(ASI) Il "Board of Peace" di Donald Trump ha trovato a Roma un ostacolo inaspettato: non la mancanza di volontà politica, ma la forza della legge. Mentre il governo Meloni, legato da una storica affinità con il leader della Casa Bianca, cercava una via diplomatica per aderire al nuovo assetto di Gaza, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dovuto porre un freno netto. Il motivo?
La nostra Costituzione. L'Articolo 11 impedisce all'Italia di partecipare a organismi internazionali che non garantiscano condizioni di parità tra gli Stati: un "Board" presieduto a vita da un singolo leader straniero è, per l'ordinamento italiano, semplicemente irricevibile.
Questo "No" tecnico di Roma si intreccia paradossalmente con la resistenza spirituale e politica del Cardinale Pierbattista Pizzaballa. Se l'Italia si ferma davanti ai commi costituzionali, il Patriarca di Gerusalemme si ferma davanti alla coscienza della storia. Pizzaballa ha smontato la narrazione del "miliardo di dollari" necessario per sedersi al tavolo, ricordando che la dignità di un popolo non è una merce di scambio e che la pace non si amministra come una corporate governance
Il contrasto è totale. L’Italia di Tajani e Meloni, pur offrendo disponibilità per l’addestramento della polizia palestinese, rifiuta il ruolo di "socio di minoranza" in un club privato. Pizzaballa, dal canto suo, rifiuta l'intera logica di un piano che esclude i volti per guardare solo ai portafogli. In questa insolita convergenza tra la Carta del 1948 e il Vangelo, il piano Trump - resta un bene non in vendita.
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