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Politica Estera

Kirghizistan: le prospettive alla luce del voto

Di Andrea Fais 19 Ottobre 2010 – 13:24 2 min di lettura
Grande incertezza a Bishkek

Il martoriato Paese del Kirghizistan si è lentamente ripreso da qualche settimana, dopo il golpe dell'Aprile scorso, e i continui scontri tra sostenitori e detrattori del deposto ex Presidente Kurmanbek Bakyev, proseguiti durante questa estate nelle città meridionali della Valle del Fergana, culminati nella tragedia umanitaria che ha visto coinvolti i numerosi membri delle comunità uzbeke, costretti a fuggire dal territorio kirghizo per rifugiarsi nella vicina nazione d'origine.
Le elezioni dello scorso 11 Ottobre hanno costituito un momento di parziale e ritrovata serenità oltre che un test politicamente molto importante. I dati sono stati molto emblematici: con una media del 56% di affluenza, il Partito Nazionalista, Ata Jurk, guidato dall'ex Ministro Khamchybek Tashiev, ha ottenuto la maggioranza relativa, smentendo gan parte delle previsioni, che vedevano favorito il partito della Presidente ad interim del Governo Provvisorio, la socialdemocratica Roza Otumbayeva. Ma il dato più sorprendente è senza dubbio l'alto numero di liste presentatesi a questa corsa elettorale (quasi 30 partiti), una quantità impressionante soprattutto se messa in relazione con la bassissima cifra demografica del Paese (circa 5.300.000 abitanti), a dimostrazione dell'enorme frammentazione sociale e politica, di cui ancora risente la popolazione.
Il successo, ottenuto con un dato risicatissimo (appena l'8,6%) lascia aperte molte questioni. Anzitutto, visti i ristrettissimi margini di distanza (il partito socialdemocratico di Atambayev ha raggiunto l'8%, mentre il partito conservatore di tendenze filo-russe, guidato da Kulov, si è consolidato al 7,1%) sarà necessario instaurare un governo di coalizione, che risolva in via parlamentare le principali questioni che coinvolgono Bishkek.
I riflessi geopolitici di questo voto sono tutti da verificare ed è molto difficile azzardare ipotesi, nell'intricata tela dell'Asia Centrale. Basti pensare che questa nazione, pur lontana anni-luce dai primati energetici del vicino Kazakistan o del confinante Uzbekistan, mantiene un'importanza strategica e militare di primo piano, per il controllo logistico sull'intera area regionale, che, ricordiamolo, si affaccia in un territorio che coinvolge fondamentali aree di confine con Russia, Cina e Afghanistan. Sono soprattutto le due basi militari di Kant (russa) e di Manas (statunitense) a convogliare l'interesse delle principali potenze mondiali sulla situazione kirghiza. L'indirizzo internazionale che prenderà l'avvio dal nuovo Governo sarà dunque decisivo per gli equilibri strategici dell'intero continente eurasiatico.
Nota della Redazione

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