Stati Uniti, elezioni di medio termine: Biden sul filo del rasoio

(ASI) Washington – Mancano poco meno di tre settimane al giorno in cui i cittadini americani saranno chiamati a esprimersi sulla composizione di una parte consistente del Congresso.

L’8 novembre le elezioni di medio termine riguarderanno il rinnovo di tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e di 35 senatori su 100. Inoltre, 36 Stati federali su 50 designeranno i propri governatori. Si tratta di un appuntamento elettorale di grande rilevanza, che i colleghi di partito del presidente Joe Biden rischiano clamorosamente di perdere.

La situazione, infatti, si presenta molto complicata. Al momento i Democratici detengono la maggioranza del Congresso, tuttavia le cose potrebbero presto cambiare in maniera significativa. Alla Camera, per assicurare la continuità di governo essi devono mantenere almeno 218 seggi ma i sondaggi più recenti gliene attribuiscono solo 205, contro i ben 211 dei Repubblicani. Stessa storia in Senato, dove per poter legiferare senza temere colpi bassi è richiesto il controllo di almeno 51 scranni. In base alle rilevazioni i Repubblicani ne conquisterebbero 20, staccando di otto punti gli avversari, fermi ad appena 12 scranni.

Relativamente all’amministrazione degli Stati federali, le intenzioni di voto lasciano intendere che i Democratici non riusciranno a eleggere più di 14 governatori su un totale di 36. L’area centro-settentrionale del paese – in primo luogo California, Colorado, Connecticut, Illinois e New York – dovrebbe conservare la tradizionale vocazione democratica. Al contempo, i Repubblicani non si aspettano grandi sorprese in contee centro-meridionali come Alabama, Arkansas, Idaho, Iowa, Ohio, South Carolina, South Dakota, Texas, Wyoming.

Secondo un’analisi della CNN, sono diversi gli Stati in cui si giocano le sfide più interessanti e rappresentative, le competizioni all’ultimo voto. In Arizona, la ricca e sviluppata Phoenix è abitata per lo più da colletti bianchi repubblicani fedeli a un sistema economico altamente tecnologico. A loro, però, fa da contraltare la significativa presenza di cittadini latinoamericani, un grande blocco pari 19% dell’elettorato, che promette battaglia.

In Georgia, nel 2018 il repubblicano Brian Kemp ha sconfitto Stacey Abrams grazie a soli 55.000 voti. Oggi, i due sono pronti a contendersi di nuovo la carica di governatore, con la stessa grinta della scorsa tornata. Kemp ha alle spalle una convinta obiezione alle dichiarazioni di Donald Trump responsabili del violentissimo assalto al Campidoglio. La Abrams, dal canto suo, da anni si batte per far riconoscere pienamente il diritto di voto alle minoranze. Se stavolta la spunterà, sarà la prima governatrice di colore nella storia degli Stati Uniti.

 

La roccaforte democratica della Pennsylvania, residente nelle aree urbane di Filadelfia e Pittsburgh, deve vedersela con un’opposizione forte soprattutto nelle zone rurali. Nella contea che per sei elezioni consecutive ha incoronato presidenti democratici, il procuratore generale Josh Shapiro gareggia per un posto da governatore contro il senatore repubblicano Doug Mastriano, uno dei maggiori sostenitori del rovesciamento dell’esito delle votazioni del 2020 in nome di Trump.

In Nevada, i Democratici si sono aggiudicati ogni tornata presidenziale sin dal 2008, seppur con un margine via via più risicato. La scintillante Las Vegas, cuore pulsante della contea, sembra preservare il proprio orientamento politico. Lo Stato federale, tuttavia, è obbligato a fare i conti con i postumi dell’emergenza da Covid-19, che ha colpito duramente l'industria del turismo. Nelle periferie e nelle aree rurali, i candidati repubblicani sono pronti a dar battaglia.

