rilasciata in occasione del sabotaggio dei gasdotti Nordstream1 e 2 dove il leader ucraino disse: "Io sono il Presidente e di conseguenza do io gli ordini. Niente del genere è stato compiuto dall'Ucraina. Non agirei mai in quel modo." Quindi di cosa dobbiamo stupirci?

La battuta sarcastica poi: "Quando l'Ucraina si rivolgeva agli altri Paesi per gli aerei, non era questo che avevamo in mente, ma anche questo aiuterà" indica psicologicamente e chiaramente due cose:

  1. La soddisfazione per aver eliminato un personaggio che, per gli ucraini, è un criminale di guerra e che, difficilmente sarebbe stato consegnato al Tribunale Internazionale dell'Aja;
  2. La scomparsa di Prigozhin e Utkin, da un punto di vista cinico e pratico, aiuterà evidentemente il processo di pace poiché né Kiev, né l'Occidente, potranno più permettersi di giudicare o estradare questi due cittadini russi, tra l'altro eroi nazionali in quel di Mosca, togliendo così da ogni imbarazzo il Cremlino, in una eventuale trattativa di pace.

Chi è stato dunque?

Molto probabilmente, con certezza, non lo sapremo mai!

A chi faceva comodo la loro scomparsa?

A tutti e nessuno!

Ma si sa, se è vero che il caso non esiste è altrettanto vero che la volontà di Dio può fare dei giri strani e imperscrutabili dei quali si comprendono il disegno anche dopo diversi secoli.

Perciò, facendo seguito alle tante similitudini con i diversi misteri italiani, la morte di Prigozhin, per analogia aeronautica, mi fa venire in mente, ad esempio:

  • Alla fine, durante la Seconda Guerra Mondiale, di Italo Balbo, quadrumviro della Marcia su Roma, critico fin dalla prima ora verso i tedeschi e abbattuto sui cieli di Tobruck dalla contraerea italiana, per il quale, a tutt'oggi, non sappiamo se ciò avvenne per errore od espresso ordine del Duce;
  • Alla morte di Enrico Mattei, grande dirigente d'azienda che rilanciò l'ENI contro gli interessi delle "7 Sorelle" e degli Stati Uniti, del quale, se è vero che sappiamo essere precipitato a Bascapè, ignoriamo ancora oggi se ciò sia avvenuto per dolo o cause fortuite e qualora vi fosse stato un mandante chi sia costui.

Anche in questi due casi la scomparsa dei sopraddetti personaggi contribuì di molto a mutare la storia in atto.

Nel primo caso per la condotta del conflitto italiano in Nord Africa, nel secondo per il ridimensionamento del ruolo dell'Italia nel Mediterraneo.

Con la morte di Prigozhin e Utkin la storia avrà certamente una brusca accelerazione e se da un lato farà piacere agli ucraini mentre ha gettato nello sconforto più totale la maggioranza dei russi, tra chi conta, in Russia, potrebbe paradossalmente risultare utile perché, la scomparsa dei vertici della Wagner:

1.       Trasformerebbero questi due uomini in "Martiri della Causa": un esempio da seguire ed emulare verso la vittoria finale contro l'Ucraina;

2.       Porrebbe definitivamente ed ufficialmente, l'organizzazione di Prigozhin sotto l'autorità dell'esercito russo;

3.       Eviterebbe nel modo più assoluto una eventuale candidatura di Prigozhim alle elezioni presidenziali russe del 2024, un eventualità, quest'ultima, che qualora si fosse risolta con la salita al Cremlino dell'ex "Cuoco di Putin" avrebbe di certo isolato a livello internazionale il Paese;

4.       Chiuderebbe definitivamente la querelle circa i presunti crimini di guerra perpetrati dai russi.

Ora, come detto, se dietro queste importanti scomparse vi sia veramente la mano dell'uomo e la volontà di qualcuno, noi non siamo in grado di dirlo, sta di fatto, però, che se ci voltiamo indietro e guardiamo ciò che ci ha tramandato la storia, possiamo vedere in essa la volontà di Dio perché se Hitler, ad esempio, è riuscito a sopravvivere a ben 42 attentati alla propria vita - prima che egli stesso si suicidasse nel bunker, a Berlino, il 30 aprile del 1945 - vuol dire che questa sua invulnerabilità non poteva essere solo frutto del caso, ma di qualcos'altro che solo gli stolti non vogliono riconoscere.

La storia, in quel caso, è andata così come doveva andare.

Allo stesso modo, la morte di Prigozhin, come quella di ognuno di noi, è avvenuta solo perché così doveva accadere.

C'è chi ne trarrà beneficio e chi invece ne avrà nocumento, ma questo lo scopriremo solo in futuro.

Comunque sia, per tutti gli uomini, Prigozhin compreso, che la terra sia sempre lieve >>.

Così dichiara  in una nota il saggista ed analista politico, Lorenzo Valloreja. 

 

 

 

 * Si ringrazia il dottor Lorenzo Valloreja per la concessione della foto.

 

 

 


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