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Politica Estera

Incontrando gli indignados a Perugia

Di Marco Petrelli 29 Dicembre 2011 – 00:00 3 min di lettura

(ASI) Perugia. In sosta per una notte nella centralissima piazza della Repubblica. Tende, cartelloni, mappe improvvisate con le quali mostrano le tappe del loro straordinario viaggio: da Madrid a Bruxelles, da Nizza a Perugia, poi giù fino a Bari e l'imbarco per la Grecia. Sono gli indignados, verrebbe da dire quelli veri, molto distanti dai lanciatori di sampietrini ed estintori visti in Ottobre a Roma, questi ultimi professionisti del caos e della guerriglia urbana, sovente al soldo di qualche sigla della sinistra antagonista.


Anche i miei interlocutori sono di sinistra, ma rappresentano altre idee ed hanno un diverso modus operandi degli 'er pelliccia' che, in due settimane, hanno popolato prime pagine di network e giornali.
Un caffé caldo scioglie ristora e aiuta la conversazione. Il ragazzo di fronte a me, Massimiliano, ha l'aria stanca di chi ha viaggiato a lungo, dormendo in rifugi occasionali ed arrangiandosi per un mese e più.
L'accento è del sud, l'aspetto, le parole e i pensieri di chi considera il mondo la sua patria. Per dirla con le parole del grande poeta americano Ezra Pound "la mia patria è laddove si combatte per la mia idea".
Massimiliano è lucido nell'esporre tesi ed obiettivi del movimento degli indignati: lotta al potere bancario e ad un libero mercato che, insieme all'economia, controlla anche politica e sopravvivenza delle nazioni e dei loro popoli. Poi la questione migratoria, il diritto di potersi spostare in cerca di una vita migliore senza dover incappare in norme rigide, controlli, cpt.

Massimiliano, da quanto sei in cammino?

A Novembre abbiamo lasciato Madrid e ci siamo diretti verso Bruxelles. Poi Parigi e Nizza; in Italia Parma, Reggio Emilia, Bologna e Firenze. A Gennaio contiamo di essere a Roma.

Avete avuto qualche problema durante il percorso?

In Francia la polizia non va per il sottile, malgrado il nostro sia un movimento pacifico, lontano da logiche di violenza e prevaricazione. In Italia una multa a Bologna per esserci accampati in luogo pubblico.

Quale l'atteggiamento delle persone nei vostri confronti?

Come intuibile un atteggiamento molto vario, a seconda di chi ti trovi di fronte: da chi solidalizza a chi mostra insofferenza. Le autorità ci prendono i documenti più volte al giorno, manco si fosse terroristi.

Gli chiedo se potrà mai esserci una saldatura tra aree della sinistra e della destra anti capitalista. Conveniamo sul fatto che l'Italia sia un paese ancora troppo ideologizzato per sperare in un qualcosa di simile. Massimiliano mi spiega che i recenti fatti di Firenze magari potrebbero gettare qualche ombra sulla destra; dal canto mio gli rispondo che l'episodio di Casseri non è dissimile da chi monopolizzò la loro marcia del 15 Ottobre.
Saper essere obiettivi e trovare un consenso che vada al di là delle posizioni e delle barriere prettamente ideologiche: ecco, questo concetto pare poterci avvincinare, malgrado  intervistatore ed intervistato provengando da esperienze e posizioni non in linea le une con le altre.

Massimiliano invita me e la mia collega alla marcia, anche se per pochi chilometri e per poche ore. Momenti di condivisione di tematiche e problemi che non riguardano pochi soggetti la Collettività tutta.
Se doveste vederli accampati nelle vostre città non abbiate timore. Sono pacifici ed educati. Non danno problemi e non infastidiscono. Anzi, avvicinatevi e chiedete loro di raccontare la storia di un movimento spontaneo subito affossato da media in cerca di scoop e da qualche teppista in crisi ormonale.
Fautori dell'ordine e rvoluzionari della domenica non disturbateli: serietà e passione mal si conciliano con la stupidità, con la grettezza e con il fanatismo di chi, già incapace di vedere i problemi della propria realtà, crede di potersi arrogare il diritto di contestare o monopolizzare qualcosa che neanche lontanamenta potrebbe mai comprendere.

Nota della Redazione

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