Nel 2020, Biden è riuscito a strappare a Trump il Wisconsin per meno di un punto percentuale. Oggi, il governatore Tony Evers affronta l'uomo d'affari repubblicano Tim Michels, noto per le sue aggressive invettive in favore di Trump e per le veementi contestazioni ai risultati delle scorse elezioni presidenziali. Per quanto riguarda la sfida al Congresso il democratico Mandela Barnes, incline a tagliare in modo corposo i fondi destinati alle forze di polizia, è in corsa per un seggio al Senato contro Ron Johnson. Il conservatore è conosciuto per le sue dichiarazioni controverse sulla pandemia da Covid-19 e per le impacciate giustificazioni date all’inaudito assalto al Campidoglio.

È un’America scossa quella che si prepara alle elezioni di medio termine, disorientata dal conflitto in Ucraina e dalla conseguente esplosione dei prezzi delle materie prime, messa in difficoltà dallo scoppio della pandemia da Covid-19 e dalle gravi ricadute sull’economia, sconcertata dalle incessanti sparatorie nelle scuole o lungo le strade delle città, spaventata dal rinvigorirsi dei flussi migratori presso il confine con il Messico.

In campagna elettorale il presidente Biden ha messo in guardia dal radicalismo degli avversari, avvertendo: “Non me ne starò inerme, non permetterò che i Repubblicani attuino politiche estremiste in tutto il paese". Il riferimento è alla tutela dei diritti umani fondamentali, a cui i Democratici si stanno dedicando con particolare attivismo. A tenere banco è la delicata questione dell’aborto, dopo che la Corte suprema di nomina trumpiana ha di fatto smantellato la storica sentenza Roe, togliendo la possibilità alle donne di ricorrere alla pratica nella quasi totalità dei casi. “Se vinceremo, ecco la mia promessa: la prima proposta di legge che invierò al Congresso codificherà a livello nazionale la sentenza Roe. E quando il Congresso la approverà, io la firmerò" ha esclamato solenne il presidente.

I Repubblicani, dal canto loro, imputano a Biden di perdersi in dibattiti puramente teorici, disinteressandosi delle questioni pratiche impattanti sulla vita quotidiana delle persone. Incolpano il governo in carica di aver intrapreso una politica economica fallimentare. Lo biasimano per essersi concentrato fin troppo sulle vicende estere trascurando gli affari interni. A tal proposito, il capo dei Repubblicani alla Camera Kevin McCarthy ha criticato aspramente il continuo supporto finanziario a Volodymyr Zelensky e l’invio di armi a Kyiv: "Ci troveremo presto in recessione. La gente non accetterà di firmare altri assegni in bianco all'Ucraina". La deputata di estrema destra Lauren Boebert ha rincarato la dose: “La corsa alle spese dei Democratici non finisce mai. Biden deve capire che noi siamo gli Stati Uniti, non un bancomat al servizio degli altri".

“In vista delle imminenti elezioni i cittadini hanno una priorità su tutte: il portafoglio” spiegano Andy Sullivan e Sarah Slobin di Reuters. Secondo il recente sondaggio condotto dall’agenzia di stampa inflazione, lavoro ed economia risultano essere le principali criticità che affliggono la nazione. La maggior parte degli intervistati si ritiene più povera rispetto all’anno precedente, dichiara di rivolgersi con maggior frequenza a negozi e marchi meno cari e di minor qualità, sostiene di aver attinto ai risparmi personali pur di pagare le bollette. La percentuale di chi si affida ai Repubblicani per combattere l’inflazione e migliorare l’andamento dell’economia è superiore di ben 10 punti rispetto a chi conta sui Democratici.

In una congiuntura complessa che sta ridisegnando drasticamente gli equilibri globali, Joe Biden rischia di perdere il controllo di entrambe le camere al Congresso. Se l’8 novembre i Democratici perderanno, sarà assai difficile per l’attuale presidente portare avanti la legislatura senza dover scendere a dolorosi compromessi con i Repubblicani.

Marco Sollevanti – Agenzia Stampa Italia

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